Archive for the ‘Esteri’ Category

Frattura diplomatica. Schiaffo Usa: “I cinesi cambino il regime”

venerdì, Luglio 24th, 2020

“È ora che i cinesi cambino la guida del partito comunista”. Stavolta il segretario di stato americano Mike Pompeo, parlando alla Richard Nixon Presidential Library, si rivolge direttamente ai cittadini della superpotenza asiatica, e il suo appello è di quelli destinati a segnare una svolta nell’escalation dei rapporti tra Washington e Pechino. Per la prima volta, rotti gli indugi e superate le ultime cautele, l’amministrazione Trump in pieno clima da Guerra Fredda ipotizza un cambio di regime in Cina. E quello del tycoon, per ora tramite le parole del capo della diplomazia Usa, rappresenta un vero e proprio schiaffo a Xi Jinping: un leader finora guardato con benevolenza dalla Casa Bianca, ma adesso dipinto da Pompeo come “un presidente che crede nell’ideologia totalitaria”, alla stregua di altri dittatori e tiranni in giro per il mondo.

“Il Partito Comunista cinese – ha affondato il segretario di stato – ha paura delle opinioni oneste dei cinesi più di qualsiasi altro nemico straniero, e gli Stati Uniti devono impegnarsi a rafforzare i cinesi”. Sono lontani i tempi in cui Trump lodava Xi, non nascondeva la sua invidia per la forza e la longevità della leadership del presidente cinese e sognava di avere con lui uno storico incontro.

Le ultime settimane hanno cambiato lo scenario: il pugno duro di Pechino a Hong Kong, la repressione degli uiguri, le accuse sulle responsabili della pandemia di coronavirus, la corsa al vaccino, le mire espansionistiche di Pechino sul Mare del Sud della Cina. L’amministrazione Trump – oltretutto in costante ricerca di nemici su cui fondare la propria campagna elettorale – ha assunto una posizione molto più dura. È la linea del “law & order” traslata nello scacchiere internazionale. 

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Accordo sul Recovery Fund al Consiglio Ue. Giuseppe Conte: “Ora possiamo cambiare volto all’Italia”

martedì, Luglio 21st, 2020

Ci sono voluti quattro giorni e quattro notti, ma alla fine un lungo applauso ha sancito l’accordo al vertice europeo sul Recovery Fund ed il Bilancio Ue 2021-2027. Sintomo che “l’Europa è solida, è unita” ha esultato il presidente del Consiglio europeo Charles Michel dopo una maratona negoziale di oltre 90 ore che ha fatto del summit il più lungo della storia dell’Unione.

All’Italia l’intesa porta una dote di 209 miliardi. Un piatto ancora più ricco (82 miliardi di sussidi e 127 di prestiti) rispetto alla proposta della Commissione di maggio, che destinava al nostro Paese 173 miliardi (82 di aiuti e 91 di prestiti). Una quota “davvero molto consistente: il 28% – dice molto soddisfatto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte – Abbiamo anche migliorato l’intervento a nostro favore, se consideriamo la proposta originaria della Commissione Ue e della presidente von der Leyen. Avremo una grande responsabilità: con 209 miliardi abbiamo la possibilità di far ripartire l’Italia con forza e cambiare volto al Paese. Ora dobbiamo correre”, rimarca Conte, affermando di aver conseguito questo risultato “tutelando la dignità del nostro Paese”.

″È un momento storico per l’Europa e per l’Italia” dice ancora, “siamo soddisfatti: abbiamo approvato un piano di rilancio ambizioso e adeguato alla crisi che stiamo vivendo”. Ora il ritorno in patria, con la convinzione che “il Governo italiano è forte: la verità è che l’approvazione di questo piano rafforza l’azione del Governo italiano”. Uno dei temi che riemergeranno è quello del ricorso al Mes, ma Conte ribadisce ora con più forza che “non è il nostro obiettivo, l’obiettivo è valutare il quadro di finanza pubblica e le necessità e valutare gli strumenti nel migliore interesse dell’Italia. Il piano che oggi approviamo ha assoluta priorità nell’interesse dell’Italia. Ci sono prestiti molto vantaggiosi”. Anzi la speranza di Conte è che il Recovery Fund possa “contribuire a distrarre l’attenzione morbosa attorno al Mes”.

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Mark Rutte nel ruolo del Grande Cattivo: la metamorfosi dell’ex alleato di Angela

lunedì, Luglio 20th, 2020

di Paolo Valentino

Mark Rutte nel ruolo del Grande Cattivo: la metamorfosi dell'ex alleato di Angela

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BERLINO – «Mark Rutte si comporta come un poliziotto», ha detto ieri il premier bulgaro Bojko Borisov. Perfino Viktor Orbán, il tribuno ungherese, lo ha accusato di avere «uno stile comunista». E Antonio Costa, primo ministro del Portogallo, ha chiosato: «L’opposizione dei quattro frugali non è più accettabile».

Se una narrazione rimarrà di questo Consiglio europeo, sarà quella del «cattivo» Mark Rutte, l’olandese volante che con la sua intransigenza ha tenuto in scacco l’Europa. È lui il leader morale e la punta di lancia della «banda dei quattro», Olanda, Austria, Danimarca e Svezia. È lui, dottor Strarigore, ad argomentare con alterigia tutta calvinista che la solidarietà non è mai gratis e chi la fornisce deve poter controllare come i soldi vengano usati. È lui ad ammonire con un eterno sorriso i Paesi del Sud, ricordando loro l’importanza di non vivere al di sopra dei propri mezzi. È una questione filosofica per Rutte, che ne fa regola di vita: il premier liberale vive da solo in un modesto appartamento, va al lavoro in bici e fa volontariato insegnando studi sociali in un liceo.

Secondo l’Economist assomiglia a un «prete che prende troppa caffeina», in altre parole non avrebbe veramente il profilo del «cattivo». Eppure, Charles Michel, con la benedizione di Angela Merkel, ha già fatto molto per venirgli incontro, sia sul volume del Recovery Fund sia sulle condizionalità, immaginando un meccanismo di controllo che se non dà il veto a ogni singolo Paese, come vorrebbe Rutte, arriva perfino a coinvolgere i (temuti) ministri delle Finanze. Ma Rutte non molla: «Gli olandesi e gli altri tre frugali hanno già ottenuto molto, ma sono troppo intelligenti per dire grazie», osserva un diplomatico europeo che partecipa ai negoziati.

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Mario Monti: “La pretesa dell’Olanda va contro i trattati”

domenica, Luglio 19th, 2020

Il bicchiere è comunque mezzo pieno, secondo Mario Monti. Il professore, che di trattative a livello europeo ne ha vissute molte, da commissario alla Concorrenza prima e da presidente del Consiglio poi, scrive sul Corriere della Sera che “nonostante le divisioni, i passi compiuti in questi mesi dall’Europa sono tanti, impensabili fino all’anno scorso”. 

Monti entra nello scontro in atto fra l’Italia da una parte, l’Olanda con i Frugali dall’altra, su due temi. Primo, le condizionalità: secondo il professore, è giusto che ci siano condizioni da rispettare, ”è naturale che queste siano proposte dalla Commissione e approvate dal Consiglio”. “L’atteggiamento negoziale più proficuo, ad esempio per l’Italia, non è di respingere la condizionalità come lesione della sovranità nazionale ma, al contrario, di stare al gioco chiedendo che, in un’Europa che con il Recovery Fund si integra maggiormente, si applichino a 360 gradi condizioni più adatte ad un sistema integrato che ad una collezione disparata di Paesi corsari”. Ad esempio che “si inserisse già nel Recovery Fund un riferimento ad un programma preciso, con scadenze e modalità definite, per una revisione, più incisiva di quelle fatte in passato, dei regimi fiscali comportanti forme di concorrenza sleale e dannosa ai sensi dell’Ocse e del Codice di condotta vigente in sede Ue”.

Secondo, i controlli. “La pretesa dell’Olanda che a verificare il corretto utilizzo dei fondi sia il Consiglio, al limite con il potere per ogni Stato di opporsi alla decisione favorevole del Consiglio, è in contrasto, come ha giustamente sostenuto il presidente Conte, con il Trattato” scrive Mario Monti, ricordando che episodi del passato di controllo non riuscito su Stati membri, come per Francia e Germania nel 2003 o per la Grecia nel 2010.

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Incendio alla cattedrale di Nantes, fermato un sospetto: indagini in corso

domenica, Luglio 19th, 2020

NANTES – È stato fermato un uomo a Nantes dopo l’incendio che ieri ha danneggiato il cuore della cathédrale Saint-Pierre-et-Saint-Paul. Come ha reso noto noto il canale di notizie francese Bfm, si tratta di un volontario che il giorno prima del rogo era stato incaricato di chiudere a chiave la chiesa.

Francia, incendio nella cattedrale di Nantes: distrutto il grande organo centrale. Pm: “Seguiamo pista criminale”

Sono in corso verifiche degli inquirenti sulla sua posizione mentre la polizia scientifica sta continuando a fare rilievi. La situazione era apparsa poco chiara già poco dopo l’intervento dei vigili del fuoco della Loira Atlantica. All’interno avevano rilevato tre focolai diversi. Le fiamme divampate sono riuscite a distruggere il grande organo centrale della cattedrale gotica.

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Recovery Fund, gli equilibri: l’Olanda di Rutte è una nuova Gran Bretagna?

domenica, Luglio 19th, 2020

di Federico Fubini

Recovery Fund, gli equilibri: l'Olanda di Rutte è una nuova Gran Bretagna?

Che le strutture di potere in Europa siano più complesse di quanto a volte ci si voglia illudere a Roma, Parigi o anche a Berlino era parso chiaro già una decina di giorni fa. Era stato l’ultimo segnale, il più chiaro, che il negoziato sul Recovery Fund sarebbe stato cosparso di trappole. Nadia Calviño, la ministra dell’Economia spagnola sostenuta da Germania, Francia e Italia, è rimasta bruciata nella corsa per la presidenza dell’Eurogruppo. Sottotraccia, una coalizione di Paesi piccoli è riuscita a far eleggere l’irlandese Paschal Donohoe: il ministro di un paradiso fiscale ha sottratto nel tempo decine di miliardi di entrate ai suoi alleati ai quali aveva appena chiesto aiuto. Quel giorno non aveva perso solo Calviño: la sconfitta era soprattutto dei suoi sponsor a Berlino, Parigi, Roma e Madrid. Quattro nazioni che pesano per tre quarti della popolazione e del reddito dell’area euro hanno subito la rivincita di un ceto medio di Paesi europei più piccoli che spesso non si sentono trattati con pari dignità.

È probabile che parte di questo risentimento faccia da sfondo anche alla partita che Mark Rutte, il premier olandese, ha deciso di giocare per due giorni e due notti nel vertice di Bruxelles sul quale l’Europa si gioca molto del suo futuro. A lungo nascosta dietro un approccio di basso profilo, la cancelliera Angela Merkel per un giorno e mezzo ha evitato di mettere il collega dell’Aia sotto pressione con tutto il peso politico della Germania. Ma qualunque sia l’esito del confronto sul Recovery Fund, la questione olandese resterà: dopo il divorzio britannico, l’Europa ha un nuovo socio disposto a sfidare il sistema molto oltre quel che agli altri sembra razionale

L’Olanda di Rutte sarà per anni una spina nel fianco. Un uomo politico che lo conosce bene dice del premier dell’Aia che sa perfettamente quale tipo di Europa non vuole, ma non sa quale vuole. Forse semplicemente non vuole i costi, solo i benefici. Vuole il mercato aperto e le sedi fiscali delle imprese degli altri Paesi del club, ma non intende finanziare il funzionamento del sistema. Vuole una moneta globale, ma chiede un veto del suo parlamento sui programmi europei degli altri governi e non riconosce il lavoro della Commissione.

Proprio nella squadra guidata da Ursula von der Leyen si è capita l’incoerenza di questa posizione, perché le ultime raccomandazioni mandate all’Aia toccano tutti i nervi scoperti: «Correggere pienamente le caratteristiche del sistema fiscale che agevolano la pianificazione fiscale aggressiva» e «garantire la vigilanza e l’applicazione efficaci del quadro antiriciclaggio». In altri termini, Bruxelles sta accusando Rutte di chiudere gli occhi di fronte al riciclaggio e di fingere di smantellare il paradiso fiscale che ha organizzato in Olanda nei suoi dieci anni da premier. Di certo gli esborsi del Recovery Fund, se mai ci si arriverà, saranno vincolati a «riforme» che i Paesi Bassi dovranno affrontare su entrambi i fronti.

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Vertice Ue, Conte disegna la linea rossa: «Niente trucchi sull’uso dei soldi»

sabato, Luglio 18th, 2020

di Lorenzo Salvia

DAL NOSTRO INVIATO
BRUXELLES – Il cielo sopra il negoziato è grigio scuro, proprio come quello di Bruxelles. «Abbiamo ancora da lavorare, ci sono divergenze che non abbiamo risolto» dice il presidente del consiglio Giuseppe Conte, rientrando al The Hotel, quando ormai è passata mezzanotte. Ammette che per il momento siamo alla «fumata nera», che nemmeno l’ultima mediazione sul tavolo del Consiglio europeo è riuscita a sbloccare la situazione. Definisce «coraggiosa» la proposta del presidente del Consiglio Ue Charles Michel ma aggiunge anche che «non è spendibile» e che l’Italia ne ha presentata una alternativa. Tutto fermo, insomma, ognuno nella sua trincea. Del resto questa giornata infinita non era cominciata per niente bene. «La proposta di Mark Rutte è incompatibile con i trattati e impraticabile sul piano politico» dice il premier chiedendo di isolare la posizione olandese sul diritto di veto per i singoli Stati membri che potrebbe bloccare il meccanismo europeo di aiuti.

In appoggio all’Italia interviene il premier spagnolo Pedro Sánchez, qualche poltrona più in là annuisce il presidente francese Emmanuel Macron. La cancelliera tedesca Angela Merkel, invece, aspetta come da copione. E questo all’inizio provoca una certa delusione nella delegazione italiana. Almeno fino alla cena quando è proprio la cancelliera tedesca a innescare la nuova mediazione del presidente Michel. La sua proposta, che magari oggi potrebbe essere rivista, dovrebbe mantenere la cifra iniziale dei 750 miliardi totali, 500 in sovvenzioni, 250 in prestiti. Al massimo ci potrebbe essere una limatura che, specie se dovesse riguardare solo la parte prestiti, l’Italia sarebbe pronta ad accettare.

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Ue, Margrethe Vestager: “Dobbiamo riprenderci insieme. Il Recovery Fund comune è importante”

sabato, Luglio 18th, 2020

“Siamo stati colpiti dalla crisi sanitaria in modo diverso ma dobbiamo riprenderci insieme” specifica a “Stasera ItaliaMargrethe Vestager, commissario europeo alla concorrenza. Sulle tensioni che segnano gli equilibri tra gli Stati membri dell’Unione Europea la vicepresidente chiarisce: “Vediamo delle differenze nel gestire le proprie economie, c’è chi può fare molto mentre altri non hanno le stesse possibilità”, e continua: “Ed è per questo che un Recovery Fund comune è così importante per risollevarci insieme”.

TGCOM

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Coronavirus, nuovo record negli Usa: 77 mila contagi in un giorno. Stretta a Barcellona: «State a casa»

venerdì, Luglio 17th, 2020

Gli Stati Uniti hanno registrato giovedì un nuovo record nei contagi giornalieri di coronavirus, con 77.300 casi in 24 ore che — secondo i conteggi elaborati dalla Johns Hopkins University — portano il totale a oltre 3,5 milioni. Le infezioni sono in aumento in 30 stati, mentre i decessi nell’ultimo giorno sono stati quasi mille, che portano il totale a 138 mila. È l’undicesima volta nell’ultimo mese che il primato viene ritoccato: il record precedente era stato stabilito venerdì scorso, con 68 mila casi. In poche settimane, i casi quotidiani sono più che triplicati: a metà giugno la media era a 25 mila. Negli Stati più colpiti, tra cui Texas e Arizona, sono stati attivati i camion refrigerati per custodire le salme con gli obitori ormai a massima capienza. Nelle scorse ore, intanto l’India ha superato il milione di casi, diventando il terzo Paese a farlo dopo Stati Uniti e Brasile, che sempre ieri ha superato i 2 milioni: tutti e tre i Paesi, la pandemia sta provocando il caos nei sistemi sanitari, nell’economia e nella vita quotidiana dei cittadini.

La Gran Bretagna

Nel frattempo, in Gran Bretagna — terzo Paese al mondo e primo europeo per decessi, con 45 mila — il primo ministro Boris Johnson ha affermato oggi che il Paese non tornerà «alla vita normale» prima di novembre, nella migliore delle ipotesi. Il governo ha però lasciato ai datori di lavoro la decisione sul lavoro da remoto. Secondo quanto racconta il Guardian, Johnson, preoccupato, ha annunciato un ulteriore finanziamento per 3,8 miliardi di euro per il sistema sanitario nazionale, che servirà a preparare il settore sanitario nel caso in cui una seconda ondata di coronavirus si presenti questo inverno. I fondi, che saranno disponibili immediatamente, dovrebbero essere utilizzati per tenere aperti gli ospedali di emergenza fino a marzo e per aumentare il numero di test per il coronavirus condotti al giorno, portandolo così a 500 mila come il governo aveva precedentemente promesso.

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Conte: “Italia e Francia unite nella crisi. Il Consiglio Ue sia pronto all’appuntamento con la storia”

mercoledì, Luglio 15th, 2020

Tra Italia e Francia c’è un “forte spirito di amicizia che ci lega in questa crisi che ha colpito entrambi i Paesi, impegnati a dare nuova linfa e a far ripartire le nostre società”. Ospite dell’ambasciata francese a Roma, a Palazzo Farnese, in occasione delle celebrazioni per la festa del 14 luglio, il premier italiano Giuseppe Conte ha rimarcato la vicinanza tra Roma e Parigi in questi mesi difficili segnati dalla pandemia di coronavirus. “Lo shock è stato forte, ma altrettanto forte è la volontà di superarlo e serve una risposta comune”, ha sottolineato il primo ministro.

“Vogliamo riguadagnare gradualmente la normalità. Vogliamo migliorarla. Di fronte ad una sfida così dura abbiamo l’opportunità unica di reinventare il mondo da lasciare ai nostri figli. Italia e Francia – ha sottolineato Conte – sono chiamate a dare risposte europee. Un’Europa che non lasci indietro nessun membro della sua famiglia, sia responsabile, solidale, resiliente alle crisi, forte nel mondo, più verde, più digitale”. E su questo punto, ha assicurato, “c’è sintonia con quello che sta perseguendo il governo francese”.

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