Coronavirus, scatta l’allarme sui ventilatori. Chi li ha e perché sono pochi

Pochi ventilatori e pochi produttori

Nel frattempo il sistema sanitario nazionale del nostro Paese deve affidarsi ai magazzini esteri. Il motivo è semplice: stiamo parlando di tecnologie avanzate che richiedono massicci e continui investimenti in ricerca. Non tutti possono competere con i cinque grandi gruppi che si spartiscono la metà del mercato mondiale e, in generale, le grandi strutture sanitarie si riforniscono solo tra i primi dieci produttori.

In Italia i ventilatori polmonari sono a disposizione delle strutture pubbliche, che contano oltre cinquemila posti letto in terapia intensiva, ma data l’emergenza sanitaria provocata dal coronavirus si sono resi necessari nuovi investimenti.

E così, sempre secondo Il Corriere, la Lombardia avrebbe già investito 47 milioni di euro per acquistare più macchine, così come altre regioni italiane avrebbero concluso gare d’appalto e collocato ordini. Il Fatto Quotidiano sottolinea come la Consip stia cercando di reperire con urgenza 5mila apparecchi di ventilazione per supportare le terapie intensive e subintensive.

Questi ventilatori possono essere acquistati sia sul portale Alibaba, il quale mette in vendita prototipi più o meno affidabili che vanno da pochi dollari alle decine di migliaia al pezzo, oppure presso una delle grandi aziende citate. La corsa ai rifornimenti è scattata.

IL GIORNALE

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