Berrino: «La morte può essere bellissima. Ma prima bisogna imparare a vivere (a lungo)»

Lei dice che quelle sulla morte sono tra le pagine più belle del suo libro…
«Stiamo vivendo giorni difficili. Ma credo che la cosa più terribile non sia tanto il numero dei morti, quanto il fatto di morire da soli, intubati, senza potere tenere per mano la sposa, lo sposo, un figlio. La morte del resto ci era già stata rubata dalla medicina, dall’assistenza medica, dai rianimatori. E soprattutto ci era stata rubata da una cultura che la vede soltanto come qualcosa di terribile e di negativo. Si dice che la vita è quella cosa che trascorre mentre tu sei impegnato a fare altro. La morte può essere bellissima. Oggi nell’ambiente medico si pensa che si muoia solo per malattia. Ma non è necessaria una malattia per morire: possiamo benissimo arrivare a morire da vecchi e senza malattie. Le malattie ci sono e hanno tante cause, ma noi possiamo fare molto per evitarle, con il cibo o l’esercizio fisico».
Da tempo lei sostiene che l’alimentazione sana sia la migliore medicina
«Il
cibo ha un grande effetto sul sistema immunitario. Serve un cibo buono
per nutrire il nostro terreno, che poi è il nostro intestino, dove
vivono miliardi di microbi che lavorano per noi. Ma nel modo di mangiare
di oggi non c’è un cibo buono per i nostri microbi. Cibo buono sono le
fibre vegetali e se noi le mangiamo ci ammaliamo meno di diabete, di
cancro, di infarto, di malattie dell’apparato respiratorio dell’apparato
digerente e anche delle malattie infettive. Gli studi in questo campo
sono chiarissimi: chi segue un’alimentazione ricca di fibre si ammala
meno. Anche di malattie infettive, perché facciamo funzionare meglio
l’apparato digerente che è la sede del nostro sistema immunitario».
Tra l’altro in questo periodo sembra che
tutti passino il tempo a mangiare. Sa che è stato coniato l’hasthtag
#andratuttostretto parafrasando lo slogan «Andrà tutto bene»?
«Io
suggerisco di approfittare del tempo finalmente ritrovato per stare
in cucina e preparare cose sane. Cucinare i cereali integrali o cibi
ricchi di fibre che, appunto, ci difendono anche dal coronavirus. Invece
non andrebbero mangiati i dolci perché non vanno bene per il nostro
sistema immunitario. E se proprio volete farli, preparateli in modo che
non facciano alzare la glicemia»
Lei sulla sua pagina Facebook propone
anche delle ricette, alcune con dei nomi accattivanti. Come i
«panzerotti della felicità», che sono proprio dei dolci…
«La
serotonina è l’ormone della felicità e per farla arrivare al cervello
occorre qualcosa di dolce. Allora ho scelto ingredienti che contengono
grandi quantità di amminoacidi che la stimolano: tofu, datteri, noci. Ne
è uscito un dolce da forno, fatto con farina integrale, che è un
concentrato sano di felicità».
Come vive questo periodo di confinamento?
«Al
netto della situazione sanitaria, è fantastico stare a Milano con
l’aria pulita e il silenzio. Il mio appartamento ha un piccolo
terrazzino, che non avevo mai molto utilizzato in passato, solo mia
moglie qualche volta ci accudiva dei fiori. A mezzogiorno si trova al
sole. Io vado a pranzare lì ed è una cosa bellissima: si assapora la
sensazione di una città senza l’inquinamento, che ha senz’altro avuto un
ruolo in questa epidemia. Tutti i giorni poi, contravvenendo un po’
alle regole, salgo dagli amici del piano di sopra che hanno un grande
schermo televisivo e insieme facciamo aerobica: 40 minuti di esercizio
aerobico. Bisogna sempre stare in attività, anche l’esercizio fisico ci
aiuta a non ammalarci, ha un grande effetto sul sistema immunitario».
Il silenzio è qualcosa che in effetti tutti abbiamo un po’ riscoperto in questi giorni.
«Sì,
ed è importantissimo. Non è soltanto il silenzio inteso come lontananza
dai suoni ma da tutte le cose che disturbano la nostra intimità, la
nostra capacità di guardarci dentro, la nostra igiene interiore. Il
silenzio è indispensabile per liberare la mente. I grandi maestri
possono meditare anche in mezzo al traffico, ma le persone meno dotate
hanno proprio bisogno del silenzio per ritrovare se stesse. E ritrovare
se stessi è importantissimo in questo mondo in cui siamo sempre
distratti da qualcosa, dal rumore, dalle immagini, dalla televisione. La
tv è uno strumento veramente perverso, sembra che sia stato inventato
apposta affinché, rimanendo sempre in funzione, ci impedisca di pensare e
di riflettere. Pensi che Gandhi un giorno alla settimana rimaneva in
silenzio, anche quando aveva grandi responsabilità politiche e se c’era
un’urgenza rispondeva scrivendo su un biglietto. Io ogni tanto faccio un
giorno di silenzio, un giorno in cui io non parlo. Il silenzio ci aiuta
ad accorgerci che siamo vivi, che esistiamo».
Una chiacchierata con Franco Berrino non è mai solo un’intervista. E’ un piccolo viaggio che prende direzioni inattese, una sorta di cammino senza una meta precisa. Come quello che lui ha compiuto per un’intera giornata con Marco Montagnani, maestro taoista, nei boschi del Casentino, affrontando il tema della vita e quello della morte, quello della paura («sono nato nel ‘44 sotto i bombardamenti, la paura ho imparato a conoscerla fin dall’inizio») e quello del destino, quello della semplicità e quello della gratitudine. E anche quello dell’amore. «L’amore è come il sole, è amore per tutto — sottolinea Berrino — . Molti dei nostri disagi dipendono dall’ego che ci siamo costruiti nella mente, dalla personalità che abbiamo creato per essere accettati dai nostri genitori, dalle persone, dai datori di lavoro. Quell’ego che è talmente egoista che ci ostacola nella ricerca della verità profonda che c’è dentro di noi. Ad un certo punto è bene fare la strada contraria, smontare il nostro ego . Ed è allora che scopriremo l’amore. Perché, come dice il mio maestro taoista, l’amore appare quando la mente muore».
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