Crisi di governo, o numeri veri o niente reincarico

Trenta minuti non è il tempo di un colloquio lungo, anche perché in fondo c’era poco da dire che già non sia stato detto. Però è un tempo sufficiente per chiarire come Sergio Mattarella intenderà orientarsi in questa gestione della crisi. E se la domanda è se intenda reincaricare Conte per la terza volta in tre anni, la risposta è che l’incarico sarà dato a chi è in grado di garantire una “maggioranza coesa” con un “programma definito”. Il che rende non scontato che possa ottenerlo se, nelle prossime 48 ore, non ci sarà un fatto politico nuovo, in termini di certezze numeriche e di chiarimenti politici.  

Ecco, diciamola con un buon livello di semplificazione e di chiarezza: è impensabile che, nel corso del faccia a faccia tra il premier dimissionario e il capo dello Stato, si sia parlato, nello specifico, del destino di Conte in modo esplicito: il “che cosa” dovrebbe fare l’uno per tornare a palazzo Chigi e le intenzioni dell’altro. È invece piuttosto ovvio che sia stato ricordato, con eleganza istituzionale, il contesto generale entro cui sarà gestita la crisi. E cioè ci si atterrà, in una vicenda che ha già registrato picchi di fantasia politica, incertezze, dilatazioni dei tempi oltre ogni soglia consentita dal momento che vive il paese, al rigore di una consolidata prassi istituzionale.

Con la salita (e la ridiscesa) di Conte al Colle, la crisi passa nelle mani di Mattarella. Da palazzo Chigi al Colle. Cambia cioè regia, baricentro, grammatica. Chi immagina una sorta di gioco di sponda per arrivare al Conte ter, sbaglia. Il capo dello Stato ascolterà i partiti, nell’ambito delle consultazioni che iniziano mercoledì pomeriggio, provando a capire quali siano le loro intenzioni, con chi intendano realizzarle, quali nomi indicheranno per palazzo Chigi, e dunque su quali numeri si possa fondare una nuova maggioranza. Poi tirerà le somme.

Le dimissioni di Conte segnano un “volta pagina”, dal capitolo delle incertezze e dei tentativi di raccattare responsabili a quello delle certezze. Se davvero ci sono parlamentari intenzionati a sostenere un nuovo Governo guidato da Conte, non dovranno essere ipotesi, ma nomi o gruppi, insomma un sostegno visibile e concreto, tale da assicurare la fiducia davanti alle Camere che dovrà manifestarsi nelle prossime 48 ore. Altrimenti, senza un fatto politico nuovo, è impensabile che possa essere conferito un nuovo incarico per proseguire in questa sorta di verifica permanente protrattasi sin troppo a lungo.

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