Puglia, la guerra dell’uva: i produttori italiani battono i colossi Usa

I giudici hanno stabilito che la Ifg, uno dei quattro più grandi titolari mondiali di queste “concessioni“, non ha diritto allo “sradicamento delle piantagioni” ritenute “illegali” perché sono state realizzate prima che il colosso americano ottenesse la privativa sul brevetto.
In realtà i magistrati del tribunale di Bari si sono rifatti al regolamento dell’Unione Europea che prevede solo un “indennizzo adeguato” nel caso i filari siano impiantati dal produttore precedentemente all’acquisizione del brevetto. Concetto che è stato ribadito proprio a dicembre scorso dalla corte di giustizia europea a Strasburgo durante un dibattimento. Il tribunale di Bari è il primo in tutta Europa ad applicare la decisione della corte di giustizia di Strasburgo. A tutelare i produttori pugliesi ci sono gli avvocati Roberto Manno, Paride Lo Muzio, Sacha D’Ecclesiis e Pasquale Leogrande.

“È stata una vittoria importante” ha ribadito l’avvocato Lo Muzio, difensore di Colucci, al quotidiano pugliese.
I produttori pugliesi, però, da soli non ce la possono fare e Lo Muzio conclude dicendo: “Non bisogna sottovalutare il discorso da un punto di vista politico. Il patrimonio uva deve essere tutelato dalla regione Puglia. I viticoltori devono essere protetti come i loro prodotti.”
L’uva apirene ora è quasi preferita all’uva classica con i semi. In realtà, ma esiste dai tempi degli antichi Greci. Purtroppo, però, oggi c’è l’intervento dell’uomo che aggiunge nella crescita a questo tipo di uva un tipo di fitormone per rendere i chicchi più grandi e belli esteticamente.

IL GIORNALE

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