Battaglia sul Recovery Fund, sono quattro i Paesi ostili

La riunione dei ministri finanziari è stata l’occasione per un primo confronto sul piano di Francia e Germania, dopo che già lunedì sera si erano sollevati i primi no, ribaditi ieri. «Ci rifiutiamo di finanziare prestiti non rimborsabili» ha detto il ministro delle Finanze austriaco Gernot Bluemel. Per Vienna «è necessario fare investimenti nel futuro, non coprire i costi dei debiti passati» e chiede «un impegno europeo per una maggiore disciplina di bilancio» dopo la crisi. Determinato anche il no del danese Nicolai Wammen al debito in comune con trasferimenti tra Paesi. La Danimarca sta lavorando «con Austria, Svezia e Olanda per avere un bilancio che non sia troppo ampio, perché ci serve denaro anche a livello nazionale».

Il pressing sui Paesi del Nord è già cominciato, anche se solo il 27 maggio ci sarà il piano della Commissione, che oggi presenta le Raccomandazioni specifiche per Paese in cui darà orientazioni di politica economica, tenuto conto della pandemia, per rilanciare una crescita durevole nel medio termine. Insieme alle Previsioni di primavera costituiscono la base su cui la Commissione sta costruendo il suo Recovery Instrument.

Il punto di arrivo del negoziato sarà il summit del 18 giugno. Ora si tratta di costruire il consenso attorno a una proposta «ambiziosa», le cancellerie sono già in movimento: ieri il premier Giuseppe Conte ha sentito il presidente francese Macron e la cancelliera tedesca Merkel.

CORRIERE.IT

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