La libertà secondo Matteo

di CARLO VERDELLI

Se non fosse l’Italia che stiamo vivendo, se ce la raccontassero da fuori, penseremmo che è soltanto un brutto sogno: il luogo della scena, la carica istituzionale del protagonista, la mancanza di qualsiasi reazione dei presenti a un atto di bullismo e di intimidazione da parte di uno dei più potenti esponenti del governo; in realtà, e di gran lunga, il più potente. Ma non lo è, purtroppo, un brutto sogno. Senza volere esagerare, ma anche senza la complice prudenza di chi ormai minimizza tutto per convenienza o per paura, quello che ha ferito noi come giornale e la libertà d’informazione come valore è un altro passo pericoloso verso una deriva che preoccupa, o almeno dovrebbe preoccupare, chi ha cuore i principi basilari della democrazia e della convivenza civile.


Conferenza stampa al Papeete Beach di Milano Marittima. L’uomo forte d’Italia ha una camicia sbottonata sul petto, l’abbronzatura da vacanza, l’aria di chi non ha tempo da perdere con le domande dei giornalisti. Tra di loro c’è Valerio Lo Muzio, che ha 28 anni ed è il videomaker che qualche giorno prima ha documentato per Repubblica la bravata della scorta del ministro dell’Interno: per rompere la monotonia di un pomeriggio da spiaggia, il figlio di Matteo Salvini viene caricato su una moto d’acqua della Polizia di Stato e scorrazzato per mare. Lo Muzio riprende tutto, gli agenti se ne accorgono e lo invitano con modi spicci a cancellare il filmato (“O abbassi la telecamera o te la levamo. Guarda che sappiamo dove abiti”). Lui resiste alle pressioni, il video viene messo sul nostro sito, ne nasce un piccolo caso, niente in confronto a Moscopoli o all’autoriciclaggio del senatore e amico Armando Siri, da cui il capo ufficiale della Lega e ufficioso dell’Esecutivo sguscia via con mossa sapiente e svelta: “Errore da papà”. Come non capirlo? Chi non farebbe uno strappetto alle regole per far divertire il proprio figlio?

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