Lockdown Covid, ci hanno nascosto qualcosa? Il Tar ordina: via i segreti degli scienziati

Le statistiche. Attorno ai dati si è imbastita per mesi una narrazione incompleta, comunque reticente di fronte alle sollecitazioni. Ad esempio, ancora oggi viene da chiedersi quanti sono i nuovi ingressi giornalieri in terapia intensiva, visto che i casi critici, fortunatamente, si sono azzerati quasi ovunque in Italia. C’è voluta una coraggiosa presa di posizione della commissione Covid dell’Accademia nazionale dei Lincei per sentirci dire che le tabelle della Protezione civile erano elaborazioni in assenza dei dati di prima mano. “La comunità scientifica – ha ribadito Giorgio Parisi, presidente dei Lincei – deve avere accesso ai dati originali. Ignoriamo quando le vittime sono effettivamente mancate, quando si sono contagiate, per quanti giorni sono state ricoverate o l’entità del quadro clinico. In altri Paesi europei questi dati sono di pubblico dominio, ci chiediamo perché non possiamo averli anche in Italia”.

Già, ma il ministro Speranza ha poi risposto ai quesiti sollevati pubblicamente? No, nessuna risposta ufficiale. A chi gli ha posto il quesito avrebbe detto di rivolgersi all’Istituto superiore di sanità. Ma anche qui nessun passo avanti. Solo un muro di gomma. Insomma, aggiungiamo noi, per fare ricerca, o per avere il polso della situazione, dobbiamo andare in Germania o in Francia, dove i dati sui trend epidemiologici sono di pubblico dominio.

Le faide. Tra virologi, epidemiologi, tecnici ministeriali e infettivologi ci sono stati scontri vivaci, risse televisive, minacce velate. Ma arrivati a questo punto che motivo c’è di continuare a chiudere nel cassetto i resoconti delle discussioni e le previsioni sulla seconda ondata? Su queste pagine abbiamo raccolto opinioni autorevoli sull’evoluzione della pandemia. Senza giri di parole, il direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, Giuseppe Remuzzi, ha annunciato: “I malati che si vedono adesso sono meno gravi, totalmente diversi da quelli di tre o quattro settimane fa”. Ma le statistiche evitano di approfondire questo dato. Perché tra conferenze e messaggi su facebook siamo stati allagati di parole, ma per misurare l’andamento dell’epidemia da Coronavirus siamo dovuti andare davanti al pronto soccorso, abbiamo dovuto interrogare personalmente i medici. Mentre il professor Alberto Zangrillo, primario di anestesia e rianimazione del San Raffaele di Milano faceva intendere che la conta dei morti e dei tamponi non dava il polso della situazione. Ora, si spera, grazie al Tar, conosceremo qualche retroscena in più.

Ma solo dalla lettura dei verbali del comitato tecnico scientifico, dopo la pronuncia dei giudici amministrativi a seguito dell’istanza della Fondazione Einaudi, capiremo come sono andate veramente le cose.

QN.NET

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