Sottosegretari del governo Draghi: chi ha vinto e chi ha perso

di Giuseppe Alberto Falci e Marco Galluzzo

Sottosegretari del governo Draghi: chi ha vinto e chi ha perso

ROMA — Li aveva lasciati a bocca asciutta con i ministri, decidendo in totale autonomia, loro hanno provato a rifarsi, e in parte ci sono riusciti, con i sottosegretari.

È stato anche un estenuante tira e molla quello fra Mario Draghi e i partiti, la ricerca di un equilibrio delicatissimo fra correnti, ambizioni personali, rivendicazioni fra esponenti meridionali e del Nord, la questione centrale della parità di genere. Alla fine le donne sono 19, quasi la metà, ma alcuni partiti avevano disatteso le indicazioni del capo del governo presentando delle liste con quasi soli uomini.

Ci è voluta anche una sospensione di quasi un’ora del Consiglio dei ministri per mettere tutte le caselle a posto. E sembra che a un certo punto sia stato lo stesso Draghi a prendere la penna, tracciare una linea, e dire «ora basta, la lista è completa». Nei giorni scorsi aveva comunque avvertito che la parola ultima sarebbe stata la sua: «Tutte le vostre richieste sono comprensibili e legittime, devo prendere in mano il dossier, ma non posso sbilanciarmi».

Un attimo dopo la nota di Palazzo Chigi è scattato il gioco dell’interpretazione: chi ha vinto e chi ha perso?

Fra Pd e Cinque Stelle si storce il naso per il bottino di Forza Italia: due caselle strategiche per la storia del berlusconismo, una all’Editoria (Giuseppe Moles) e l’altra alla Giustizia (Francesco Paolo Sisto). Ma anche in questo caso c’è stato un piccolo incidente: il posto di Moles era stato assegnato a Giorgio Mulè, oggi portavoce azzurro di Camera e Senato ma in passato direttore di Studio Aperto e di Panorama. Insomma troppo legato al Cavaliere per i Cinque Stelle, che si sono messi di traverso, bollandolo in Cdm come «un dipendente del Biscione».

E mentre il centrodestra è alle prese con il caso Udc, che minaccia di uscire dal gruppo di Forza Italia dopo i no a Binetti e Saccone, in casa del Pd si sono scaricate tutte le lotte intestine fra le correnti.

È stato sacrificato Andrea Martella, sottosegretario uscente all’Editoria, vittima di uno scontro sotterraneo fra Zingaretti e il ministro Orlando. Lo stesso Orlando che avrebbe «perso» altri esponenti di riferimento della sua area, a cominciare da Antonio Misiani, viceministro uscente al Mef, dove adesso il Pd schiera Alessandra Sartore, assessore al Bilancio della Regione Lazio e donna di fiducia del segretario Nicola Zingaretti. E nel gioco delle quote è finita anche Assuntela Messina, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione e Transizione digitale, data in quota Michele Emiliano, presidente della Puglia. Insomma un incastro di correnti e bilancini in cui entra anche Marina Sereni, confermata viceministro alla Farnesina, molto vicina a Dario Franceschini e alla sua area, ma che lascia il Pd senza rappresentanti al ministero dell’Interno e alla Giustizia.

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