Archive for the ‘Salute’ Category

Covid, Rt ancora in calo in Italia a 0,92. Scende anche l’incidenza

venerdì, Settembre 10th, 2021

Ancora in calo l’indice Rt in Italia, che questa settimana si assesta a 0,92 contro lo 0,97 della scorsa. In calo anche l’incidenza, scesa in 7 giorni da 74 a 64 casi per centomila abitanti. E’ quanto emerge dall’analisi della Cabina di Regia riunita questa mattina. Nel periodo 18 – 31 agosto 2021, si legge nella bozza del report settimanale di monitoraggio, l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,92 (range 0,79 – 1,02), al di sotto della soglia epidemica ed in diminuzione rispetto alla settimana precedente. Si osserva una diminuzione anche dell’indice di trasmissibilità basato sui casi con ricovero ospedaliero (Rt=0,90 (0,86-0,94) al 31/8/2021 vs Rt=1 (0,97-1.04) al 24/8/2021).

Sono solo 3 le Regioni italiane a rischio moderato, contro le 17 della scorsa settimana: si tratta di Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Provincia di Bolzano.
Tutte le altre sono a rischio basso. E’ quanto emerge dalla bozza del report settimanale di monitoraggio di ministero della Salute e Iss. Solo una Regione (la Provincia di Bolzano) riporta un’allerta di resilienza. Nessuna riporta molteplici allerte di resilienza. In diminuzione il numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione (13.546 vs 15.951 della settimana precedente). La percentuale dei casi rilevati attraverso l’attività di tracciamento dei contatti diminuisce leggermente (33% vs 34% la scorsa settimana). Cala leggermente anche la percentuale dei casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (43% vs 44%). Infine, il 23% è stato diagnosticato attraverso attività di screening, dato in aumento rispetto la settimana precedente.

Rating 3.00 out of 5

Green pass a scuola anche per i genitori e nelle Rsa: tutte le regole del nuovo decreto

venerdì, Settembre 10th, 2021

di Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini

Con l’approvazione in Consiglio dei ministri del nuovo decreto il governo amplia l’uso del green pass nelle scuole, nelle università e nelle Rsa.

Ecco le regole appena approvate e quelle già in vigore confermate dal Parlamento.

Scuola

Fino al 31 dicembre 2021, oltre al personale scolastico per cui era già stato previsto, deve avere il green pass «chiunque accede a tutte le strutture delle istituzioni scolastiche, educative e formative». Nel decreto è specificato che sono esentati «i bambini, gli alunni, gli studenti e i frequentanti i sistemi regionali di formazione, ad eccezione di coloro che prendono parte ai percorsi formativi degli Istituti tecnici superiori». Dunque, oltre ai dipendenti delle ditte esterne (pulizie, mense, manutenzione) devono avere la certificazione anche i genitori che entrano negli istituti per accompagnare o riprendere i figli, o per partecipare alle riunioni e ai colloqui con i docenti.

Università

Oltre agli studenti, ai docenti e al personale amministrativo, per cui era già stato previsto, la stessa regola vale per gli atenei e dunque deve avere il green pass «chiunque accede alle strutture appartenenti alle istituzioni universitarie e dell’alta formazione artistica musicale e coreutica, nonché alle altre istituzioni di alta formazione collegate alle università».

I controlli

Il controllo è affidato ai dirigenti scolastici . Ma il decreto prevede che «nel caso in cui l’accesso alle strutture sia motivato da ragioni di servizio o di lavoro, la verifica sul rispetto delle prescrizioni deve essere effettuata anche dai rispettivi datori di lavoro».

Le sanzioni

I lavoratori esterni e i genitori che non hanno il green pass rischiano la multa da 400 a 1.000 euro.
Per il personale la mancanza di green pass è considerata invece «assenza ingiustificata e, a decorrere dal quinto giorno di assenza, il rapporto di lavoro viene sospeso, e non sono dovuti la retribuzione né altro compenso».

Rsa: obbligo vaccinale

Dal 10 ottobre scatta «l’obbligo vaccinale anche per tutti i soggetti esterni che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa nelle strutture Rsa». Non solo per medici e infermieri dunque.

Rating 3.00 out of 5

Vaccini: il calendario della terza dose

giovedì, Settembre 9th, 2021

Paolo Russo

La terza dose arriverà ad ore e riguarderà solo i vaccini a Rna messaggero, quindi per ora Pfizer e Moderna, anche per chi fino adesso ha fatto AstraZeneca o Johnson&Johnson. Un via libera che arriva dopo la lettura da parte dei tecnici del ministero della Salute dei dati israeliani, non ancora pubblicati, sull’efficacia del richiamo aggiuntivo nella popolazione fragile, che ha visto crescere a oltre il 90% la protezione dal semplice contagio e tra il 95 e il 100% quella da forme gravi di malattia. Da qui la decisione di rompere gli indugi, senza attendere le versione aggiornata dei vaccini in funzione anti-Delta, in fase di sperimentazione ma che non vedranno luce prima della fine dell’anno.

E mentre l’Aifa accende il semaforo verde, al ministero della Salute si danno gli ultimi ritocchi al piano per la somministrazione del «booster», come i tecnici chiamano l’ulteriore richiamo, che già a partire da fine mese verrà somministrato a circa tre milioni di immunodepressi, «compresi quelli che hanno ricevuto da poco la seconda dose, perché questo non è da considerare un richiamo ma il completamento del ciclo vaccinale per chi ha un sistema immunitario in qualche misura compromesso», spiega un super tecnico del ministro Speranza. Quindi per ottenere la terza dose non bisognerà attendere i sei mesi che erano stati indicati come tempo certo di durata della difesa anticorpale, velocizzando non poco le operazioni, che andranno avanti di pari passo con il proseguimento della campagna tra chi non è ancora immunizzato.

Alla lista degli eventi diritto al «booster» stanno lavorando Salute e Cts, che per certo danno al momento l’avvio dell’operazione per gli immunodepressi. Ai quali dovrebbero poi far seguito a novembre i 570 mila ospiti e dipendenti delle Rsa, tra i quali si stanno già diffondendo nuovi focolai. A seguire, ma sempre entro l’anno, sarà la volta dei 4,4 milioni di over 80, in parte già ricompresi nella categoria degli «immunocompromessi», come li ha definiti il generale Figliuolo. Infine dovrebbe essere il turno del milione e 900 mila operatori della sanità. Operazione complessa, perché rischia di rallentare l’erogazione delle prestazioni sanitarie, dove le liste di attesa si sono allungate e di molto, con il blocco delle attività ordinarie imposto dalla pandemia. Per questo al ministero della Salute si aspettano i dati degli studi in corso sulla durata della copertura vaccinale prima di dare il via libera all’operazione. Che nel 2022 dovrebbe interessare via via tutto il resto della popolazione, procedendo per fasce di età come è avvenuto per le prime due dosi. Intanto a fine mese inizieranno a mostrare il braccio per la terza puntura i tre milioni che hanno in qualche modo compromesso il funzionamento del loro sistema immunitario. Quindi non soltanto affetti da Hiv, trapiantati e malati oncologici sottoposti a chemioterapia da non più di sei mesi. Ma anche le tante persone affette da malattie autoimmuni che hanno dovuto sottoporsi a terapie a base di immunosoppressori, diabetici e cardiopatici gravi, grandi obesi, pazienti con malattie neurologiche e cardiovascolari importanti, malati di fibrosi cistica o con funzionalità renale e respiratoria compromesse. Con qualche ritocco più o meno la lista dei pazienti fragili da immunizzare prioritariamente secondo il primo piano vaccinale.

Rating 3.00 out of 5

Covid, scontro sul vaccino obbligatorio. “Per la polio si fece senza divisioni”

lunedì, Agosto 23rd, 2021

di GIOVANNI PANETTIERE

Manifestazione contro il Green pass
Manifestazione contro il Green pass

La prima vaccinazione di massa obbligatoria nell’Italia unita risale a fine Ottocento, contro il vaiolo, l’ultima è quella anti-epatite B sancita nel 1991. In mezzo le profilassi coatte per la difterite (1939), la poliomelite (1966) e il tetano (1968). D’imporre per legge, invece, il siero per prevenire la malattia da Covid-19 se ne parla tanto, ma poco o nulla si fa. In Parlamento come nel governo. “Eppure la vaccinazione obbligatoria per la pandemia in corso, se si vuole, si può prevedere – chiarisce lo storico della Medicina, Giorgio Cosmacini, 90 anni e tante publicazioni di successo alle spalle –. Non solo esiste una copertura giuridica data dall’art.32 della Carta costituzionale, abbiamo anche dei precedenti storici assolutamente significativi ancor prima della legge sulla polio”.

Da dove partiamo, professore?

“Pochi sanno che alla fine del ’700, nel periodo del dispotismo illuminato, la medicina diventa un’arte di difesa in seguito alla scoperta del vaccino contro il vaiolo. In quel contesto, nella Repubblica italiana napoleonica, prima, nel 1802, si decise d’inoculare gratuitamente la profilassi negli ospedali pubblici, quindi, un paio di anni più tardi, si comminò la dimissione dei sanitari colpevoli di ricusare la vaccinazione. Ben più diretto fu, invece, il segretario di Stato vaticano, il cardinale Ercole Consalvi, che nel 1822, negli Stati della Chiesa, non proprio i più brillanti allora per riformismo e progresso, impose l’obbligo della vaccinazione. Per i genitori inadempienti veniva disposta la multa di cinquanta baiocchi, una cifra non irrisoria”.

Si vede che non c’era una resistenza No-Vax organizzata come oggi.

“Tutt’altro, quella che c’è sempre stata. Nell’Emilia riluttante da sempre verso il potere papalino, dopo il disposto Consalvi, si ebbero veri e propri moti di protesta”.

Corsi e ricorsi storici, dunque, sotto quale comune ideologia?

“Ogni volta che si parla di vaccinazione obbligatoria assistiamo allo scontro fra due mentalità. Da una parte, l’idea libertaria della salute come bene privato sul quale lo Stato non deve mettere mano, dall’altra la concezione della salute come bene pubblico che le istituzioni sono chiamate a tutelare e sulla quale devono vigilare”.

Rating 3.00 out of 5

In Onda, l’allarme del professore Fabrizio Chiodo: “Terza dose? Se non vacciniamo tutti aumentano le varianti”

domenica, Agosto 22nd, 2021

“È disumano che alcuni Paesi nel mondo riceveranno la prima dose nel 2023 mentre si parla di terza dose”. A “In Onda” nella puntata di sabato 21 agosto è il giovane professore Fabrizio Chiodo, in collegamento da Cuba con Concita De Gregorio e David Parenzo, a lanciare l’allarme. Il ricercatore palermitano che insegna Chimica all’Università dell’Avana, è immunologo ed esperto di tecnologie farmaceutiche e ha progettato il vaccino Soberana, tecnologia avanzata ma molto a basso costo che va incontro ai Paesi più poveri ugualmente colpiti dalla pandemia. Il contributo più importante alla lotta contro il Covid-19, viene principalmente dai vaccini, che devono rispondere a numerosi parametri, oltre all’efficacia, per poter essere incisivi sull’epidemia.

Il ragionamento del prof, con un curriculum internazionale di tutto rispetto, è molto semplice quanto terribilmente profetico: se non si vaccina egualmente in tutti i Paesi, senza distinzioni fra ricchi e poveri, le varianti del Covid aumenteranno e ci ritroveremo tutti allo stesso punto di partenza. Inutile la corsa dei Paesi con maggiori disponibilità senza l’attenzione a quelli poveri, “Non è un gesto di umanità” tuona Chiodo. “Non è un atto di beneficenza ma di sano egoismo quello di vaccinare tutto il mondo contro il Covid per evitare che le varianti aumentino”.

Completamente d’accordo è il farmacologo Silvio Garattini, anche lui in collegamento con la De Gregorio e Parenzo. Terza dose?Anche l’Oms dice no a un altro vaccino“. la priorità adesso devono essere i paesi poveri. E il prof. detta anche la linea: “Inutile continuare a parlarne senza passare ai fatti” denuncia. Come fare? “Si abolisce il brevetto temporaneamente e si fabbrica tutto quello che si può fabbricare ovvero 8 miliardi di dosi per vaccinare tutti senza distinzione tra paesi ricchi e poveri, 7 unità di produzione e 150 filiere con un investimento di 23 miliardi di dollari: in sei mesi si costruisce la struttura e in altri sei si produce. Perché se va male a loro, va male anche per noi”.

Rating 3.00 out of 5

Covid, perché il vaccino non è obbligatorio?

domenica, Agosto 22nd, 2021

Flavia Amabile

Se ne discute ogni giorno di più. Si litiga ogni giorno di più ma per il momento l’obbligo vaccinale è lontano dai tavoli del governo. Al ministero della Salute sarebbero anche favorevoli ma fonti vicine al dicastero fanno capire che non ci sono le condizioni. Per introdurre un obbligo è necessaria una legge che dovrebbe essere votata dal governo e poi dal Parlamento. Sul Green Pass Draghi è riuscito a ottenere l’approvazione all’unanimità da parte del Consiglio dei ministri ma il decreto è stato travolto da una valanga di emendamenti alla Camera anche da parte della stessa maggioranza. L’esecutivo quindi sa che su una misura ancora più coercitiva come l’obbligo vaccinale difficilmente si troverebbero i numeri in Consiglio dei ministri e ancora più difficilmente in Parlamento. Nulla però esclude che la situazione cambi nelle prossime settimane sottolineano dal ministero della Salute. E lo ha precisato due giorni fa anche il sottosegretario alla Salute Andrea Costa che ha definito l’obbligo l’«ultima ipotesi» se la campagna non dovesse raggiungere l’obiettivo dell’80% dei vaccinati entro fine settembre.

Per il momento il governo resta convinto della necessità di convincere gli italiani vaccinarsi senza ricorrere a obblighi. Una linea condivisa quasi ovunque nel mondo. Lo ha ricordato ieri il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini a margine del suo intervento al Meeting di Rimini che ha confermato di essere a favore dei vaccini ma ha ricordato che «nessun Paese al mondo, tranne l’Indonesia e forse l’Uzbekistan, ha finora stabilito l’obbligo di vaccino anti Covid». Eppure in tanti stanno chiedendo al governo di decidersi. Alcuni anche con la voglia di scaricare sull’esecutivo ogni responsabilità, come ha denunciato ieri il presidente di Confindustria Vincenzo Bonomi che dopo la richiesta della Cisl di due giorni fa all’esecutivo di intervenire sull’obbligo, ha attaccato il sindacato. «È troppo facile rimandare la lattina alla politica. C’è una differenza di posizione tra i partiti che difficilmente potrà farci arrivare a una legge. Ma possiamo sederci a un tavolo oggi stesso», ha spiegato Bonomi invitando i rappresentanti dei lavoratori a raggiungere un accordo e evitare ulteriori chiusure. La decisione, quindi, è innanzitutto politica ma, nonostante le pressioni di alcuni settori della popolazione, ovunque i governi preferiscono affidarsi alla responsabilità dei cittadini perché l’obbligo è una fonte di grane certe. In Italia l’obbligo è stato introdotto solo per chi esercita professioni sanitarie e, in modo indiretto, nelle scuole e nelle università, chiedendo il Green Pass per i lavoratori, e nelle università anche per gli studenti. Un migliaio di sanitari, tra medici e infermieri, hanno presentato un ricorso al Tar della Toscana per chiedere la sospensione dei provvedimenti nei confronti di coloro che non si sono vaccinati. Lo ha confermato due giorni fa Tiziana Vigni, avvocata che li assiste nella causa. «Abbiamo già notificato ed è in corso di deposito del ricorso con circa 1.000 ricorrenti ma stiamo raccogliendo altre firme, circa 200, per un altro ricorso uguale». Sono solo una parte dei tanti ricorsi presentati da aprile in poi, quando è stato introdotto l’obbligo di vaccino per i sanitari, da parte di chi ha deciso di opporsi. Nelle ultime settimane, Tar e giudici hanno respinto molti di questi ricorsi ma l’opposizione legale non si ferma. Francesco Fontana, avvocato, presidente di Iustitia in Veritate, sta monitorando 200 casi di sanitari non vaccinati decisi a impugnare le sospensioni che stanno per arrivare dalle amministrazioni. «L’obbligo non ha alcun fondamento. Da un lato si viene obbligati a firmare un consenso che per legge dovrebbe essere libero e dall’altro lo Stato si dichiara esente da ogni responsabilità in caso di effetti sulla salute» spiega.

Rating 3.00 out of 5

Vaccini Covid, “terza dose ai fragili da settembre”. Bertolaso: così evitiamo il lockdown

sabato, Agosto 21st, 2021
Il medico Guido Bertolaso, classe 1950
Il medico Guido Bertolaso, classe 1950

“L’unico modo per scongiurare il ritorno in autunno al lockdown, alle zone gialle, arancioni o rosse è quello di pianificare per tempo, come è chiamato a fare un Paese civile, la somministrazione delle terze dosi a partire dalle persone fragili. Anche se la situazione epidemica attuale non è tragica, visto che i vaccini ci sono, non possiamo e non dobbiamo ritardare ulteriormente, occorre partire già da settembre”.

A dare la sveglia alla campagna d’immunizzazione in un contesto sanitario, che, come sottolineano gli epidemiologi, ci vede sul plateau della quarta ondata, è Guido Bertolaso, coordinatore del programma vaccinale in Lombardia. Medico, 71 anni, l’ex direttore generale della Protezione civile in pochi mesi è riuscito nell’impresa di trasformare nella locomotiva italiana delle somministrazioni (95% di dosi inoculate sul totale di quelle ricevute) la regione più martoriata dal Covid-19, specie durante la prima ondata del marzo 2020, quella entrata nella memoria collettiva con le immagini della mesta processione a Bergamo dei camion militari stracolmi di bare.

Parlare di terza dose non rischia di essere un assist per la retorica No Vax sull’inefficacia della profilassi?

“Sottolineare l’urgenza di predisporre un ulteriore richiamo per la popolazione più esposta non significa dire che i vaccini non funzionano. Tutt’altro, ci sono studi pubblicati su riviste scientifiche prestigiose, da Lancet a The New England Journal of Medicine, che dimostrano come con la doppia dose si evita il ricovero in terapia intensiva e, in larghissima parte, l’ospedalizzazione. Qui si tratta, e l’esperienza di Paesi come Israele ci deve servire da lezione, di implementare la copertura della profilassi dal rischio di contrarre l’infezione”.

Sulla terza dose, però, l’Organizzazione mondiale della sanità continua a tirare il freno a mano.

“L’Oms fa il suo mestiere e, a dir la verità, non è che in questa pandemia abbia particolarmente brillato per efficacia. Anzi, certi suoi ritardi hanno determinato grossi problemi quantomeno nella fase iniziale”.

Rating 3.00 out of 5

Covid, non bastano i vaccini: sempre più contagi e ospedalizzazioni. Allarme Pfizer: “Sperimentiamo altri due anti-virali”

giovedì, Agosto 19th, 2021

Franco Bechis

Nell’ultimo rapporto epidemiologico dell’Istituto superiore di sanità è scritto: “negli ultimi 30 giorni si rileva come il 26,3% delle diagnosi di Sars-Cov-2 , il 40,7% delle ospedalizzazioni, il 61,3% dei ricoveri in terapia intensiva e il 62,1% dei decessi negli over 80 siano avvenuti fra coloro che non hanno alcuna dose di vaccino”. Scrivo questa identica notizia al contrario: negli ultimi 30 giorni il 73,7% delle diagnosi di coronavirus, il 59,3% delle ospedalizzazioni, il 38,7% dei ricoveri in terapia intensiva e il 37,9% dei decessi degli ultraottantenni sono avvenuti fra persone vaccinate con doppia dose (la maggiore parte) o che comunque avevano ricevuto una prima dose. Come si potrà vedere nella tabella Iss che in foto abbiamo pubblicato nelle pagine interne, nella fascia degli ultraottantenni finiti in ospedale per Covid nell’ultimo mese la maggioranza assoluta (54,4%) era di vaccinati con doppia dose (in genere di Pfizer o Moderna) da più di 14 giorni.

Sono dati grezzi dell’ultimo mese, e sono peggiori di quelli dei rapporti precedenti: sempre più contagi, ospedalizzazioni, e purtroppo anche ricoveri in terapia intensiva e decessi- pur nei numeri piccoli di questi tempi- riguardano italiani che avevano ricevuto il ciclo intero di vaccinazione. Le nostre autorità sanitarie continuano a minimizzare la cosa, e nei rapporti Iss sui decessi si segnala solo che sono morti di Covid 19 423 italiani che avevano ricevuto la doppia vaccinazione da almeno due settimane, ma che rappresentano l’1,2% dei 35.776 decessi avvenuti fra il primo febbraio e il 21 luglio scorso. L’osservazione in sé dice poco, perché a febbraio, marzo e aprile il numero dei vaccinati era prima una assoluta e poi una relativa minoranza degli italiani, e il raffronto quindi vale poco. Oggi invece la maggioranza assoluta degli italiani è vaccinata, quindi ha una spiegazione matematica il fatto che il virus colpisca di più i vaccinati dei non vaccinati.

La matematica spiegherà pure, ma fa a pugni rumorosamente con ogni slogan che ha accompagnato la campagna vaccinale. Questi numeri dicono che i vaccini (ma non sappiamo davvero per quanto tempo) proteggono la vita di chi li fa in modo significativo, ma non proteggono nessun altro che sta loro intorno. Chi è vaccinato si contagia come chi non è vaccinato, e numericamente più dei non vaccinati (spiegazione matematica: sono più i vaccinati dei non vaccinati) e quindi contagia gli altri. I numeri dicono anche che man mano che trascorre il tempo dall’ultima vaccinazione anche la protezione su se stessi si affievolisce e non abbiamo alcuna evidenza certa di quando scomparirà del tutto.

Questo cominciano a dire i numeri italiani, e hanno detto le statistiche di paesi come Israele che per questo è partita a fare la terza dose di vaccino e come gli Stati Uniti che si apprestano a farla. E ovviamente i numeri dicono anche un’altra cosa antipatica: il green pass vaccinale della durata di nove mesi non è affatto una garanzia di tranquillità o di non contagio e anzi potrebbe diventare controproducente perché diffonde nella gente una sicurezza falsa (e infatti tendono tutti i vaccinati ad abbandonare le precauzioni a cui erano abituati come l’uso della mascherina e il distanziamento). E’ assai più protettivo per la salute pubblica e per contenere il contagio il green pass conseguito per poche ore con un tampone.

Rating 3.00 out of 5

La stretta sul Green Pass. Arrivano le prime multe e le aziende si blindano

venerdì, Agosto 13th, 2021

Grazia Longo

Con l’avvicinarsi del weekend di Ferragosto, arriva la stretta del ministero dell’Interno sui controlli del Green Pass. Carabinieri, polizia e guardia di finanza sono impegnati a effettuare controlli a campione, soprattutto nei luoghi turistici più affollati e in quelli della movida. La sanzione, in caso di irregolarità, oscilla tra 400 e 1.000 euro.


  E si registrano già le prime multe, come quelle contestate in una palestra a Milano, dove un giovane usava il pass di un’altra persona e a Treviso. Qui cinque clienti su nove di una sala scommesse in zona stadio non avevano il certificato vaccinale né la certificazione di negatività al tampone. Anche il titolare dell’attività sarà sanzionato per omesso controllo del documento.

Proprio in previsione delle tante manifestazioni e feste in occasione del Ferragosto, molte località turistiche si stanno attrezzando reclutando degli steward per agevolare i controlli del Green Pass ed evitare assembramenti e code. E poiché il pericolo di essere multati è davvero dietro l’angolo, è fiorente il commercio di certificati verdi fasulli. C’è chi li vende su Telegram, dove al momento sono operativi 2.500 gruppi che propongono Green Pass falsi con un seguito lievitato del 566%. E c’è anche chi ha organizzato la vendita nel dark web, ma contro costoro sono già schierati gli esperti della polizia postale.

Peraltro non è questo l’unico problema. Il Green Pass si preannuncia complicato anche dopo la pausa delle vacanze, con la riapertura delle aziende. C’è già chi, infatti, ha messo le mani avanti annunciando che non consentirà di lavorare a chi è sprovvisto di tampone o certificato verde. Come la Trilix srl di Nichelino, una società metalmeccanica in provincia di Torino, che ha appena inviato ai dipendenti il seguente avviso: «Cari colleghi, al fine di garantire la massima tutela possibile a tutti i lavoratori, chiediamo a tutto il personale in rientro dalle ferie estive di esibire l’esito di un tampone negativo eseguito nelle 48 ore precedenti o in alternativa il Green Pass. Tutti coloro che si recano in ferie per un numero di giorni pari o superiore a una settimana sono invitati a presentarsi presso l’ufficio Risorse umane, al momento del rientro in azienda, e mostrare la documentazione».

Nel frattempo la Regione Piemonte ha stabilito che non è necessario il Green Pass per accedere alle mense aziendali. La decisione arriva a poche ore dallo sciopero proclamato per oggi dalla Fim-Cisl alla Hanon System, per protestare contro la decisione dell’azienda del Torinese di chiedere il certificato verde per entrare alla mensa. Sciopero al momento confermato perché l’azienda sembra intenzionata a non cambiare idea.

Rating 3.00 out of 5

Vaccino Covid ai bambini sotto i 12 anni, pediatri a favore: «È sicuro». Ma c’è chi invoca prudenza

venerdì, Agosto 13th, 2021

di Margherita De Bac

Vaccino ai bambini, l’Accademia di pediatria Usa esorta gli enti regolatori «a fare presto». Anche in Italia c’è un ampio consenso attorno al vaccino pediatrico. Vaia (Spallanzani): «Aspetterei, la bilancia rischio-beneficio pende dalla parte del primo»

ROMA — Non è ancora stato approvato e non dovrebbe essere disponibile prima dell’autunno. Ma il tappeto rosso di pro e contro sul vaccino anti Covid per bambini tra 0 e 11 anni è già stato steso. Speriamo che il dibattito non ingeneri confusione nei genitori di quei bimbi che saranno l’ultima fascia di popolazione ad avere le dosi. Le agenzie del farmaco, l’americana Fda e l’europea Ema, devono esaminare i dossier per l’autorizzazione.

La variante Delta

L’Accademia statunitense di pediatria, la più prestigiosa al mondo, in una lettera pubblicata il 5 agosto ha esortato gli enti regolatori «a fare presto perché la variante Delta è in piena espansione» e colpisce giovani e adulti, indistintamente. Anche in Italia c’è un ampio consenso attorno al vaccino pediatrico che completa la rosa delle età dopo quello per 12-15 anni.

I casi di Covid nei bambini

Annamaria Staiano, presidente della società italiana di pediatria, professore ordinario all’Università Federico II di Napoli, fa da cassa di risonanza alla voce di tanti colleghi: «Siamo in linea con l’Accademia americana. I casi nella fascia 0-18 anni sono aumentati, negli Stati Uniti i morti tra i minorenni sono 350 dall’inizio della pandemia quindi non parliamo di numeri trascurabili». E in Italia? «Le piccole vittime sono state 12 tra 0 e 9 anni cui si aggiungono altre 16 tra 10 e 18 anni». In generale i sintomi del Covid sono lievi però «i bambini costituiscono i serbatoi delle nuove varianti, sostengono la circolazione del virus». Staiano pensa all’imminente riapertura della scuola che dovrà avvenire in sicurezza: gli scolari tra 12 e 15 anni possono già essere immunizzati, poi toccherebbe a quelli di nido, materne e asilo.

Il calendario vaccinale

Il calendario vaccinale ordinario non è già fin troppo zeppo di scadenze (trivalente, esavalente e le altre profilassi obbligatorie o raccomandate) per incastrare fra i richiami l’ennesimo appuntamento? «Noi suggeriamo un intervallo tra questi vaccini e l’anti-Covid di circa 2 settimane», riferisce le indicazioni della società Sip la professoressa Staiano. È meno assertivo Francesco Vaia, direttore sanitario dell’istituto Lazzaro Spallanzani. Talmente pro vax da essere stato preso di mira anche con messaggi minatori dai no vax. Eppure non è pienamente convinto sull’opportunità di estendere la profilassi ai più piccoli, quando sarà disponibile. Le argomentazioni: «Trovo che la bilancia rischio-beneficio penda dalla parte del primo. I casi di malattia e di eventi gravi tra i bambini sono statisticamente irrilevanti mentre di questo inoculo sappiamo poco. La popolazione pediatrica italiana è in buona salute. Inoltre c’è una valutazione sociale. I bimbi non fanno la vita dei ragazzi. Si muovono poco e stanno con i genitori».

Rating 3.00 out of 5
Marquee Powered By Know How Media.