Trattativa Pd-M5s vacilla sempre sul nodo vicepremier | I Dem: “Così salta tutto” | I pentastellati: “Proposta nuovo governo sarà votata su Rousseau”

Stallo dopo telefonata Zingaretti-Di Maio –  Sarebbe stata una telefonata tra Di Maio e Zingaretti a portare la trattativa di nuovo in bilico. Nella conversazione, che non viene confermata né smentita dalle fonti ufficiali pentastellate e Dem, Di Maio avrebbe ribadito al segretario Pd che nel nuovo esecutivo vuole continuare a ricoprire il ruolo di vicepremier, accanto a un vicepremier Pd. Entrambi i leader sono stati riuniti fino a notte con lo stato maggiore dei rispettivi partiti. Nella riunione al Nazareno i dirigenti Pd avrebbero fatto quadrato attorno al segretario nel sostenere il no alla vicepresidenza per il capo M5s: Di Maio vice, con Conte premier, vorrebbe dire per il Pd prendere parte a un “rimpastone”, è il ragionamento.

Di Maio: “Solo con l’ok degli iscritti il M5s supporterà il nuovo governo” – Il via libera al nuovo esecutivo dovrà dunque passare dalla piattaforma online Rousseau. “Solo se il voto sarà positivo la proposta di progetto di governo sarà supportata dal M5s”, annuncia in serata Di Maio sul blog delle Stelle. “Gli iscritti hanno e avranno sempre l’ultima parola. Il voto dovrebbe avvenire entro la prossima settimana – aggiunge – . Il confronto tra le forze politiche su questa base sarà portato avanti dal presidente del Consiglio che eventualmente potrebbe essere incaricato dal presidente Mattarella. Alla fine di questo percorso ci sarà una proposta di progetto di governo”.

Pd: “Il voto su Rousseau è sgarbo istituzionale” – Il voto di Rousseau sul governo è solo un modo “per prendere tempo”, fanno sapere fonti Pd commentando l’iniziativa lanciata da Di Maio. Si tratta, tra l’altro, osservano sempre i Dem, di uno “sgarbo istituzionale” al presidente Mattarella.

Conte entrerà ufficialmente in campo solo dopo aver avuto l’incarico dal presidente della Repubblica, ma con la spada di Damocle della consultazione online e con una base M5s ancora in rivolta per l’abbraccio con i Dem. Per ora a condurre il difficile dialogo restano Di Maio e il segretario Pd Nicola Zingaretti. E il nodo era e rimane quello del vicepremier, una questione sulla quale spunta una terza ipotesi: che alla fine le due parti convergano su un presidente del Consiglio e nessun vice.

Martedì mattina la trattativa sembrava però essere a buon punto, grazie al premier uscente Conte che sbloccava – almeno temporaneamente – l’impasse, diradando i dubbi dei Dem sulla “brama” di poltrone del leader pentastellato, in particolare sul Viminale. Tra il Pd e il M5s era tornato momentaneamente il sereno. 

Le stoccate arrivate dai Dem al capo politico M5s, dopo il vertice di lunedì notte di 4 ore, riguardano più il ruolo di vice al quale mira Di Maio che quello di successore di Salvini. “E’ impossibile uno schema con Di Maio vicepremier”, avverte Andrea Marcucci, tra i più favorevoli all’accordo con il M5s. Per Di Maio scatta il campanello d’allarme. Qualcuno, tra i “filo-Dem” nel Movimento, comincia a temere che l’accordo deflagri.

Telefonate tra Conte e Zingaretti – Alla Camera, a cavallo dell’ora di pranzo, cominciano ad arrivare alla spicciolata gli esponenti 5 Stelle per una riunione informale con i capigruppo Stefano Patuanelli e D’Uva, che poi si recano a Palazzo Chigi per incontrare Di Maio. E’ il momento più delicato della trattativa. E non a caso, in diretta Facebook, Matteo Salvini sibila: “M5s e Pd litigano sulle poltrone, come nella Prima Repubblica”. E’ a quel punto che lo stallo si sblocca. Con una e più telefonate tra Conte e Zingaretti, che chiede garanzie sulla “presenza” del premier nella trattativa. Una trattativa che, sebbene ancora in maniera ufficiosa, ormai sembra contemplare senza più troppe ombre la presenza di Conte a Palazzo Chigi.

M5s-Pd, due ore al tavolo delle trattative per il programma: “Punti per base comune” – Nella sala Siani di Montecitorio, martedì sera, tornano intanto a riunirsi le delegazioni Pd e M5s, guidate dai capogruppo, per iniziare a lavorare su un documento comune. “E’ stata una riunione serena, abbiamo approfondito i punti per una base comune programmatica”, sottolinea il Pd dopo due ore di “vertice”. “C’è stato un buon clima, ma non abbiamo parlato di nomi”, aggiunge Stefano Patuanelli. Ponendo l’accento su un punto: “Il nostro capo politico è Di Maio e si parla con lui”. Parole che suonano come un avvertimento al Pd, ma forse anche ad una certa parte del Movimento: il leader pentastellato non è Conte ma Di Maio.

Confermato il nuovo tavolo capigruppo di mercoledì mattina – Alla luce dell’irrigidimento di martedì notte della trattativa tra M5s e Pd, sembrava che fosse saltato il tavolo sul programma ialle ore 8:30 di mercoledì mattina tra la delegazione dei capigruppo pentastellati e Dem. Quest’ultimi hanno poi confermato l’incontro.

Consultazioni bis – Intanto, al Colle iniziano le consultazioni, con Leu e anche Civica Popolare che ribadiscono il loro sì al governo. Mercoledì toccherà ai big e, se la trattativa Pd-M5s si concluderà Mattarella incaricherà Conte tra mercoledì sera e giovedì, lasciandogli un certo margine per continuare a lavorare su programma e squadra di governo. Ma nelle prossime ore, per suggellare la schiarita Pd-M5s forse servirà un nuovo vertice tra Zingaretti e Di Maio. Del resto entrambi i leader devono ancora sciogliere gli ultimi dubbi personali e superare le pressioni interne.

TGCOM

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