Manovra, ok agli aiuti per le famiglie. Ma niente assegno unico per i figli

«Nonostante questo impegno – sottolinea l’esponente del Pd – bisogna dare atto a questo governo di avere costruito una manovra espansiva». Se «non ci saranno condoni», non verrà istituita nemmeno una «tassa sul contante», e non verranno toccate le soglie al di sopra del quale ne è vietato l’uso. Il governo giallo-rosso, comunque, vuole incentivare i pagamenti elettronici per far emergere il nero. E si stanno studiando interventi contro l’evasione fiscale per i prodotti petroliferi, esorcizzando i mancati pagamenti Iva sui carburanti. Oltre allo scostamento di Bilancio, il Senato approva -con gli stessi numeri- anche la risoluzione di maggioranza che dà un primo via libera alla ricetta economica giallo-rossa. Il testo impegna l’esecutivo sullo stop all’aumento Iva, la promozione di investimenti innovativi e sostenibili, la proroga di Industria 4.0, ecobonus, sismabonus e ristrutturazione edilizia. Non c’è però un riferimento esplicito all’ipotesi di assegno unico per le famiglie che hanno un figlio. Graziano Delrio, capogruppo Pd alla Camera, sostiene che entro metà novembre verrà data delega al Governo per mettere a punto il progetto. Ma Misiani spiega che «l’obiettivo è di medio periodo, perché un tema di grande complessità: non riusciremo ad affrontarlo in questa legge di bilancio». Se ne riparla nel 2020. Per il momento, viene dato un segnale rendendo gratuiti o meno costosi gli asili nido per i redditi medio-bassi. L’obiettivo è di alzare il tasso di occupazione femminile. Gli annunci dell’esecutivo M5S-Pd non convincono tutti a Palazzo Madama. Mario Monti dà voto favorevole con riserva, avvertendo che bisogna fare attenzione alle giovani generazioni, auspicando di vedere presto una «Greta del debito pubblico». Contraria, invece, Emma Bonino di +Europa. Le opposizioni definiscono il pacchetto economico poco coraggioso, con Forza Italia che attacca proprio per il rinvio dell’assegno unico sul figlio. «La vera manovra si riduce a soli 6 miliardi, che è il nulla – attacca il senatore leghista Paolo Tosato – Poi, se togliamo 2,7 miliardi per il cuneo fiscale, ne rimangono 3,3 miliardi», stanziati per «una serie di buoni propositi» che il Carroccio ritiene irrealizzabili per scarsezza di fondi.

IL TEMPO

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