Archive for the ‘Salute’ Category

Coronavirus, dal 18 maggio la nuova distanza: 2 metri. Le regole per Ristoranti, parrucchieri, estetisti

venerdì, Maggio 15th, 2020

di Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini

Coronavirus, dal 18 maggio la nuova distanza:  2 metri. Le regole per  Ristoranti, parrucchieri, estetisti

L’Italia fa ancora un passo fuori dall’emergenza e prova a riprendersi un altro pezzo di normalità. Salvo rinvii, stasera il presidente Giuseppe Conte parlerà al Paese in vista del nuovo provvedimento sulla fase 2 che allenta le misure restrittive. Il capo del governo ha deciso di procedere con un altro decreto della presidenza del Consiglio (Dpcm), accompagnato però da un decreto legge di un solo articolo che serve arestituire alle Regioni i poteri per riaprire le attività dopo il lockdown: a patto che i dati siano in linea con il monitoraggio del ministero della Salute. Da lunedì 18 maggio, data da ricordare, riaprono i negozi al dettaglio e i centri commerciali, alzano le saracinesche i bar, i ristoranti, i parrucchieri, i barbieri, gli estetisti e anche i mercati non alimentari. Si potrà tornare nei musei, nelle biblioteche, visitare le gallerie d’arte e i siti archeologici. E in molti casi la misura da rispettare salirà a 2 metri.

Venerdì alle 12 Conte illustrerà il decreto riaperture in consiglio dei ministri, poi farà il punto sui protocolli con i presidenti delle Regioni e i ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza. Sul tavolo ci saranno le tabelle e i grafici del monitoraggio del rischio Sars-Cov-2, realizzato regione per regione secondo i 21 punti previsti dal decreto del ministro della Salute. Ma nonostante l’importanza di queste informazioni, non tutti i governatori hanno fatto bene i compiti a casa. Giovedì pomeriggio la Calabria, ad esempio, non aveva ancora inviato i dati, tanto che i ministri Boccia e Speranza hanno scritto ai governatori per segnalare la «criticità nella disponibilità dei dati» e sollecitarne l’invio: «Caro presidente, la completezza e la correttezza dei dati da acquisire costituiscono il presupposto indispensabile per la tenuta del sistema di valutazione del rischio». Per determinarne il livello bisogna incrociare l’eventuale trasmissione «non controllata non ingestibile di Sars-Cov-2» con gli indici di tenuta del servizio ospedaliero locale. «La acquisizione tempestiva dei dati costituisce condizione essenziale per il corretto funzionamento del sistema di rilevazione e contenimento del rischio collegato alla gestione di una nuova epidemia non controllata». Il messaggio è chiaro: le Regioni non riaprono in sicurezza.

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Coronavirus, Fontana: «In Lombardia riaperture solo per chi ha le condizioni di sicurezza»

venerdì, Maggio 15th, 2020

di Giampiero Rossi

La Lombardia traccia il perimetro della «nuova normalità» nell’emergenza coronavirus, indica ai suoi dieci milioni di cittadini il «paradigma» che regolerà le loro vite a partire da lunedì 18 maggio, in attesa che arrivino le indicazioni del governo. E la sostanza è quella annunciata: apre chi può garantire la sicurezza.


La parola ricorrente è «raccomandazioni», ma di fatto le indicazioni contenute nella nuova ordinanza firmata da Fontana sono persino più restrittive rispetto a quelle richieste a livello nazionale. Obiettivo dichiarato: «Garantire la tutela della salute in tutti i luoghi di lavoro della Lombardia», che dal 18 maggio potranno riaprire a prescindere dall’ambito di attività purché siano in grado di assicurare l’adozione delle misure fondamentali per ridurre al minimo il rischio di nuovi contagi.

Si tratta di sei regole ritenute fondamentali per affrontare questa fase 2 che ricalcano quelle già ampiamente reiterate durante queste settimane di convivenza col virus: dall’uso dei dispositivi alle distanze tra le persone, dalla misurazione della temperatura all’osservazione delle linee guida dell’Inail e dell’Istituto superiore di sanità, dall’utilizzo della app per il monitoraggio regionale allo smartworking. Ma tutto quanto è agganciato ai dettami del governo, tengono a sottolineare tutti a Palazzo Lombardia.

L’app da scaricare

Nel dettaglio, almeno fino al 31 maggio i datori di lavoro lombardi dovranno sottoporre il personale, prima dell’accesso al luogo di lavoro, al controllo della temperatura corporea.

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Riapertura parrucchieri, le linee guida Inail: due metri di distanza tra clienti e solo su appuntamento

giovedì, Maggio 14th, 2020

di Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini

Riapertura parrucchieri, le linee guida Inail: due metri di distanza tra clienti e solo su appuntamento

L’Inail ha reso note le linee guida messe a punto dai ricercatori con l’Istituto superiore di sanità e il comitato tecnico scientifico per le riaperture di parrucchieri e centri estetici che potranno ripartire con l’attività da lunedì 18 maggio 2020.

Orari flessibili e turnazione

1. Potranno altresì essere utilizzate barriere separatorie fra aree e postazioni al fine di mitigare il rischio (in particolare per le aree lavaggio)
2. Individuare chiaramente le zone di passaggio, le zone di lavoro e le zone di attesa. 3. Prevedere una distanza minima di almeno due metri tra le postazioni sia di trattamento che di attesa tecnica, anche utilizzando postazioni alternate.
4. Limitare il numero di persone presenti nel locale allo stretto necessario.
5. Prevedere orari di lavoro flessibili e, ove possibile, turnazione dei dipendenti.
6. Ove possibile lavorare con le porte aperte.
7. Eliminare riviste ed ogni altro oggetto che possa essere di utilizzo promiscuo nel locale.

Appuntamenti

1. Le attività avvengono esclusivamente su prenotazione, previo appuntamento on-line o telefonico. A tal fine è necessaria una buona gestione degli orari per evitare le sovrapposizioni di clienti per consentire le operazioni di igienizzazione degli spazi, delle postazioni e degli strumenti di lavoro.
2. In fase di prenotazione, il gestore provvederà ad informare il cliente circa la necessità di osservare le misure di igiene personale (ad es. lavaggio della barba) prima di recarsi al locale per il trattamento.

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Coronavirus, spostamenti fra regioni e nelle seconde case: 21 punti che decidono la nostra estate

martedì, Maggio 12th, 2020

di Fiorenza Sarzanini

Coronavirus,  spostamenti fra regioni e nelle seconde case: 21 punti che decidono la nostra estate

LaPresse

Il primo bilancio sarà tracciato il 15 maggio. Se i dati del monitoraggio disposto dal ministro della Salute Roberto Speranza saranno positivi, a partire dal 1 giugno 2020 potrebbe essere consentito passare da una regione all’altra. La decisione finale spetterà ai governatori che potranno comunque imporre obblighi per l’accesso, primi tra tutti i test sierologici effettuati nella settimana precedente.

Con il via libera sarà consentito trasferirsi nelle seconde case, dunque andare in un luogo diverso dalla residenza pur non avendo esigenze di «lavoro, salute, urgenza» come invece è previsto adesso. Ma per ottenerlo ogni Regione dovrà rispettare i parametri indicati proprio nel decreto sulla “fase 2” firmato dal ministro Speranza il 3 maggio e che è stato subito diffuso proprio per la raccolta dei dati.

Nel provvedimento sono indicati i valori di allerta che devono portare ad una valutazione del rischio congiuntamente nazionale e delle Regioni interessate, per decidere se le condizioni siano tali da richiedere una revisione delle misure adottate o da adottare ed eventualmente anche della fase di gestione dell’epidemia.

Sono 21 indicatori che devono soddisfare tre requisiti:
1. capacità di monitoraggio
2. capacità di accertamento diagnostico, indagine e gestione dei contatti
3. risultati relativi a stabilità di trasmissione e alla tenuta dei servizi sanitari

Capacità di monitoraggio

1. Numero di casi sintomatici notificati per mese in cui è indicata la data inizio sintomi/totale di casi sintomatici notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.
2. Numero di casi notificati per mese con storia di ricovero in ospedale (in reparti diversi dalla Terapia intensiva TI) in cui è indicata la data di ricovero/totale di casi con storia di ricovero in ospedale (in reparti diversi dalla TI) notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.
3.Numero di casi notificati per mesecon storia di trasferimento/ricovero in reparto di terapia intensiva (TI) in cui è indicata la data di trasferimento o ricovero in TI/totale di casi con storia di trasferimento/ricovero in terapia intensiva notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.

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Mascherine a 50 centesimi finite. Per Federfarma “prezzo troppo basso”

martedì, Maggio 12th, 2020

Le mascherine del decreto, quelle a 50 centesimi, sono finite. Federfarma segnala che “nella quasi totalità delle farmacie dove sono state consegnate a prezzo calmierato, per esempio a Roma, le mascherine chirurgiche sono già finite. Non sono state ancora consegnate in altre grandi città come Milano e Torino e c’è ancora stallo sulla carenza di mascherine. I farmacisti sono disponibili alla vendita, ma le ingenti quantità promesse, affinché queste ultime fossero nella disponibilità delle farmacie, purtroppo non sono arrivate. Su questo siamo punto e a capo” ha detto Marco Cossolo, presidente di Federfarma.

“Le uniche che stiamo distribuendo sono quei tre milioni provenienti dalla Protezione Civile ed entro domani saranno già finite a fronte di un fabbisogno di 10 milioni al giorno” aggiunge Antonello Mirone, presidente di Federfarma Servizi, l’Associazione Nazionale dei Distributori di farmaci e dpi. “Siamo subissati di richieste e purtroppo ci sono diversi milioni di mascherine bloccate e sequestrate durante i controlli, spesso per intoppi burocratici: bisognerebbe eliminare questo cortocircuito”.

Secondo i distributori, “la società italiana di Perugia importatrice di mascherine dalla Cina, che ci aveva garantito la fornitura nell’accordo chiuso giovedì scorso, pare non sia più in grado di farlo. In effetti, poiché c’è un fabbisogno mondiale, anche i produttori cinesi hanno interessi verso altri mercati: in Spagna e Francia, ad esempio, le mascherine calmierate sono a 96 centesimi al netto dell’Iva. Tutto ciò orienta i produttori verso altri Paesi” spiega Mirone. “Cinque aziende italiane che hanno cominciato a produrre le mascherine non hanno ancora, invece, i quantitativi disponibili”, ha aggiunto Mirone in merito ai dispositivi Made in Italy.

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Coronavirus, cosa riapre l’11 maggio regione pe regione. Negozi, parrucchieri e ristoranti

sabato, Maggio 9th, 2020

di LUCA BOLOGNINI

Roma, sabato 9 maggio 2020 – Le riaperture procederanno in ordine sparso. In teoria la seconda parte della Fase 2 relativa all’emergenza Coronavirus sarebbe dovuta scattare il 18 maggio, ma molte Regioni negli ultimi giorni hanno dettato una propria linea e già da lunedì 11 maggio le serrande delle stesse identiche attività si alzeranno a macchia di leopardo a seconda della latitudine.

Tutti i governatori hanno chiesto al premier Giuseppe Conte di anticipare la ripartenza di sette giorni, ma per ora Palazzo Chigi ha detto no. Una posizione  che ha spinto diverse Regioni a una riapertura fai da te. Nulla di più normale nell’Italia che fin dagli albori della sua storia ha fatto della disorganizzazione organizzata un vero e proprio marchio di fabbrica. Ma vediamo in dettaglio cosa cambierà e dove.

Valle d’Aosta

Dal 4 maggio la Regione ha ufficialmente consentito alle guide alpine di riprendere parte delle loro attività, come l’allenamento in quota. Per la riapertura delle attività commerciali si aspetta il 18 maggio.

Piemonte

La Regione ha condiviso il documento con cui molti governatori chiedono di poter riaprire il
commercio al dettaglio fin dall’11 maggio, ma si è riservata la possibilità di valutare le scelte in base a quello che sarà l’andamento del contagio in questa prima fase della ripartenza.

Liguria

Giovanni Toti è tra i governatori che più hanno alzato la voce nei giorni scorsi per chiedere al governo di riaprire quasi tutto l’11 maggio. I negozi di abbigliamento e anche i ristorani, secondo alcune voci di corridoio, potrebberò aprire a sorpresa i battenti da lunedì, se il governatore deciderà di strappare con Roma.

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Coronavirus: bar, scuola e stranieri: le regole degli scienziati per ripartire

sabato, Maggio 9th, 2020

di Fiorenza Sarzanini

Coronavirus: bar, scuola e stranieri: le regole degli scienziati per ripartire

Tavoli distanziati per muoversi in almeno 4 metri quadri. E così tenere la distanza dagli altri clienti. È la soluzione che potrebbe essere adottata per riaprire bar e ristoranti dal 18 maggio, data decisa dal governo per frenare le richieste dei governatori che chiedevano di anticipare all’11. Ma è una scelta che secondo i gestori rischia di far chiudere il 60% dei locali. E dunque si tratta ancora in attesa del parere finale del comitato scientifico che ieri ha fornito altre due indicazioni importanti su migranti e scuola. La linea è netta: attenzione alla regolarizzazione degli stranieri perché c’è il rischio di far risalire i contagi da coronavirus e niente termoscanner per gli studenti. Ora la parola passa al governo «per progettare quella ripartenza» che secondo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si affronterà «con la coesione di cui siamo stati capaci».

In piedi al bar

Per chi va al bar e rimane al bancone la distanza minima sarà un metro e 20 centimetri dalle altre persone. Gli ingressi dovranno comunque essere contingentati e il personale dovrà indossare guanti e mascherina. Quando si parla di cibo e bevande gli scienziati sono espliciti: il droplet (le goccioline di saliva che trasmettono il Covid-19) è uno dei veicoli di trasmissione più forti dunque si deve fare massima attenzione.

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Coronavirus, tamponi e test sul sangue: a chi vanno chiesti?

venerdì, Maggio 8th, 2020

di Simona Ravizza

È quello che tutti ci chiediamo: io, cittadino che temo di avere il Covid-19 o ancora non so se mi sono ammalato nei mesi scorsi, come faccio a sottopormi al tampone e/o al test sierologico? È una domanda particolarmente importante oggi che il lockdown si è allentato.

Gli esami a disposizione

Ormai abbiamo capito che il tampone nasofaringeo può dirci se abbiamo il virus in questo momento. Invece, il test sierologico ci svela se siamo venuti a contatto con il coronavirus e abbiamo sviluppato gli anticorpi: gli IgM, che compaiono subito dopo l’infezione e che se ne vanno nel giro di poco, e gli IgG, che si sviluppano dopo 7-14 giorni e possono indicarci che abbiamo superato l’infezione (ma allo stato attuale delle conoscenze scientifiche in caso di positività è necessario sottoporsi comunque al tampone e restare nel frattempo in isolamento). Il punto di partenza per tutte le Regioni è lo stesso: «Il test nasofaringeo per la conferma della malattia è a carico del sistema sanitario ed è organizzato dall’Asl o dall’ospedale — scrive l’Istituto superiore di sanità —. Attualmente il tampone basato sulla rilevazione dell’Rna del virus è l’unico affidabile per accertare l’infezione da nuovo coronavirus. I test cosiddetti sierologici vengono usati solo in alcune condizioni, ma i risultati non sono così affidabili, anche perché non diagnosticano infezioni molto recenti. I risultati devono essere confermati dai tamponi». Però, poi, in Italia ci confrontiamo con regole diverse a seconda di dove abitiamo. Ecco come funziona in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, le prime tre regioni più colpite.

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Coronavirus, le mascherine a 50 centesimi «non erano certificate»: così 9 milioni di modelli non sono arrivate nelle farmacie

venerdì, Maggio 8th, 2020

di Giusi Fasano

«Guardi, al momento i due distributori sono… come posso dire? Sotto osservazione. Un nostro fornitore gli farà avere un po’ alla volta i primi 15 milioni di mascherine da dare alle farmacie e vediamo come si comportano. Se staranno nei tempi e nei modi dovuti andiamo avanti, altrimenti vedremo il da farsi». La riassume così una fonte interna alla Commissione per l’emergenza coronavirus di Domenico Arcuri.
I due distributori in questione sono Federfarma Servizi (che riunisce cooperative di farmacisti) e Adf, l’Associazione distributori farmaceutici (che rappresenta i privati). Toccava a loro far arrivare nelle farmacie italiane le mascherine chirurgiche al prezzo statale di 50 centesimi più Iva. Ma il 4 maggio — il giorno dell’avvio della fase 2 con mascherine obbligatorie per milioni di persone finalmente fuori casa — i farmacisti hanno potuto contare al massimo su quelle che avevano già in magazzino. Nuovi ordini erano stati fatti, sì. Ma niente mascherine.

La riunione

Così per due giorni, finché nella burrascosa videoriunione di mercoledì — interrotta più volte dall’ira dello stesso commissario Arcuri — si è scoperto il motivo delle mancate forniture. Che è questo: tutti hanno creduto di poter contare su 12 milioni di mascherine «a terra», come si dice per la merce già arrivata in aeroporto, passata in dogana e certificata. E invece no: 12 milioni di mascherine c’erano, ma la gran parte — 9 milioni — non era vendibile perché senza il marchio Ce e in attesa di controlli e certificazioni che ancora oggi non sono arrivati. Forniture irregolari, almeno formalmente, e se lo sono anche nella sostanza si capirà dopo il responso dell’Istituto superiore di sanità. Mascherine che devono superare, per esempio, controlli di filtraggio (dev’essere superiore a 95%) o di respirabilità (fra 40 e 60%).

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Fase 2 riapertura negozi, Regioni in pressing: “Chiediamo ok dall’11”. Ma il governo frena

venerdì, Maggio 8th, 2020

Roma- Fase 2 dell’emergenza Coronavirus, si tenta di accelerare le riaperture, in particolare dei negozi. Le Regioni chiedono che dal prossimo 11 maggio “possano procedere ad anticipare la riapertura dei settori del Commercio al dettaglio fermo restando la necessaria sottoscrizione dei relativi protocolli di sicurezza con le parti sociali a tutela dei lavoratori”. La richiesta è contenuta nell’ordine del giorno approvato dalla Conferenza delle Regioni e consegnato oggi al Governo, il quale però frena e ribadisce la linea: prima del 18 maggio non si riapre nulla, perché servono almeno due settimane per valutare gli effetti sulla curva del contagio dell’allentamento delle misure deciso con il Dpcm del 4 maggio.

“Sono stati sottoscritti i Protocolli per l’individuazione delle misure di sicurezza con le parti sociali a tutela dei lavoratori e delle lavoratrici in tutti i settori economici”. Per questo le Regioni chiedono che “entro il 17 maggio venga adottato un nuovo dpcm con il coinvolgimento delle Regioni per consentire alle Regioni stesse di procedere autonomamente, sulla base delle valutazioni delle strutture tecniche e scientifiche dei rispettivi territori, a regolare le riaperture delle attività”, si legge anche nell’odg della Conferenza delle Regioni inviato al governo.

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