Una toppa sul buco Tav

I “bandi” Tav diventano “avvisi” e grazie a questo cavillo giuridico ed espediente lessicale la realizzazione dell’Alta velocità Torino-Lione andrà avanti. Grazie alla nuova terminologia i venti di crisi di governo che soffiavano nei giorni scorsi si sono abbassati. Luigi Di Maio è contento, Matteo Salvini lo lascia fare ma dentro di sé gongola perché dice che la Tav si farà.

Lunedì, quando si riunisce il consiglio di amministrazione di Telt, la società che si occupa della realizzazione dell’opera, si riparte quindi dalla pubblicazione degli avvisi affinché le aziende possano manifestare il proprio interesse nei confronti dell’opera. In questo modo i 300milioni di fondi Ue destinati all’Italia non andranno persi. Ciò che ottiene il Movimento 5 Stelle è la clausola di dissolvenza, già prevista nel diritto francese, ma ora messa per iscritto. Ciò prevede che fra sei mesi, non scatterà in automatico la seconda fase dei bandi, quella della presentazione delle offerte, ma servirà l’avallo di Italia e Francia per poter procedere.

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