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Ucraina Russia, le news sulla guerra di oggi | Zelensky: i russi usano armi laser? Stanno esaurendo i missili, è la prova del fallimento militare

giovedì, Maggio 19th, 2022

di Lorenzo Cremonesi, Giusi Fasano, Marco Imarisio, Marta Serafini, Paolo Foschi

Le news di giovedì 19 maggio sulla guerra, in diretta: la Nato prevede settimane di stallo militare, attesa per la sorte dei combattenti dell’acciaieria Azovstal che si sono arresi

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Un soldato russo a Mariupol (Afp)

• La guerra in Ucraina è arrivata all’85esimo giorno. I combattimenti proseguono soprattutto nel sud e nell’est del Paese.
• I combattenti dell’acciaieria Azovstal si sono arresi, ma negli stabilimenti sono rimasti ancora i comandanti e un manipolo di irriducibili. Ancora non è chiaro a che sorte andranno incontro gli ucraini che hanno deposto le armi
• I russi guadagnano terreno nel Donbass, ma la loro avanzata è lenta. Il presidente ucraino Zelensky: «Riprenderemo il controllo dei territori e delle città occupate». E anche le voci sull’uso di armi laser da parte dell’esercito di Mosca sembrano non spaventare Kiev: «È la prova che stanno esaurendo i missili, è la dimostrazione del fallimento dell’operazione militare» ha detto Zelensky.
• La Nato prevede comunque settimane di stallo fra i due eserciti, situazione che secondo alcuni osservatori potrebbe favorire la ripresa dei negoziati.
• Ieri Finlandia e Svezia hanno chiesto ufficialmente l’ingresso nella Nato .
• Mosca ha deciso di espellere 24 diplomatici italiani, 34 diplomatici francesi e 27 spagnoli. Gli Stati Uniti intanto hanno riaperto l’ambasciata a Kiev.

Ore 07:06 – Il destino degli evacuati dall’Azovstal

(Gianluca Mercuri) Dopo 85 giorni di conflitto, Mariupol è ormai sotto l’effettivo controllo dei russi. Ma dopo la resa — o evacuazione, come preferiscono chiamarla gli ucraini — di centinaia di combattenti, lunedì sera, la questione dell’Azovstal non è affatto risolta. I punti interrogativi sono infatti parecchi.

Quanti sono gli evacuati?
Secondo gli ucraini lunedì erano stati 264, con 53 feriti. Ieri i russi hanno detto che il totale è salito a 959.

Quanti sono ancora nelle acciaierie?
Un altro migliaio secondo russi, forse addirittura il doppio. Di certo ci sono il capo del battaglione Azov, Denis Prokopenko, il suo vice Sviatoslav Palamar e il capo dell’intelligence Ilya Samoilenko: tre uomini tra i most wanted di Mosca.

Dove sono gli evacuati?
La maggior parte sono stati condotti in una colonia penale di Olenivka, nella «repubblica di Donetsk» controllata dai filorussi. Altri sarebbero a Taganrog e a Rostov. I feriti sono all’ospedale di Novoazovsk.

Che fine faranno?
Gli ucraini, nel dare l’ordine di evacuare, avevano parlato di uno scambio con prigionieri russi. Ma i russi non confermano alcun accordo e dicono che «i militari catturati saranno trattati in conformità alle leggi internazionali».

L’incognita Azov
Il battaglione di estrema destra, secondo gli ucraini, negli ultimi anni è stato ripulito dai nazisti fino a essere incorporato nell’esercito. Per i separatisti, però, Azov è «il» nemico la voglia di vendetta non sarà placata facilmente. Il 26 maggio le autorità di Mosca decideranno se inserire il battaglione nella lista delle organizzazioni terroristiche.

Le ipotesi
I prigionieri potrebbero essere processati e, in alcuni casi, accusati di crimini di guerra. Sarebbe una ritorsione contro l’analoga accusa cui da ieri deve rispondere un sergente russo 21enne, che ha ammesso di aver ucciso due civili a sangue freddo (Mosca parla di «messinscena»). Ma soprattutto, i russi potrebbero imbastire un maxiprocesso per dimostrare i crimini subiti secondo loro dalle popolazioni filorusse dal 2014 e in questa guerra. «È però possibile — scrive Fabrizio Dragosei — che in un secondo tempo, magari dopo pesanti e clamorose condanne, i prigionieri vengano scambiati. Come nella migliore tradizione della Guerra Fredda».

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La Trimurti della propaganda russa Skabeyeva-Solovyov-Kiselyov bucata da un ex colonnello russo

mercoledì, Maggio 18th, 2022

Jacopo Iacoboni

Salvate il soldato Mikhail Khodaryonok, colonnello in pensione dello Stato maggiore russo che ieri l’altro, sulla tv del Cremlino Rossiya-1, nel talk show di una delle più accese propagandiste putiniane, Olga Skabeyeva, è andato a dire serenamente: «La Russia è isolata in tutto il mondo. Il morale dell’Ucraina è altissimo, e verrà rifornito di altre armi. Guardiamo in faccia la realtà, se non lo faremo ce ne pentiremo». È stato uno di quei momenti di verità che gli amanti di quel genere di spettacolo che è la tv del Cremlino faticheranno a dimenticare: una tv di regime, in quella che è sempre più una dittatura, e oltretutto nel pieno di una guerra, in cui si sente risuonare la pura e semplice verità.

Khodaryonok, che oggi fa l’analista militare, esordisce così: «Ogni cosa va valutata nella sua totalità. Dal punto di vista strategico. Per prima cosa, non dovremmo prendere per buone tutte le informazioni tranquillizzanti, per esempio che l’esercito ucraino sia sull’orlo di una crisi nel morale, o cose del genere. Questo, per dirla in modo molto pacato, è falso. Certamente ci sono alcuni casi, ma sono casi individuali, prigionieri di guerra, alcune singole unità. Ma come dicevo, bisogna guardare il quadro nell’insieme».

Il pessimismo di Khodaryonok non è nuovo. Già prima della guerra – mentre i fantocci di Putin come il dittatore bielorusso Alexandr Lukashenko andavano dicendo che la Russia in tre giorni sarebbe arrivata a Kyiv – scrisse un articolo della Nezavisimaya Gazeta che avvertiva: non sarà un blitz, nessuno se l’aspetti. E ci aveva preso in pieno. Scrisse che gli esperti si sbagliavano sulla situazione politica in Ucraina, e che molti avrebbero difeso il «regime di Kiev», compresi i russofoni. Tuttavia andarlo a dire nello show in prime time di Rossiya-1, davanti a Olga Skabeyeva, già di suo scatenata, ma ovviamente incalzante contro una posizione del genere, ha colpito molti osservatori. La trimurti Solovyov-Kiselyov-Skabayeva di solito appare inattaccabile, in questo genere di arene tv.

Lei ci ha provato, a insistere, a spezzare questa verità imprevista: «Ma i casi individuali – gli ha obiettato – non determinano poi il quadro nell’insieme? E se alcune unità ucraine hanno detto che mancano loro finanziamenti e armi, tutto questo significa qualcosa, e non va tenuto fuori dal quadro». Khodaryonok però l’ha rimpallata. «Certamente, ma dal punto di vista strategico la situazione è che l’Ucraina può armare milioni di persone. Loro stessi l’hanno detto. La vera questione è: quanto sono in grado di fornire armi e hardware militare moderno a questo milione di soldati? Certamente da soli non ci sarebbero riusciti, ma è in atto un programma di aiuti militari e la resistenza di un solo senatore (si riferisce agli aiuti Usa e al voto contrario del senatore americano filorusso Rand Paul, ndr) verrà facilmente superata. Sta per iniziare anche a pieno regime il programma di aiuti europei. Di questo dobbiamo tenere conto. La situazione per noi peggiorerà».

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Uno scambio di prigionieri per gli eroi dell’Azovstal. Ma Mosca: pena di morte

mercoledì, Maggio 18th, 2022

Fausto Biloslavo

Resa con un complicato scambio di prigionieri, che potrebbe ancora riservare drammatiche sorprese e il niet di Mosca. Non è detto che tutti i superstiti dell’Azovastal, ultima ridotta di una Mariupol ormai caduta, siano convinti di cedere le armi, nonostante le parole del ministro della Difesa ucraino, Oleksy Resnikov: «Adesso hanno un altro ordine: preservare le proprie vite».

L’unica via di uscita possibile, a parte immolarsi come kamikaze, è lo scambio con prigionieri russi attraverso un piano ancora in corso messo a punto grazie ai buoni uffici della Croce rossa internazionale. Ieri pomeriggio sono partiti dall’acciaieria altri 7 pullman carichi di combattenti ucraini che si sono arresi. Il consigliere del presidente ucraino, Mikhailo Podolyak, ha definito Azovstal le «Termopili del XXI secolo». In realtà non è chiaro quanti siano gli ultimi difensori ancora sottoterra. Fra lunedì e martedì sono stati evacuati per primi i feriti gravi, 51, secondo il portavoce del ministero della Difesa russo, generale Igor Konashenkov. I video di medici e infermieri militari filorussi, con la fascia bianca sul braccio, che controllano le condizioni e li accolgono nell’ospedale di Novoazovsk nel Donbass occupato sono uno spiraglio di umanità, necessaria anche in guerra. La speranza è che non sia solo una finta in attesa della vendetta. Altri 211 militari ucraini feriti meno gravemente o illesi sono stati trasferiti a Olenivka, sempre in zona filorussa, per uno scambio di prigionieri.

La vice premier ucraina Iryna Vereshchuk, fedelissima di Zelensky, è la garante della trattativa, ma sul campo lo scambio è gestito dall’Sbu, i servizi di sicurezza di Kiev. «Prosegue l’operazione umanitaria che riguarda l’Azovstal – ha spiegato Vereshchuk nelle ultime ore – Stiamo lavorando ai prossimi passi. Se Dio vuole, andrà tutto bene». Passaggi delicati e pericolosi. La stessa vicepremier aveva fatto capire che era più semplice scambiare con prigionieri russi i marines, poliziotti, volontari della difesa territoriale di Azovstal. Il nodo rimaneva il reggimento Azov. Il tenente colonnello Denis Prokopenko, pur dichiarando di rispettare gli ordini di evacuazione, è veramente pronto ad arrendersi senza combattere? Eroi per gli ucraini e gran parte dell’Occidente, ma i russi vogliono inserire Azov «nella lista delle organizzazioni terroristiche». Il Cremlino ha garantito che verranno trattati «secondo le leggi». Però, il presidente della Duma, Vyacheslav Volodin, sostiene che «i criminali nazisti non devono essere oggetto di scambio. Dobbiamo fare il possibile per perseguirli». Il deputato russo Leonid Slutski vuole addirittura la pena di morte chiedendo un’eccezione alla moratoria vigente in Russia. Oggi le proposte arriveranno in aula.

Secondo il ministero della Difesa di Kiev i difensori di Mariupol «hanno cambiato il corso della guerra». La strenua e coraggiosa resistenza durata 83 giorni è servita a impegnare almeno 20mila soldati russi rallentando l’invasione.

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Ucraina Russia, le news sulla guerra di oggi | Paura per i 260 soldati arresi: «Potrebbero essere giustiziati». A Mariupol migliaia di ceceni

mercoledì, Maggio 18th, 2022

di Lorenzo Cremonesi, Giusi Fasano, Marco Imarisio, Marta Serafini

Le news di mercoledì 18 maggio sulla guerra, in diretta. A Kiev parte il primo processo per crimini di guerra: Vadim Shishimarin, 21 anni, è accusato di aver ucciso deliberatamente un civile di 62 anni che era in bici

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Un gruppo di combattenti usciti dall’acciaieria Azovstal (Epa)

• La guerra in Ucraina è arrivata all’84esimo giorno.
• Sia Kiev che Mosca confermano che i negoziati sono al momento sospesi.
Finlandia e Svezia hanno chiesto ufficialmente l’ingresso nella Nato: i leader dei due Paesi saranno giovedì da Biden. Il presidente turco Erdogan si è detto contrario all’adesione.
• Oggi la Duma, la camera bassa del Parlamento russo, esaminerà una bozza di risoluzione che vieta lo scambio dei combattenti ucraini arresi e evacuati dall’acciaieriaAzovstal.
• Oggi in Italia si vota alla Camera la conversione del decreto Ucraina, già approvato al Senato. Il governo ha posto la fiducia.

Ore 07:50 – La Duma «valuterà l’uscita di Mosca da Oms e Wto»

La camera bassa del Parlamento russo – la Duma – si sta distinguendo, in queste settimane, per le sue posizioni sempre più estreme, cui dà spesso voce il presidente dello stesso organismo, Vjaceslav Volodin.

Nelle prossime ore — secondo quanto riportato dal quotidiano economico Kommersant, un tempo tra i più autonomi e rispettati della scena giornalistica russa — la Duma potrebbe valutare il possibile ritiro del Paese dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dall’Organizzazione mondiale del commercio (Wto).

Il quotidiano cita il vicepresidente della Duma, Pyotr Tolstoj.

Ore 07:39 – Il flop economico degli autocrati, da Xi a Putin

(Federico Fubini) Tre anni fa, il direttore del «Financial Times» fu scortato lungo i corridoi del Cremlino fino alla sala dove doveva incontrare Vladimir Putin. Il giornalista, Lionel Barber, era al suo ultimo grande colpo prima di lasciare la guida del quotidiano di Londra. Putin quel giorno del 2019 affidò a Barber parole memorabili: «L’idea liberale è diventata obsoleta. È entrata in conflitto con gli interessi della maggioranza schiacciante della popolazione. Chi non prende rischi non beve mai champagne».

Non è trascorso molto tempo da queste dichiarazioni, eppure sembrano di un’era passata. Gli ultimi giorni hanno consegnato ai grandi autocrati dati economici che riflettono impietosamente i loro evitabili errori.

(Qui l’articolo completo di Federico Fubini, con i dati del «flop economico» degli autocrati)

Ore 07:35 – «Qualcuno vuole trascinarci in guerra»

(Greta Privitera) Natalia Gavrilita ripete «pace», «calma» e «negoziati» come fosse un mantra. Pesa ogni parola con precisione perché in un attimo l’equilibrio fragile del suo Paese potrebbe essere messo in discussione da una dichiarazione di troppo.

La prima ministra moldava, 44 anni, dal 2021 accanto alla presidente europeista Maia Sandu, non poteva immaginare che durante il suo mandato avrebbe dovuto affrontare una crisi internazionale di questa portata.

Mentre Putin bombarda, lei si ritrova a essere la premier del Paese più povero d’Europa — fino al 1991 parte dell’Unione Sovietica — e totalmente dipendente dal gas russo. Con a est l’Ucraina dilaniata da una guerra e nei suoi confini una regione separatista troppo simile al Donbass per stare tranquilli: la Transnistria.

Da fine aprile, in Transnistria alcune «esplosioni misteriose» hanno alzato il livello di allarme. I russi, accusati di mire espansionistiche, dicono: «Sono stati gli ucraini». Per gli ucraini «sono stati i russi».

Secondo lei chi è il mandante di quelle esplosioni?
«Una cosa mi è chiara: questi incidenti sono causati da parti interessate che cercano di destabilizzarci e trascinarci in una guerra indesiderata. Sono attacchi mascherati per creare panico e insicurezza».

La Svezia e la Finlandia stanno per entrare nella Nato abbandonando la neutralità. Anche voi siete neutrali.
«Sì, e vogliamo restarlo. La neutralità della Moldavia è sancita dalla costituzione ed è ampiamente sostenuta dalla popolazione».

Non avete aderito alle sanzioni contro la Russia.
«La nostra è una situazione precaria, abbiamo aderito a molte dichiarazioni che condannano la guerra contro l’Ucraina e abbiamo intrapreso tutte le azioni che per noi risultano possibili, proporzionate alle nostre risorse. Gli amici ucraini capiscono».

In che rapporti siete con Putin?
«Siamo un Paese pacifico e neutrale che crede nel dialogo diplomatico. Però c’è forte preoccupazione per le nostre risorse energetiche».

Qui l’intervista integrale

Ore 07:32 – Perché, per Zelensky, è «il giorno più duro»

(Andrea Nicastro) «Un giorno difficile» dice il presidente Zelensky nel video per l’uscita dei suoi soldati dalla trappola di Mariupol.

Eppure, è il giorno in cui esseri stremati, amputati, affamati lasciano i bunker e tornano umani, riconquistano la speranza di un destino diverso.

Certo, dal punto di vista militare è «un giorno difficile» perché Mariupol cade. Il corridoio tra Russa e Crimea è completo e permette a Mosca di mantenere il suo status di superpotenza. Su quella lingua di terra, potranno viaggiare testate nucleari fino al porto di Sebastopoli e finire nei sottomarini che garantiscono la reazione atomica contro qualunque aggressore. Militarmente, Mariupol è una preda indispensabile per le ambizioni russe, ma allo stesso tempo un’amputazione dolorosa per l’Ucraina. Inaccettabile, nelle dichiarazioni pre-trattativa.

Ma per il presidente Zelensky il giorno è «difficile» anche per un altro motivo. Il suo ordine ai resistenti di Mariupol di cessare i combattimenti è anche un colpo alla leggenda del patriottismo ucraino.

Eppure questo potrebbe essere un momento di svolta positivo.

(Qui l’articolo completo)

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Le forze di Kiev liberano il confine, sempre più disertori tra i russi

martedì, Maggio 17th, 2022

di Daniele Raineri

Ruska Lozova (a nord di Kharkiv) – “Ce l’abbiamo fatta presidente, ci siamo arrivati”. Il caposquadra dei soldati ucraini guarda in camera e si rivolge in via diretta al presidente Zelensky, perché sa che il valore simbolico del momento è fortissimo. “Abbiamo raggiunto il confine russo. Qui con noi c’è una guardia di frontiera, da adesso passiamo il controllo di questa posizione a lui”. Domenica un gruppo di militari ucraini della Difesa territoriale – 127ma brigata, non un’unità speciale, ma la manovalanza di questo conflitto – ha raggiunto il confine a nord di Kharkiv, nella zona di Ternova e con un telefonino ha girato un video per annunciare: abbiamo cacciato i russi da dove sono venuti. Il presidente Zelensky, che riconosce al volo un buon colpo d’immagine, ha subito risposto ai soldati con molti ringraziamenti.

Il tono degli ucraini ricorda il celebre bollettino della vittoria scritto dall’esercito italiano alla fine della Prima guerra mondiale: “I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza”, basta sostituire la Russia di Vladimir Putin al posto dell’Impero austro-ungarico e le pianure verdi a Nord di Kharkiv al posto delle valli. Fatte le debite proporzioni, il risultato è significativo per l’Ucraina. Ottanta giorni fa le due irruzioni dal confine Nord da parte dei soldati russi erano state le più forti, sopra Kiev e sopra Kharkiv. Ora entrambe possono essere dichiarate fallite e le due città non sono mai state conquistate.

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Svezia e Finlandia nella Nato, Putin ammorbidisce i toni: «Non c’è una minaccia per la Russia»

martedì, Maggio 17th, 2022

di Fabrizio Dragosei

Per il presidente russo sarebbe inaccettabile lo spostamento di strutture militari nel Nord Europa, ma non l’adesione in sé: gli Usa «aggravano» la situazione, diversa la situazione di Kiev

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Vladimir Putin (a destra) al Cremlino con i presidenti dei cinque Paesi alleati della Russia nell’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva e il segretario dell’Otsc (foto Ap)

Ancora una volta Vladimir Putin ha spiazzato i suoi principali collaboratori che ora dovranno correre per allinearsi e non sostenere cose sbagliate sull’ingresso della Finlandia e della Svezia nella Nato. «Non c’è alcuna minaccia immediata alla Russia da un’espansione che includa questi due Paesi», ha detto ieri il leader russo. Ma come, nessun problema? E allora tutto quello che Mosca ha sempre detto contro l’eventualità che l’Ucraina entrasse nell’Alleanza Atlantica?

Il presidente russo parlava ad alcuni colleghi dei Paesi ex sovietici. Putin ha fatto una importante distinzione tra ingresso nella Nato e avvicinamento delle infrastrutture militari occidentali ai confini con la Russia. «Per quanto riguarda l’espansione, inclusi i nuovi membri Finlandia e Svezia, la Russia non ha questioni con questi Stati, nessuno». Il problema, ha spiegato il capo del Cremlino ai suoi interlocutori che lo ascoltavano in religioso silenzio, è l’uso «aggressivo» dell’allargamento da parte degli Stati Uniti che stanno «aggravando» una situazione già molto tesa.

Per essere chiari, per Mosca sarebbe inaccettabile uno spostamento ad Est delle strutture militari dell’Alleanza che, fino ad oggi, sono sempre rimaste sul territorio degli storici membri. Quelli, per capirci, entrati prima del crollo del muro di Berlino nel 1989 e dello scioglimento dell’Urss nel 1991. «L’allargamento è certo un problema che viene creato a mio avviso in modo del tutto artificiale in quanto lo si fa negli interessi di politica estera degli Usa», ha detto Putin. «In sostanza, la Nato viene usata come strumento di politica estera di un solo Paese».

L’ingresso di Finlandia e Svezia in sé non viene osteggiato. «Ma l’allargamento dell’infrastruttura militare a questi territori indubbiamente susciterebbe una nostra reazione di risposta. Partendo dai pericoli che sarebbero creati per noi, decideremo quale tipo di reazione». Tanto Helsinki che Stoccolma hanno già detto che se l’adesione andrà avanti, non si stabiliranno sul loro territorio basi straniere e non arriveranno armi nucleari. Quindi da questo punto di vista non sarebbero previsti conflitti.

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Mariupol, gli irriducibili della Azovstal e il lungo assedio: ora il dilemma della resa

martedì, Maggio 17th, 2022

di Lorenzo Cremonesi

Durante la battaglia l’immagine dei militanti dell’Azov è mutata nella percezione della popolazione: da nazionalisti fanatici, addirittura «nazisti», a patrioti in grado di esprimere la volontà di difendere la libertà di tutti

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UMAN — A questo punto gli irriducibili che per oltre due mesi hanno resistito all’assedio russo nelle acciaierie Azovstal di Mariupol sono assurti a simbolo della forza e del coraggio ucraini. Non solo nel Sud, ma in tutto il Paese, a partire dall’esercito di volontari che da febbraio a fine marzo seppero tenere testa alle brigate inviate da Putin con l’ordine preciso di catturare Kiev e rovesciare il governo Zelensky.

Non è facile essere simboli. Lo sanno bene anche loro. Infatti, tra i combattenti che sin dall’inizio accettarono di andare volontari a difendere Mariupol, che sarebbe stata la prima città presa di mira dai russi in avanzata dal Donbass verso la Crimea, ci sono il meglio delle unità dei Marines, assieme alla Guardia Nazionale e soprattutto i volontari del battaglione Azov. Gente motivata, bene armata, addestrata, disposta a combattere con ogni mezzo e a morire, se necessario.

Parlando con gli sfollati e i sopravvissuti alla tragedia di Mariupol arrivati a Zaporizhzhia sin dal 3 maggio, quando l’Onu riuscì a negoziare con i russi l’evacuazione dei civili intrappolati nell’acciaieria, abbiamo raccolto parole di grande rispetto per loro. «Erano come degli angeli. Passavano ogni giorno tra noi civili a portare un poco di cibo e scherzare per qualche minuto con i bambini», raccontavano.

L’immagine

In quel lungo periodo di battaglia e morte anche l’immagine dei militanti dell’Azov è radicalmente mutata nella percezione della popolazione: da nazionalisti fanatici, addirittura «nazisti» coperti da tatuaggi razzisti, a patrioti in grado di esprimere la volontà di difendere la libertà di tutti. «Non ci arrenderemo mai. In ogni caso Putin non fa prigionieri. Se ci arrendessimo verremmo uccisi subito. In verità siamo già morti», comunicavano nei loro messaggi sino a qualche giorno fa. Erano diventati gli eroi dell’Ucraina invitta e decisa a non arrendersi.

«Quelli di Azov sono come dei fantasmi, i russi ne sono terrorizzati, appena ne sentono parlare sparano a casaccio, abbattono interi palazzi pur di prenderne due», diceva l’altro giorno una famiglia appena uscita. Tra le leggende fiorite per rafforzare la loro aura di invincibilità generosa, c’era quella della loro capacità di muoversi agili e veloci tra le macerie della città. «Fanno sortite notturne, si spostano come pantere, attaccano le pattuglie russe e rubano loro armi e munizioni, per questo continuano a sparare», raccontava un ragazzino, non nascondendo che «da grande» anche lui sarebbe diventato uno di loro.

Noi oggi sappiamo che la loro capacità di combattimento è stata accuratamente pensata e preparata ben prima dell’attacco russo. Sembra sia stato lo stesso Zelensky a sostenere la necessità di portare cibo e munizioni nel dedalo di sotterranei sotto l’acciaieria, circa una settimana prima della guerra. Da allora hanno avuto la capacità di risparmiare le munizioni: i russi rovesciavano cascate di fuoco, ma loro rispondevano centellinando i proiettili, a ogni colpo doveva seguire una vittima russa. I loro video, le dichiarazioni, assieme alle foto passate sui social sono diventati parte di una grande epopea, assieme alle vicende degli sposi nei sotterranei, dei loro bambini, della loro lotta con le necessità quotidiane come lavarsi e mangiare.

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Ucraina Russia, le news sulla guerra di oggi | Azovstal, battaglia finita: i difensori lasciano l’acciaieria. Zelensky: gli eroi ci servono vivi

martedì, Maggio 17th, 2022

di Lorenzo Cremonesi, Giusi Fasano, Marco Imarisio, Marta Serafini

Le news di martedì 17 maggio sulla guerra, in diretta. Oltre 260 combattenti ucraini di cui 53 feriti sono stati evacuati dall’acciaieria Azovstal

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• La guerra in Ucraina è arrivata all’83esimo giorno.
• Nella serata di ieri è cominciata l’evacuazione dei militari dalle acciaierie Azovstal di Mariupol, con diversi bus. L’annuncio del comandante del battaglione Azov Denis Prokopenko in un video sui social: «Per salvare vite, la guarnigione sta attuando la decisione approvata dal comando supremo».
• «Speriamo di poter salvare i nostri ragazzi», perché l’Ucraina «ha bisogno di eroi vivi, e penso che ogni persona giudiziosa capirà queste parole», ha detto il presidente Zelensky, confermando l’avvio dell’evacuazione dei militari.
• La Finlandia e la Svezia hanno chiesto ufficialmente l’ingresso nella Nato. Il presidente turco Erdogan si è detto contrario.
• La città di Leopoli nell’Ucraina occidentale, a circa 70 km dal confine con la Polonia, ha subito nella notte un massiccio attacco missilistico.

Ore 07:53 – Le difficoltà dell’esercito di Mosca sono arrivate sulla tv russa

La propaganda russa ha fino ad ora mantenuto un profilo estremamente aggressivo, sulla tv di Stato russo. Ma qualcosa – specie in questi ultimi giorni – sembra essere cambiato.

Nelle scorse ore , nel corso del più popolare talk show russo, Mikhail Khodaryonok — un giornalista esperto di questioni militari — ha sorpreso tutti, affermando che le informazioni che parlano di una demoralizzazione delle truppe ucraine «sono false», che anzi gli ucraini son o«molto motivati e pronti a morire per il loro Paese» (la cui stessa esistenza era stata messa in discussione da Putin), e che la Russia si trova «in una posizione di isolamento geopolitico totale», con Paesi come India e Cina «che non stanno completamente al nostro fianco». «Di fatto, anche se odiamo ammetterlo, tutto il mondo è contro di noi», ha detto.

Qui sotto il video, con sottotitoli in inglese (del giornalista Bbc Francis Scarr).

Ore 07:49 – L’Europa divisa sulle sanzioni

(Gianluca Mercuri) Ci sono delle divisioni tra gli europei sulle sanzioni alla Russia: e il tema si sta complicando.

Già il quinto pacchetto, quello sul carbone, era stato una fatica. Ma il sesto, che riguarda il petrolio ed è annunciato da settimane, proprio non si sblocca.

•Il no dell’Ungheria
A mettersi di traverso è sempre il premier ungherese Viktor Orbán. L’Unione europea contava di convincerlo pagandogli la riconversione degli impianti a tipi di greggio diversi dal russo. Ma, scrive Francesca Basso, «l’Ungheria non è sola, dietro di lei ci sono anche Slovacchia, Repubblica ceca, Bulgaria e Croazia ad avere forti riserve sull’embargo. L’impatto economico sarà forte per diversi Stati membri».

•Orbán contro l’Occidente
Il problema però è più ampio, e il premier ungherese nemmeno prova a nasconderlo. Anche ieri ha tuonato contro l’Occidente, accusato di essere in preda a una «follia suicida». Si riferiva, ancora una volta, alla «follia di gender» e al «grande programma per la sostituzione della popolazione europea». La teoria della «grande sostituzione» è una tesi complottista secondo cui l’immigrazione serve a sostituire i bianchi cristiani. Orbán non è affatto isolato neanche qui: la tesi riaffiora frequentemente anche tra le destre europee occidentali.

• Le nubi sull’economia
La guerra pesa, suscita scenari preoccupanti, offusca le previsioni. A cominciare dal quelle della Commissione europea:
– Eurozona: a febbraio stimava una crescita dell’eurozona al 4% per il 2022 e al 2,8 per il 2023, ora è scesa al 2,7 e al 2,3.
– Italia: Per l’Italia, la previsione è passata dal 4,1 al 2,4 per quest’anno e dal 2,3 all’1,9 per il prossimo.
-Inflazione: l’Unione a 27 passerà dal 2,9% del 2021 al 6,8 di quest’anno, per scendere nel 2023. Nell’eurozona, l’inflazione del 2023 toccherà il 6,1, «il tasso più alto nella storia dell’unione monetaria», sottolinea l’eurocommissario all’Economia Paolo Gentiloni.

•L’incognita del gas
L’embargo al gas russo, aggiunge Gentiloni, determinerebbe una «crescita negativa» per l’economia europea. Insomma una recessione. La Commissione sottolinea anche che l’Italia «essendo uno dei principali importatori di gas russo, sarebbe gravemente colpita da improvvise interruzioni delle forniture».

•Germania in picchiata
Con un Pil previsto all’1,6, la locomotiva d’Europa tocca il livello più basso tra i 27, esclusa l’Estonia. Bisogna avere questo dato in mente per inquadrare l’intervista che il ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner ha rilasciato a Federico Fubini. I toni sono duri: chiede ai partner (sottinteso: anzitutto l’Italia) di abbassare debito e deficit, altrimenti la Banca centrale europea avrà difficoltà ad alzare i tassi per combattere l’inflazione; dice no al tetto al prezzo del gas (proposto dall’Italia), perché teme tagli dei russi alle forniture. No anche a un nuovo Recovery Plan postbellico. E no a un abbandono definitivo delle rigide regole di bilancio europee. È il volto tradizionale (e spaventato) della Germania, ma non l’unico.

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La guerra al punto di partenza, i russi seguono il copione di sempre: conquistare dopo aver distrutto

lunedì, Maggio 16th, 2022

testo di Francesca Mannocchi – foto di Alessio Romenzi

La guerra in Ucraina che sta entrando nel suo terzo mese ha cambiato natura.

Prima del 24 febbraio gli osservatori e analisti militari ritenevano che la schiacciante superiorità numerica vantata dall’esercito russo rendesse la vittoria una mera questione di tempo, in pochi si chiedevano se la Russia avrebbe vinto, la domanda era piuttosto quanto velocemente l’avrebbe fatto.

ALESSIO ROMENZI 

Quello che gli analisti non prendevano in considerazione, come sottolinea Liam Collins, direttore del Modern War Institute, l’accademia militare degli Stati Uniti a West Point era che «le prestazioni in tempo di guerra sono influenzate da qualcosa di più del funzionamento delle armi. Il successo in battaglia è anche una funzione della strategia, dell’impiego operativo, della dottrina, dell’addestramento, della leadership, della cultura e della volontà di combattere». Tutti fattori che l’Ucraina ha dimostrato di poter vantare e che alla Russia fanno difetto. L’addestramento, la motivazione e la leadership – oltre al compatto supporto operativo dell’Occidente – spiegano la liberazione di Kiev, un mese fa, e quella di Kharkiv anch’essa libera da pochi giorni, e spiega anche perché l’esercito russo non sia ancora riuscito a impossessarsi di quello che è diventato lo scopo centrale dell’offensiva: la conquista dell’intera regione che fa capo alle province di Donetsk e Lugansk, in Donbass.

ALESSIO ROMENZI 

In Donbass, a contrastare l’avanzata russa, agiscono le truppe della Joint Forces Operation (JFO), alcuni dei soldati più preparati e meglio addestrati dell’esercito ucraino, che hanno acquisito esperienza negli ultimi otto anni di guerra.

L’errore di valutazione del presidente russo Putin non sono da addebitarsi solo a una malintesa sovrapposizione tra russofonia e consenso, ma anche alla sottovalutazione dei progressi raggiunti dall’esercito di Kiev che, dopo la guerra iniziata nel 2014 in Donbass, è stato completamente trasformato e revisionato, nella temuta attesa che quel conflitto rimasto confinato sulla linea di contatto si sarebbe prima o poi trasformato in un’operazione su larga scala.

Così, a partire dal 2016, quando l’ex presidente Petro Poroshenko ha emanato il Bollettino di difesa strategica, i vertici della difesa e l’esercito sono stati riformati con l’ausilio dell’Occidente. Gli uomini che oggi combattono in Donbass non sono gli stessi del 2014, hanno una visione strategica oltre alle armi. I russi, invece, continuano a mettere in atto lo stesso copione, lo dimostrano i dati sul campo di battaglia a partire dal 18 aprile, inizio della seconda fase dell’offensiva. Fallita l’operazione a Kiev, e allora già in difficoltà a Kharkiv, i russi hanno spostato l’obiettivo sul Donbass agendo come da copione: gli obiettivi che restano per giorni sotto attacco aereo e sotto il fuoco dell’artiglieria e i soldati che avanzano dichiarando la “liberazione” dei villaggi. Hanno fatto così con Kreminna, hanno fatto lo stesso con Popasnia.

ALESSIO ROMENZI 

Pesanti bombardamenti che radono al suolo obiettivi militari e aree residenziali lasciando le strade distrutte e punteggiate da profondi crateri, strade in cui avanzano poi da carri armati, cannoni semoventi e i mezzi per il trasporto di personale che attraversano medi o piccoli centri abitati della regione mineraria del Donbass, diventati però più rovine che città.

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Infortuni, tremolii e pallore “Putin operato per un cancro”

lunedì, Maggio 16th, 2022

Francesco Semprini

Il ricovero d’urgenza, l’intervento affidato a specialisti sottoposti a controlli su più livelli e un piano di «supplenza» della durata di dieci giorni. Sono questi alcuni particolari, confermati da fonti informate, in merito al presunto ricovero e intervento al quale è sottoposto Vladimir Putin affetto – sembra – dal cancro. «Ci sono prove secondo cui, all’incirca una settimana fa, c’è stata una corsa in clinica del presidente russo, era notte, stava molto male», affermano le fonti. Il Cremlino nega categoricamente che il leader soffra di problemi di salute, ma diversi testimoni raccontano che, anche ad occhio nudo, si sia notato un deterioramento delle condizioni del 69enne leader russo. Segnali nitidi come «il trascinare la gamba destra durante la parata del 9 maggio, il braccio storto, il viso pallido, l’aspetto esausto».

Putin ha subito alcuni infortuni di recente, principalmente alla schiena dopo essere caduto una volta da cavallo e in un’altra occasione nel 2017 durante una partita di hockey. Inoltre, il video di un incontro tra Putin e il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu di aprile mostrava il presidente stretto al tavolo mentre appariva irrequieto per tutta la riunione. Alcuni hanno suggerito che le sue condizioni indicassero un caso di morbo di Parkinson. Mercoledì, poi, Putin ha saltato la partita annuale di hockey su ghiaccio a Sochi, apparendo invece in un video con segni sul viso. La testata russa «The Project», specializzata in giornalismo investigativo, ha nei giorni passati raccontato che Putin è stato visto da uno specialista oncologo almeno 35 volte negli ultimi anni. Il leader del Cremlino sarebbe diventato «paranoico sulla sua salute», prosegue la pubblicazione, al punto tale da rivolgersi a rimedi alternativi, ovvero «terapie non convenzionali e barbare». Secondo The Project, tra queste ci sarebbe il rituale del bagno nel sangue estratto dalle corna di cervo, che vengono tagliate via mentre crescono e sono ancora piene di sangue fresco. In una registrazione ottenuta dalla rivista New Lines si sente un oligarca vicino al Cremlino dire che Putin è «molto malato di un tumore al sangue».

Si tratta di una rara testimonianza da parte di qualcuno con comprovati legami con il governo russo che conferma la malattia del «suo» presidente. In merito al ricovero del capo del Cremlino tutto sarebbe stato curato nel dettaglio, l’operazione fissata di notte e tra l’1 e le 2, in una data che può essere non più tardi di oggi, e col personale medico all’opera da almeno quattro giorni prima. I medici sono «solo specialisti russi che hanno superato un controllo su diversi livelli». Secondo le fonti, per coprire l’assenza del presidente sono all’opera due sosia che si occuperanno delle apparizioni in pubblico qualora sia necessario. Per il resto sono già stati «confezionati» video di Putin che partecipa a riunioni e firma leggi per far sembrare che stia ancora lavorando. I filmati registrati prevedono brevi discorsi, partecipazione agli incontri, commenti agli eventi programmati, firme di decreti, approvazione e condanna di vari eventi e figure. I funzionari del Fsb (i servizi segreti esteri) hanno blindato una «copertura» di almeno dieci giorni per far sembrare che Putin abbia il pieno controllo del Paese. Entro cinque giorni sarà possibile avere un’idea dell’esito dell’intervento, avvertono alcune fonti raccolte nel canale Telegram di contro informazione presumibilmente gestito da un ex generale dei servizi segreti esteri russi noto con lo pseudonimo di «Viktor Mikhailovich».

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