Archive for the ‘Immigrazione’ Category

Navi quarantena, ira a Lampedusa: “Quei milioni spendeteli per noi”

venerdì, Maggio 14th, 2021

Grazia Longo

INVIATA A LAMPEDUSA. Escono dal pulmino, dove hanno viaggiato tutti stipati gli uni accanto agli altri dall’hotspot fino a Cala Pisana, piuttosto alla rinfusa. Poi, invece, salgono ordinatamente, assistiti da polizia, carabinieri e i mediatori culturali, sull’Azzurra, una delle tre navi quarantena. In tutto 600 migranti hanno lasciato Lampedusa ieri mattina, altri 300 lo hanno fatto in serata sulla nave quarantena Splendid e 250 minori non accompagnati sono stati imbarcati sul traghetto di linea verso Porto Empedocle. Al centro di prima accoglienza di Contrada Imbriacola sono così rimasti circa 500 migranti, e se le condizioni del mare continueranno ad essere buone, potranno anch’essi essere trasferiti sulla terza nave quarantena, l’Allegra. Navi da crociera, dai nomi festosi, prestate alla drammatica esperienza degli uomini, delle donne e dei bambini che attraversano il Mediterraneo in cerca di fortuna. Più il meteo sarà favorevole, più i trasferimenti sulle navi quarantena proseguiranno fino ad esaurimento posti. Come pure è prevedibile, tuttavia, che con il mare calmo riprendano gli sbarchi di migranti.

Quella delle navi quarantena è una scelta che ha scatenato più di una polemica tra residenti e commercianti di Lampedusa, stanchi dell’eccessiva attenzione all’emergenza rispetto alla riqualificazione dell’isola. Don Carmelo La Magra, 42 anni, parrocco dell’unica parrocchia, San Gerlando, parla dritto al cuore senza troppi giri di parole. «La solidarietà viene al primo posto – osserva – e molti lampedusani sanno bene che la presenza dell’hotspot, per quanto problematica, non compromette gli ingressi economici legati al turismo. Ma il governo sta dimostrando di non essere in grado di affrontare gli sbarchi. A partire dal fatto che ogni mese spende 1 milione di euro per ciascuna delle tre navi quarantena al largo dell’isola». Per il parroco si tratta di «una spesa inutile, perché tanto alla fine i migranti vanno sistemati sulla terraferma. Per loro non va bene, perché li si fa stare ancora in mezzo al mare. E poi quel denaro potrebbe essere speso per altro, sia per i migranti sia per Lampedusa». Lampedusa, la partenza di 250 minori non accompagnati, destinazione Taranto

Sull’opportunità di investire per il territorio interviene anche Giuseppe Cappello, 51 anni, proprietario dell’Hotel Medusa: «La nostra rischia di essere un’isola fantasma, nota solo per gli sbarchi. Mentre invece avrebbe bisogno di un rilancio non solo di immagine ma anche relativo alla riqualificazione delle strutture e infrastrutture. Noi la nostra parte l’abbiamo fatta, abbiamo dimostrato di saper convivere con il centro di prima accoglienza. Tanto più che per le strade i migranti non circolano e non hai quindi sentore dell’emergenza. Eppure noi siamo tempestati di telefonate di turisti che hanno prenotato e hanno paura di trovare chissà cosa». E ancora: «Lampedusa avrebbe bisogno di iniziative culturali per intrattenere la sera i turisti, anni fa, grazie all’impegno di Claudio Baglioni, si organizzava ogni estate una rassegna canora a cui partecipavano molti artisti.

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Gli sms di Salvini alla Lamorgese: così vuole fermare l’invasione

martedì, Maggio 11th, 2021

Andrea Indini

Se lo scorso fine settimana l’allarme immigrazione era arrivato in modo blando nelle stanze del potere romano, dopo gli ultimi tre giorni di sbarchi incessanti, oltre alle sirene delle Capitanerie di porto del Sud Italia, si sono fatti incandescenti anche i telefoni di Palazzo Chigi e del Viminale. Matteo Salvini ha tempestato di messaggi il cellulare della titolare del ministero dell’Interno, Luciana Lamorgese. E, mentre ieri si parlava di “spirito collaborativo” per elaborare insieme “un piano di interventi per evitare una escalation degli arrivi”, oggi il leader della Lega è stato sin troppo chiaro: “Con Lamorgese ci siamo messaggiati ieri però se si aspetta la solidarietà europea penso che vada a finire come i vaccini, cioè nel nulla”.

Ieri mattina, prima ancora che si intensificasse l’approdo dei barconi lungo le coste siciliane, si contavano poco meno di 12mila clandestini arrivati dall’inizio dell’anno. Un numero monstre che è andato a peggiorare di ora in ora. Soltanto a Lampedusa, nelle ultime ventiquattr’ore, ne sono arrivati oltre duemila. Tutti stipati in un centro di accoglienza che dovrebbe contenerne duecento. “Gli assembramenti – ha denunciato Domenico Pianese, segretario generale del Coisp – sono inevitabili, a scapito della sicurezza degli agenti di Polizia e degli stessi migranti”. Sono cifre e scene che ricordano la drammatica gestione targata Partito democratico che, prima della “cura Salvini” al ministero dell’Interno, aveva spalancato le porte a decine di migliaia di irregolari. “Non do promozioni o bocciature”, ha detto il leader del Carroccio durante un punto stampa a Milano. Il tono è di chi non è disposto a concedere oltre. “Volere è potere – ha poi incalzato – io, venerdì prossimo, sarò a Catania in un’aula di tribunale per rispondere di quello che ho fatto e ne vado fiero”.

Dati alla mano, dal primo gennaio a oggi, sulle coste italiane è sbarcato il triplo degli immigrati dello scorso anno quando ne erano arrivati “solo” 4.184. Secondo l’ultimo report del Viminale (non del tutto aggiornato perché fermo alle 8 di questa mattina), dei 3.881 arrivi di questi primi dieci giorni di maggio più della metà (2.146) si sono concentrati nell’ultimo fine settimana. Esattamente il doppio di quelli che sbarcarono in tutto il mese di maggio quando era ministro dell’Interno Salvini.

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Ricollocamenti e accordi bilaterali, il piano Draghi: “Gestiremo gli sbarchi”

lunedì, Maggio 10th, 2021

ALESSANDRO BARBERA, AMEDEO LA MATTINA

ROMA. Ripristino degli accordi di Malta per il ricollocamento volontario dei richiedenti asilo in Europa, accordi bilaterali con Libia e Tunisia, la richiesta di un sostegno concreto da parte della Commissione europea. Il governo Draghi percorrerà queste tre strade per affrontare la stagione degli sbarchi. Già dai primi giorni di maggio, complice il mare piatto, al Viminale era scattata l’allerta. Ieri mattina, ricevute le notizie da Lampedusa, la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ha chiamato il premier per chiedergli di mettere la questione migranti in cima all’agenda del prossimo consiglio dei ministri, quello che avrebbe dovuto essere dedicato al nuovo decreto di aiuti alle imprese.

Matteo Salvini è il più preoccupato di tutti, perché sa di essere parte di una maggioranza che non affronterà il problema coi metodi del governo di cui era ministro degli Interni. Ieri ha cercato Lamorgese, e chiesto un incontro a Draghi. A destra ha Giorgia Meloni, che ha già iniziato la campagna elettorale per le amministrative invocando blocchi navali. Una soluzione che al Viminale giudicano «impraticabile» perché paragonabile ad un atto di guerra e vietata da tutte le leggi del mare. Il leader leghista chiede un intervento immediato perché viceversa – così riferiscono dal Carroccio – per la Lega perderebbe di senso la permanenza nel governo. La gran parte delle persone sbarcate in queste ore vengono dalla Tunisia, dunque si tratta di migranti economici che il Viminale può rimpatriare. Fino all’inizio dell’emergenza Covid, in virtù degli accordi precedenti, dall’Italia partivano con destinazione Tunisi fino a quattro voli la settimana. Ma crescono le persone in arrivo dalla Libia, che possono fare richiesta di asilo. L’emergenza è aggravata dalla necessità di imporre misure di prevenzione antivirus: ogni migrante in arrivo riceve un tampone e viene trasferito su una delle navi affittate ad armatori privati per le quarantene. Solo dopo i richiedenti asilo possono essere distribuiti nelle strutture di accoglienza. Se il ritmo degli arrivi di queste ore diventasse la normalità, diventerebbe presto ingestibile. «Lo gestiremo», dice Draghi in queste ore nei contatti telefonici.

L’ex banchiere centrale dovrà fare uso di tutto il suo pragmatismo per imporre una linea comune ad una maggioranza che va dalla sinistra di Leu alla Lega. Salvini è perplesso di fronte all’ipotesi di far ricorso a operazioni internazionali come Triton, Sophia o Mare Nostrum che considera utili solo ad attrarre altri migranti. E’ perplesso anche sul rafforzamento delle operazioni di pattugliamento di Frontex. Insiste per accordi bilaterali, chiede di tornare in Libia, Tunisia e Algeria per parlare ai rispettivi leader in maniera chiara. Considera gli accordi di Malta carta straccia perché «i partner non fanno nulla e l’Unione come al solito non batte un colpo».

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Perché sono cambiate le rotte dei migranti nel Mediterraneo e da dove arrivano i disperati del mare

venerdì, Aprile 9th, 2021

fabio albanese

Perché sono cambiate le rotte dei migranti nel Mediterraneo e da dove arrivano i disperati del mare

«E’ di nuovo cambiato tutto, non arrivano più dalla Tunisia ma nuovamente, e in tanti, dalla Libia». Il sindaco di Lampedusa fotografa in una frase ciò che sta accadendo nel Mediterraneo centrale negli ultimi mesi. Contrariamente a quanto si era verificato l’anno scorso, è nuovamente la Libia il principale porto di partenza di migliaia di disperati diretti in Europa. Il primo cittadino dell’isola porta d’Europa, e simbolo stesso delle migrazioni, se ne è accorto andando ogni giorno sul molo Favaloro a vedere cosa stava accadendo. Ma sono anche i dati del Viminale come quelli delle organizzazioni umanitarie, a certificarlo: da inizio anno al 7 aprile sono arrivati in Italia 8476 migranti; di questi, solo un settimo sono tunisini. Lo scorso anno, il rapporto era all’incirca di uno su tre. «Ancora prima che facciano ingresso al porto, lo capisci subito da dove arrivano – dice Martello – perché i tunisini arrivavano con barchette con 10-15 persone a bordo, questi invece arrivano con barche molto più grosse dove ci sono dalle 50 alle cento persone e anche più».

Perché sono cambiate le rotte dei migranti nel Mediterraneo e da dove arrivano i disperati del mare

Più Libia meno Tunisia «Al 31 marzo, su un totale di 7400 migranti arrivati in Italia, circa 4500 sono arrivati dalla Libia e 2200 dalla Tunisia – afferma Flavio Di Giacomo, portavoce per l’area del Mediterraneo dell’Oim, l’organizzazione per le migrazioni delle Nazioni unite -. Le partenze dalla Libia sono dovute a tantissime cause che sono anche difficili da individuare, dall’instabilità del Paese a condizioni del mare più o meno favorevoli. Ciò che ci preoccupa è che in questi giorni sono stati fatti diversi salvataggi in alto mare ma, come sottolineato anche dalla Ong Alarm Phone, ci sono state varie chiamate di barconi in difficoltà che hanno dovuto aspettare tantissime ore, e in un caso più di un giorno, prima di venire soccorsi da qualcuno in acque internazionali, e non da libici. La velocità dei soccorsi resta una priorità».  

Perché sono cambiate le rotte dei migranti nel Mediterraneo e da dove arrivano i disperati del mare

La Libia dunque, nonostante il cambio di governo e un, almeno apparente, ritorno a una maggiore concordia tra le forze politiche in campo, resta il punto più delicato delle politiche migratorie europee e, anzitutto, di Italia e Malta; due Paesi che hanno modi diversi di affrontare il fenomeno ma che continuano a sostenere tutto il peso delle partenze dal Nord Africa. L’ultimo rapporto mensile di Frontex, quello emesso a metà marzo, è d’altronde molto chiaro: mentre le altre tre principali rotte di migrazione denunciano cali di partenze che vanno dall’84% del Mediterraneo orientale al 47% della rotta balcanica al 41% di quella del Mediterraneo occidentale, la rotta da Libia e Tunisia verso Italia e Malta ha registrato un aumento del 26% solo nei primi due mesi dell’anno.

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“Stabilizzare la Libia”. La missione di Draghi tra migranti e sicurezza

mercoledì, Aprile 7th, 2021

Ilario Lombardo

È nella coda polemica del viaggio di Mario Draghi in Libia che va cercato il senso anche politico della sua prima visita all’estero da presidente del Consiglio. Da una parte c’è la sinistra, quella all’opposizione di Leu, delle Sardine e una porzione di Pd rappresentata da Matteo Orfini, che definisce «inaccettabili» le dichiarazioni del premier. Dall’altra c’è la destra, anche qui un mix di opposizione, Fratelli d’Italia, e maggioranza, Forza Italia, che esulta e si congratula perché, dice Giorgia Meloni leader di FdI, «è un bene che il premier riparta da quanto lasciato dall’ultimo governo di centrodestra», nel 2011, tre anni dopo che Silvio Berlusconi e Muahammar Gheddafi siglarono il Trattato dell’amicizia.

Per l’Italia la Libia significa affari e sicurezza. E tenendo in vista questi due obiettivi che Draghi atterra a Tripoli con l’abito del pragmatismo che più lo fa sentire a suo agio e, in una dichiarazione congiunta con il primo ministro del governo unitario di transizione Hamid Dbeibah, si spinge fino a esprimere «soddisfazione per quello che la Libia fa per i salvataggi» dei migranti. Lo choc a sinistra e nell’area liberal che si batte per i diritti dei migranti è scontato, ma Draghi sa che è un pegno evidente che va pagato per non criminalizzare il fragile alleato, mentre faticosamente tenta di risorgere da un conflitto tribale che negli ultimi sette anni ha destabilizzato l’area del Mediterraneo. «Il problema non è solo geopolitico, è anche umanitario – aggiunge il capo del governo –. Da questo punto di vista l’Italia è forse l’unico Paese che continua a tenere attivi i corridoi umanitari».

In poche parole, e poche ore, Draghi concede molto credito al nuovo esecutivo che deve traghettare il Paese fino alle elezioni del 24 dicembre. Con il presidente del Consiglio c’è il ministro degli Esteri Luigi Di Maio che appena rientrato a Roma rimarca quanto il dossier sia «di massima priorità»: «Stabilizzare la Libia significa mettere in sicurezza le nostre coste, offrire nuove opportunità di sviluppo alle nostre imprese». Grandi opere, energia e accordi per regolamentare i flussi migratori, con un sottinteso chiaro: per l’Italia e l’Europa diventa essenziale il controllo e la prevenzione sulla circolazione delle possibili varianti del coronavirus. Draghi chiama alle sue responsabilità l’Europa «investita del compito di aiutare il governo libico» anche nei suoi confini meridionali. Non ci sono solo le partenze dei barconi dalla costa, ma anche gli arrivi attraverso la porta d’ingresso sub-sahariana.

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Migranti, naufragio nel Mediterraneo: tra vittime anche bimbo di sei mesi

giovedì, Novembre 12th, 2020

C’è anche un bimbo di sei mesi tra le 6 vittime del naufragio avvenuto mercoledì nel Mediterraneo centrale. Il piccolo era stato soccorso da Open Arms ma, come spiega la Ong in un tweet, “nonostante gli enormi sforzi dell’equipe medica, è venuto a mancare”. “Avevamo chiesto per i casi gravi un’evacuazione urgente da effettuare tra breve – ha aggiunto l’organizzazione -, ma non ce l’ha fatta ad aspettare. Siamo addolorati”.

La rettifica dell’Ong – “Era un bimbo, si chiamava Joseph e veniva dalla Guinea. R.I.P”. Così Open Arms su Twitter fa una “rettifica” a proposito del naufragio di un gommone nel Mediterraneo centrale. L’Ong spagnola aveva parlato in un primo momento di una bimba di 6 mesi tra le sei vittime e non di un bambino. 

La tragedia – Il naufragio del gommone è avvenuto al largo delle coste libiche: a bordo, stando a quanto emerso c’erano circa 100 persone. 

La segnalazione di un gommone in difficoltà è arrivata alla Ong spagnola da parte di uno dei velivoli di Frontex. L’imbarcazione, dice la Guardia Costiera italiana, era in area Sar di responsabilità libica e la Ong è stata contattata in quanto “mezzo più utilmente impiegabile al momento”. Una volta raggiunto il punto indicato, però, i volontari si sono trovati di fronte una “complicatissima operazione di soccorso”: il gommone, dice infatti Open Arms “aveva ceduto e le persone erano già tutte in acqua, prive di salvagente e di dispositivi di sicurezza”.

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Migranti, rivolta ad Agrigento in un centro d’accoglienza

mercoledì, Ottobre 7th, 2020

Rivolta in un centro accoglienza ad Agrigento, dove 65 migranti hanno protestato lanciando contro le forze dell’ordine estintori, reti dei letti, parti di finestre mandate in frantumi, pietre e altri oggetti. Nei locali del Villaggio Mosè i profughi hanno dato fuoco ai materassi tentando di lanciarli contro gli agenti e facendo divampare un incendio. Alcuni sono riusciti ad allontanarsi dal centro, dove erano in quarantena. Feriti tre poliziotti

“Questa notte si è verificata l’ennesima rivolta di migranti, hanno appiccato un incendio, aggredito i poliziotti con un lancio di oggetti di ogni genere ferendone tre, prima di allontanarsi nonostante fossero in quarantena”, ha spiegato Valter Mazzetti, segretario generale della Federazione sindacale della polizia di Stato.

Alcuni dei migranti pare avessero finito il periodo di quarantena anti-Covid e, per l’intera giornata martedì 6 ottobre, hanno chiesto di essere trasferiti in altre strutture. E’ per questo che sarebbe poi scoppiato il caos in tarda serata. I migranti hanno tentato la fuga, hanno lanciato reti di materasso e pezzi di finestre mandati in frantumi contro i poliziotti, così come dei materassi incendiati.

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Marsala, raid punitivi contro migranti: 3 arresti. «Noi vi ammazziamo, qui non dovete stare»

giovedì, Ottobre 1st, 2020

Migranti massacrati con violenza soltanto per odio razziale. A organizzare i raid sarebbe stato un gruppo di persone che per gli inquirenti agiva, nel centro storico di Marsala durante i weekend, come un vero e proprio commando a caccia di vittime da aggredire. Tre le persone arrestate dagli agenti del commissariato, coadiuvati dai colleghi della Digos della Questura di Trapani e del reparto prevenzione crimine di Palermo, in esecuzione di una misura di custodia cautelare in carcere emessa dal gip su richiesta della Procura. I tre appartenevano anche al gruppo dei tifosi ultrà del Marsala Calcio (Street Boys/Nucleo Ribelle), già sottoposti a Daspo.

Le persone arrestate sono Salvatore Crimi, 18 anni, Antony Licari di 24 e Natale Salvatore Licari, 34 anni. Sono accusati, a vario titolo, di violenza privata, minaccia, lesioni personali. Reati aggravati, secondo gli investigatori, dall’uso di corpi contundenti, agendo con «efferatezza e spietatezza e per finalità di discriminazione o di odio etnico razziale». Il provvedimento cautelare è giunto al culmine di una complessa attività di indagine su alcune aggressioni avvenute nel centro di Marsala durante l’estate. Per gli inquirenti sarebbero stati «veri e propri raid punitivi nei confronti di inermi cittadini extracomunitari che subivano senza alcuna apparente ragione le violenze fisiche e verbali del gruppo criminale».

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Von der Leyen presenta il piano su migranti e asilo: i ricollocamenti non saranno obbligatori

mercoledì, Settembre 23rd, 2020

«È tempo di gestire le migrazioni insieme, con un nuovo equilibrio tra responsabilità e solidarietà. Il vecchio sistema di gestione non funziona più. Questo è un nuovo inizio per l’Ue. Oggi proponiamo una soluzione europea per ricostruire la fiducia tra Stati membri e per ripristinare la fiducia dei cittadini nella nostra capacità di gestire come Unione». Con un discorso poco più lungo di 4 minuti, la presidente della commissione europea Ursula von der Leyen ha lanciato il nuovo e attesissimo piano europeo su asilo e migrazione. «Bisogna bilanciare molti interessi. L’Europa deve abbandonare le soluzioni ad hoc. Questo pacchetto complesso riflette un ragionevole equilibrio: condividiamo tutti i benefici, condividiamo tutti il fardello. L’Ue ha già dato prova in altri settori della sua capacità di fare passi straordinari per conciliare prospettive divergenti. Ora è tempo di alzare la sfida per gestire la migrazione in modo congiunto, col un nuovo equilibrio tra solidarietà e responsabilità».

Il piano (qui il link a una sintesi del progetto) è stato poi presentato nel dettaglio dal vicepresidente Margaritis Schinas e dalla commissaria Ue, Ylva Johansson. Non prevede trasferimenti obbligatori di migranti sbarcati nelle coste Ue verso gli altri Paesi dell’Unione europea, come invece richiesto dal Governo italiano, ma chiede a tutti uno «sforzo» sul rimpatrio dei migranti di chi li accoglie. L’esecutivo Ue ha elaborato una strategia, da oggi al vaglio del Parlamento europeo, che si regge su tre pilastri.

Screening pre-ingresso

La Commissione propone di introdurre innanzitutto «una procedura di frontiera integrata», che «per la prima volta comprende uno screening pre-ingresso che copra l’identificazione di tutte le persone che attraversano le frontiere esterne dell’Ue senza autorizzazione o che sono state sbarcate dopo un’operazione di ricerca e salvataggio», si legge in una nota. Ciò comporterà «anche un controllo sanitario e di sicurezza, rilevamento delle impronte digitali e registrazione nella banca dati Eurodac», già prevista dalle regole in vigore.

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Von der Leyen: “Sui migranti l’Europa sarà solidale e responsabile”

venerdì, Settembre 18th, 2020

dal nostro corrispondente ALBERTO D’ARGENIO

BRUXELLES – «L’attuale sistema europeo sui migranti non funziona più». Per questa ragione Ursula von der Leyen parlando ieri al Parlamento europeo ha annunciato che il regolamento di Dublino, la norma che lascia la responsabilità dei migranti al paese di primo ingresso, sarà cancellato. La presidente della Commissione Ue spiega il suo progetto per gestire i flussi nel corso di un’intervista con un gruppo di quotidiani europei la cui versione integrale sarà pubblicata domani da Repubblica. La proposta che presenteremo la prossima settimana sarà capace di «bilanciare solidarietà e responsabilità», assicura.

L’ex ministra della difesa tedesca spiega che il nuovo progetto di riforma tratterà tutti gli aspetti delle migrazioni, da quanto avviene nei paesi d’origine fino all’integrazione di chi avrà diritto di restare in Europa passando per controllo delle frontiere e rimpatri di chi non potrà beneficiare della protezione internazionale. Proprio grazie a questo lavoro «completo ed esaustivo», portato avanti in stretto contatto con i governi, von der Leyen spera che la riforma potrà essere approvata dai ministri dell’Interno dei Ventisette evitando di finire nel dimenticatoio come invece avvenne nel 2015 con le proposte sui migranti allora presentate da Jean-Claude Juncker.  

Von der Leyen parla a tutto campo, tocca vari scenari dello scacchiere internazionale. Sulla Russia dice che Nord Stream 2 «non ha migliorato i rapporti» con Putin. E di questo – afferma – «dovremo tenerne conto» nel disegnare le future strategie politiche europee nei confronti di Mosca. Accusa la Turchia di aver voluto «intimidire» Grecia e Cipro con le trivellazioni nelle loro acque territoriali e assicura che Atene e Nicosia hanno «la solidarietà europea» auspicando poi che il dialogo tra le parti porti a una «soluzione duratura» della disputa.

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