Il sindaco Sala: «Stop a smart working, torniamo al lavoro. “Effetto grotta” è pericoloso»

Il ragionamento di Sala è partito da un altro articolo pubblicato venerdì dal Corriere della Sera, firmato da Giovanni Belardelli. Il sindaco di Milano si è chiesto se «l’Italia è ancora una Repubblica fondata sul lavoro» per poi sottolineare: «Questa è una realtà per cui soprattutto per le parti più deboli dal punto di vista del lavoro» ovvero «i giovani e le donne, c’è una seria ipoteca per il futuro, quindi dobbiamo occuparcene».

Il sindaco prosegue precisando di non avere «ricette auree» e poi aggiunge: «Sto cercando di fare il possibile per ridurre la perdita di lavoro che sta avvenendo della nostra città e creare nuove occasioni di lavoro» e «un consiglio me lo sento di dare: ora è il momento di tornare a lavorare. Tutto ciò ovviamente va contestualizzato nella situazione pandemia».

Da giorni sul Corriere della Sera si discute di smart working. Dopo l’intervista della ministra Dadone che si è detta «orgogliosa dell’impegno di oltre 3 milioni di dipendenti pubblici» in questi mesi di chiusura fisica di gran parte dei loro luoghi di lavoro, il giuslavorista Pietro Ichino – che aveva precedentemente dichiarato che in molti casi lo smart working è stata una vacanza pagata – è tornato sull’argomento e ha posto giovedì 18 giugno sette domande aperte alla ministra (clicca qui per leggere) .

I commenti sui social

I commenti alle frasi del sindaco non si sono fatte attendere e sui social è divampata la polemica. Molti cittadini rimproverano Sala sostenendo, a esempio, di «lavorare molto di più da casa», come si legge sul profilo Twitter del sindaco di Milano: «Altro che “effetto grotta”: lavorare a casa non significa “lavorare per finta”. È questa mentalità che rende l’art.1Cost inattuato». Altri sottolineano le carenze dei servizi pubblici e delle aziende e, al tempo stesso, i benefici che la città trae dal lavoro da casa di tanti cittadini: «Che delusione sentir dire ste cose come fossimo negli anni 70 – scrive un utente – Da un sindaco di una città uccisa dal traffico che potrebbe solo giovarsi dello smartworking». O ancora: «Resta un mistero il perché l’appello sia rivolto ai lavoratori e non alle imprese, invitandole ad adeguare spazi, munirsi di DPI (dispositivi di protezione individuale, ndr) e pagando sierologici e tamponi per i dipendenti». Per non parlare dei lavoratori con figli, che hanno dovuto sopportare lunghi mesi di scuole chiuse: «I lavoratori in smartworking sono ANCHE quelli che devono curare i loro figli perche nessuno si è preso la briga di pensare a loro e non ha neanche pensato di riaprire le scuole».

CORRIERE.IT

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