Adesso l’Europa preme sull’Italia

Ha iniziato a capirlo da subito proprio Giuseppe Conte, che ancora non dimissionario, ricevette una Ursula von der Leyen appena eletta che dichiarò subito di non volere avere punti di convergenza con i sovranisti. Lo aveva detto chiaramente in sede di elezione, a Strasburgo, e lo ha ribadito poi costantemente fino al suo arrivo a Roma. Un messaggio palese nei confronti del Carroccio ma anche nei confronti di tutti i sostenitori dell’asse giallo-verde in Italia, in Europa e oltre l’oceano Atlantico. Messaggio recepito già prima di quell’incontro dallo stesso premier e dal Movimento, che infatti votò a favore della nomina della von der Leyen per due motivi: da un alto far sì che l’italia non uscisse dai giochi delle nomine europee definitivamente; dall’altra parte, per mostrare di essere il partito più affidabile nell’esecutivo giallo-verde palesandosi quale forze di rottura sì, ma fino a un certo punto.

La frattura sulla Von der Leyen è stata una delle principali cause della fine dell’attuale governo Conte. E in attesa di sapere come si orienterà l’M5S e cosa decideranno Pd e Lega, in tutta Europa i leader si muovono per negare la possibilità che a Palazzo Chigi arrivi Salvini. Uno dei primi leader a chiedere che il ministro dell’interno fosse estromesso dal prossimo esecutivo è stato Emmanuel Macron, che si è augurato proprio in conferenza stampa che il leader della Lega non fosse nell’esecutivo italiano del dopo-crisi. Le parole di Macron sono state cristalline. Ed è indubbio che da parte della Francia vi sia tutto l’interesse ad avere un governo più affine alla strategia dell’Eliseo e che di fatto includa l’Italia nell’orbita del Trattato di Aquisgrana, come avviene per la Spagna di Pedro Sanchez. Un asse che si conferma anche nelle parole di Angela Merkel, che già da luglio aveva iniziato a chiedere chiarimenti sul fronte del Russiagate italiano: richiesta che è stata poi ribadito dallo stesso premier giallo-verde durante il discorso in Senato in cui ha certificato la fine dell’esecutivo per come lo abbiamo conosciuto fino ad ora. E del resto non è un caso che la cancelliera tedesca abbia telefonato Conte poco prima del G7 di Biarritz. G7 da dove è arrivata anche la benedizione di Donald Tusk nei confronti del presidente dimissionario. L’idea è che da Berlino sia apprezzato il lavoro di Conte: ma adesso vogliono un nome di garanzia sia per la Commissione europea sia per il prossimo presidente del Consiglio.

Anche Madrid è un altro fronte da cui è partito l’assedio verso Roma. Il governo spagnolo, grazie allo scontro sull’immigrazione clandestina e sull’operato delle Ong nel Mediterraneo, ha cercato di infliggere un colpo alla linea italiana dei porti chiusi con una doppia mossa: prima mostrandosi aperta all’accoglienza dei migranti fermi davanti a Lampedusa, poi chiedendo a Bruxelles di modificare le politiche della distribuzione dei migranti accusando il governo italiano di aver compiuto delle mosse sbagliate e di avere scatenato una sorta di offensiva all’interno del Mediterraneo.

Poi l’attacco è arrivato anche da parte di un altro (alto) rappresentante dell’Unione europea: David Sassoli. È notizia di oggi che il presidente del Parlamento europeo, durante il meeting di Rimini, ha voluto ribadire il concetto espresso da tutti i vertici dell’Unione europea, che è appunto quello di non volere i sovranisti al potere in nessun Paese europeo. Obiettivo che chiaramente è figlio dell’ideologia del partito rappresentato dal presidente dell’Eurocamera, ma che è indice anche di cosa voglia Bruxelles dall’Italia: un governo fedele alla linea voluta non tanto dall’Europa in quanto tale, ma da questo preciso schema politico dell’Unione europea. Richiesta legittima, sia chiaro. L’Unione europea è un sistema che si regge non sui partiti che compongono l’Europa, ma su quei partiti che credono ciecamente in questa Unione europea. Ed è evidente che un partito di rottura, che possa guardare più all’Atlantico che all’Europa, avverso alle linea strategica e soprattutto ideologica voluta dall’Ue sia di fatto un problema. Ma è un problema che per Bruxelles si risolve solo in un modo: l’estromissione di partiti che, pur rappresentando le maggioranze, non devono essere a capo dei Paesi dell’Ue. E lo scontro sembra essere inevitabile. da Londra a Roma, passando per le prossime consultazioni in tutto il continente.

INSIDEOVER

IL GIORNALE

Rating 3.00 out of 5

Pages: 1 2


No Comments so far.

Leave a Reply

Marquee Powered By Know How Media.