Bei, Fei e Feis. Una “troika” salva-Europa

Bei, Fei e Feis: investimenti, infrastrutture, innovazione

Per coniugare pubblico e privato, economia reale e finanziamenti, investimenti e infrastrutture la Ue ha già a disposizione due “enti” forti e rodati e un terzo ben avviato. Si tratta della Banca Europea Investimenti (Bei), del Fondo Europeo per gli Investimenti (Fei) e del Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (Feis). Anche Delors considerava Bei e Fei per i suoi programmi. Sono strumenti oggi più potenti e da potenziare per affrontare la crisi. Di questo dobbiamo interessarci, non del “Piano Marshall” del 1947!

La Bei, fondata nel 1957, ha come azionisti gli Stati membri dell’Ue per un capitale sottoscritto di 243 miliardi di euro con Francia, Germania e Italia in quote eguali di quasi il 20% (dopo l’uscita del Regno Unito) ovvero quasi il 60%. Quarto azionista è la Spagna con l’11,5% e poi si scende a circa il 5% di Olanda, Belgio e Polonia. Ha fondi propri per 71 miliardi, ha in atto quasi 600 miliardi di prestiti di cui circa 100 da erogare, una raccolta sul mercato di 450 miliardi con emissioni obbligazionarie che hanno una solidità quasi ineguagliata al mondo. Nel 2019, con 63 miliardi di prestiti (a cui vanno aggiunti 10 miliardi del Fei) ha mobilitato 280 miliardi di investimenti. I prestiti vanno per il 90% a operatori pubblici e privati di Paesi Ue. Le deliberazioni della Bei sono prese tutte a maggioranza, più o meno qualificata, e questo dà agli Stati più grandi maggiore peso.

Il Fei, creato nel 1993, di cui la Bei detiene il 59,1%, completa l’azione della Bei a supporto del sistema delle piccole e medie imprese europee, provvedendo a fornire agevolazioni di accesso al credito che integrano e facilitano l’accesso al mercato dei capitali. Tra gli strumenti di finanziamento, il Fei adotta anche quello della partecipazione ai fondi di venture capital ed equity.

Il Feis è stato varato con il Piano Juncker del 2015 per riportare gli investimenti nella Ue ai livelli pre-crisi 2008 quindi a una quota sul Pil Ue del 22-23%. Con un complesso meccanismo di garanzia e di prestiti Bei e della Commissione Europea per circa 30 miliardi si stima che abbia già mobilitato circa 350 miliardi di investimenti pubblici e privati con un moltiplicatore quindi molto alto. Al 2020 si stima di arrivare a 500.

Bei, Fei e Feis, specie se coordinati, diverrebbero cruciali per affrontare unitariamente la crisi che colpisce l’Unione europea e l’Eurozona.

Bei, Fei e Feis per il rilancio economico strutturale europeo

Azzardo allora una proposta di potenziamento della Bei e del Fei e quindi del Feis per una vera politica di economia reale “infrastrutturale” della Ue e area euro. Ipotizzo tre direttrici.

1) Bei-Fei come banche di investimento, ma anche come Holding. Gli Stati azionisti dovrebbero versare il capitale sottoscritto, ma non ancora versato (circa 220 miliardi) e aumentandolo conferendo (a stime peritali) azioni di società a maggioranza pubblica e/o di Casse Depositi e Prestiti Nazionali nei settori strategici di economia reale (infrastrutture, energia, Ict, intelligenza artificiale, ecc). La Bei diventerebbe in molti casi azionista di controllo di grandi aziende strategiche e infrastrutturali europee di cui potrebbe coordinare l’azione anche sullo scacchiere mondiale. Potrebbe anche assumere partecipazioni in imprese da potenziare. Le spezzettature per le regole della concorrenza (come il ridicolo divieto alla fusione di Siemens e Alstom) riducono talvolta le economie di scala e quindi il potenziale di innovazione e di riduzione dei costi. Airbus non sarebbe nata senza un consorzio di imprese franco-tedesche in forma di gruppo europeo d’interesse economico. Così come non sarebbe nato il Cern.

2) Bei-Fei come emittente di EuroUnionBond. Aumentare le sue emissioni obbligazionarie che potrebbero essere acquistate direttamente dalla Bce superando alcuni vincoli di acquisto all’emissione e di quote massime acquistabili di ogni emissione. Attualmente la Bce detiene già circa 230 miliardi di obbligazioni sovranazionali di cui la quota maggiore dovrebbe essere di Bei.

3) Bei-Fei come finanziatore e garante di investimenti pubblici e privati. Investimenti sia ai settori infrastrutturali europei e nazionali, sia ai sistemi produttivi, sia ai sistemi socio-sanitari tramite le Casse Depositi e Prestiti e il sistema bancario. Anche il Feis incluso nel sistema Bei-Fei ne verrebbe potenziato.

In definitiva. Tutta l’economia reale dell’area euro, che è solida e diffusa, verrebbe potenziata a scala mondiale dove singoli Stati europei sono forti solo in alcuni settori. L’apporto dell’Italia sarebbe marcato.

Sogni e Programmi, Azioni e Realtà

Quanto sopra apparirà un sogno. Eppure la storia della costruzione europea dimostra come la sequenza del mio titolo si è talvolta concretizzata. L’esempio più recente è quello della Bce di Mario Draghi la cui competenza e visione sia per formazione scientifica che per esperienza operativa va ben oltre quella di pur rispettabili amministratori di Fondi europei che difficilmente possono fare innovazioni strategiche.

L’HUFFPOST

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