Segnali di ricomposizione a sinistra

Attenzione, perché anche un seminario a porte chiuse, come una volta, può essere la notizia. In questo caso la notizia è l’innesco di un percorso di ricomposizione a sinistra. Non immediato. Ma qualcosa sta cambiando. Il seminario, anzi i seminari in questione sono due. Il primo si svolgerà giovedì, in una saletta del Senato a piazza Capranica. Per un pomeriggio intero si parlerà del rapporto tra Stato e mercato. Per dirla sempre con un linguaggio antico, ci saranno rappresentanti delle forze sociali, Vincenzo Colla (Cgil) e Andrea Bianchi (Confindustria), intellettuali come Simone Gasperin, allievo di Mariana Mazzucato e, ovviamente, le forze politiche: Bersani, Speranza e tutto Articolo 1 si confronteranno con Andrea Orlando, Provenzano, Delrio, Martella, Misiani. Invitata anche tutta la sinistra. Il 13 febbraio, altro seminario sul tema del partito e della democrazia, dove per il Pd interverranno Bettini, Franceschini, Guerini e Martina.

 È la prima volta, dai tempi della scissione, che a dei seminari promossi da Articolo 1 (l’organizzatore è Alfredo D’Attore) intervengono così in massa e così ad alto livello quelli del Pd per una riflessione comune. Questi i fatti. E non sono banali, per chi ha memoria del clima di infernale avversione ai tempi di Renzi. E poi del clima di prudente cordialità, ai tempi in cui Renzi era ancora nel Pd. Chiariamo subito: questo non significa che è imminente “un ritorno a casa” di chi andò via rompendo col Pd, allora diventato il Pdr (partito di Renzi). Esce Renzi e rientra Bersani: così proprio non funziona. E, messa così, anche il segretario del Pd, unica forza del centrosinistra ad avere una consistenza nazionale, è tiepido per l’effetto vintage che produrrebbe. Però è altrettanto evidente, che una riflessione su alcuni nodi di fondo di cultura politica serve a verificare e ad agevolare un percorso unitario su basi nuove. La rottura, ai tempi, si consumò proprio sulla mutazione genetica del Pd, oltre che sulla leadership: l’impianto liberista del renzismo (vai alla voce jobs act), sul rapporto tra Stato e mercato e sulla questione democratica (ricordate quando Speranza si dimise sull’Italicum?).

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