Covid in Italia, il professor Galli: il lockdown ci sta ancora proteggendo, ma l’equilibrio è fragile

Il report di ieri dell’ Istituto superiore di sanità spiega che oggi il virus circola in tutto il Paese e i casi aumentano per l’ottava settimana.
«Dopo un’ estate condotta in maniera non prudente in molte parti del Paese, c’ è stata una ripresa dei contagi. Il virus non se ne è mai andato. Il rialzo dell’ età media dei casi suggerisce che l’ infezione si sia diffusa nel contesto familiare. I numeri finora sono sostenibili. Tuttavia la medicina territoriale ha bisogno di essere irrobustita, per contenere i focolai».

La riapertura delle scuole peggiorerà la situazione?
«L’ impatto si vedrà nelle prossime due-tre settimane. Ora è presto: una parte degli istituti ha ripreso le lezioni il 14 settembre, altri dopo le votazioni. La Francia ha riapertura le scuole con 15 giorni di anticipo. Ma non ritengo che la loro situazione sia determinata da questo elemento».

Per gli alunni con sintomi sospetti è previsto il tampone. Alcune famiglie lamentano attese eccessive per l’ esito.
«Il meccanismo è complicato, rischia di bloccare tutto. I genitori di fatto sono “quarantenati” in attesa dei risultati. Abbiamo bisogno di test rapidi. Penso a quelli in grado di trovare l’ antigene del virus nel secreto nasale: danno risposte in un quarto d’ora».

Insieme ai contagi salgono anche i ricoveri…
«Il numero dei posti letto occupati in generale e di quelli in terapia intensiva è come la punta di un iceberg. Una piccola minoranza degli infetti ha bisogno del ricovero. Ma se i contagi crescono di molto, anche questa percentuale sale».

Il virus è cambiato?
«Non è cambiato significativamente. La prima ondata è stata generata da un unico ceppo virale, con capacità infettante e diffusiva maggiore. Il punto è l’ ospite. Se è anziano e con patologie, può andare incontro a gravi conseguenze. Alcuni studi, come quello condotto su Castiglione d’ Adda, ci dicono inoltre che giovani e bambini si infettano meno degli anziani. Un’informazione importante per una ripresa delle lezioni meno ansiogena. Ma se il bambino si contagia può diffondere il virus in famiglia».

Che cosa pensa del ritorno in azienda?
«La decisione di riaprire e convivere col virus era inevitabile. Non è una cattiva idea continuare con lo smart working dove si può».

E di quello sugli spalti?
«L’ apertura di uno stadio a mille tifosi non impatta. Aspetterei però prima di far salire i numeri».

Lo stato d’emergenza va prorogato?
«Non ha senso parlarne ora. Attendiamo il 10 ottobre per vedere cosa succede».

CORRIERE.IT


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