Salvini-Renzi: nel ring televisivo ha vinto il secondo, ma è una vittoria che non serve a niente

Le elezioni non sembrano alle porte, non c’era alcuna reale contingenza da affrontare, ma solo uno scontro fra due capoclasse, davanti al professore. Forse il motivo principale del duello era il reciproco bisogno di riacquistare una visibilità perduta o offuscata. I talk televisivi hanno delle loro precise modalità: abbassano il livello delle discussioni, evitano ogni tipo di profondità, si basano solo su appigli narrativi molto forti, non generano confronto ma scontro, si appiattiscono su temi che servono solo a tener desta l’attenzione (l’immigrazione su tutti), alimentano discussioni tribali sui social. Generano «mostri», questo sì, ma siamo ancora tutti convinti, giustamente, che la tv faccia opinione.

Per questo la guardiamo e ne discutiamo, consapevoli che ormai l’identità fra tv e politica è totale. La politica, per vocazione demagogica, da sempre sa scendere a patti con il medium egemone. Arriva al punto di assumerne le sembianze, di farsi programma fra i programmi. In questo senso, la storia della rappresentazione della politica sembra arrivata al suo compimento, con la scomparsa della politica medesima.

Così è stato ieri sera. I due Matteo potevano essere due showman televisivi che si sfidano per la conduzione del Festival di Sanremo. Potevano essere due amanti delusi che attorno al falò di Bruno Vespa si rinfacciano tradimenti e imbrogli. Potevano essere Ficarra e Picone che ripetono una scena del film L’ora legale. Renzi ha giocato sulla razionalità, sul discorso logico, mentre Salvini si è affidato all’istinto, come di consueto: i loro seguaci ragionano per partito preso e oggi festeggeranno una ipotetica vittoria. E il resto dell’uditorio? Si comporterà come ci si comporta di fronte a un qualsiasi programma, tanto ormai anche la politica sembra avere il solo scopo di lusingare i «gusti della gente», si è ammalata di opportunismo, si concede all’applauso facile. E, a volte, può anche apparire noiosa, seppur molto seguita.

CORRIERE.IT

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