Una corrente dentro M5S

Sta di fatto che nella mail, mandata proprio da Gallo, viene evidenziata la necessità di “arrivare agli Stati generali con un documento condiviso, secondo un metodo partecipato e collegiale”. Va giocato “un ruolo pro-attivo e non passivo nel nostro Movimento” perché “abbiamo la responsabilità di pensare insieme a come costruire le basi per il futuro senza attendere che altri decidano per noi. Qualunque contributo è il benvenuto”. Questa è la parte del messaggio più duro, quello che punta dritto ai vertici e contesta le decisioni calate dall’alto.

L’altro, quello inoltrato dai senatori, è più soft e si limita a dire che la riunione di questa sera serve a “scambiare le nostre opinioni sulle eventuali proposte in vista degli stati generali”. Ed è così che i capannelli di scontenti, che di frequente si vedono nei corridoi di Camera e Senato, si sono trasformati in vere e proprie assemblee di dissidenti grillini. Prima era Nicola Morra, il presidente della commissione Antimafia, a convocare tutti nella sala della commissione Difesa “per parlare di futuro”. Si contano almeno due o tre riunioni di questo tipo. Ma ora la valanga si è ingrossata e sul tavolo c’è un documento aperto alle firme e al contributo di parlamentari e attivisti. Attorno a tutto questo stanno discutendo tra gli altri i parlamentari Coltorti, Belardini, Auddino, Costanzo, Siracusa.

Intanto è stato creato un indirizzo mail attraverso il quale tutti gli eletti e gli attivisti possono aderire al documento e proporre modifiche. Nei fatti queste tre pagine chiedono di ribaltare i rapporti di forza all’interno del Movimento 5 Stelle. Un passo indietro di Luigi Di Maio, come capo politico o come ministro degli Esteri, per ricoprire dunque una carica soltanto. E un organismo allargato, che guidi il Movimento senza più la necessità di avere solo un capo politico.

“Vogliamo creare una proposta alternativa”, dice un senatore che partecipa all’incontro, “e capire che sbocco può avere questo documento”. Di fatto una corrente interna si sta strutturando, che fa il paio con coloro che vogliono seguire l’ex ministro Lorenzo Fioramonti, che ipotizza anche una componente parlamentare autonoma.

Resta aperta ancora la questione delle rendicontazioni, dal momento che la modifica del regolamento non ha accontentato chi non versa i soldi da oltre un anno. L’idea di continuare a fare i bonifici su un conto privato intestato a Di Maio, D’Uva e Patuanelli, anche se a differenza del passato le eccedenze andranno al fondo del microcredito, non ha spento la ribellione. E dunque nuove espulsioni potrebbero essere dietro l’angolo.

L’HUFFPOST

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