Nuova Ilva, falsa partenza: la prima assemblea con il socio pubblico salta per una lite sul bilancio

di Marco Patucchi

ROMA –  Falsa partenza della nuova Ilva. L’assemblea e il primo consiglio d’amministrazione con la partecipazione dei tre rappresentanti del socio pubblico sono saltati e rinviati a data da destinarsi per una lite sul bilancio 2020. Niente di nuovo, verrebbe da dire, guardando alla storia del gruppo siderurgico che ormai da anni vive perenni fibrillazioni ed è come ballasse continuamente sull’orlo del baratro. E niente di nuovo, purtroppo, per gli oltre 10mila lavoratori che vedono continuaente messo in discussione il loro futuro e per Taranto (dove la ex Ilva ha il suo stabilimento principale, la più grande acciaieria d’Europa) che combatte da decenni contro l’inquinamento industriale di un impianto più esteso della città stessa.

Arcelor Mittal ha chiesto ai tre rappresentanti designati da Invitalia (la società del Tesoro che rappresenta lo Stato nel capitale di Acciaierie d’Italia, questo il nuovo nome della ex Ilva) di sottoscrivere i conti 2020 dell’azienda, proposta respinta al mittente da Franco Bernabè (designato per la presdienza), Stefano Cao e Carlo Mapelli. Invitalia, in sostanza, non è disponibile a firmare il bilancio di un esercizio al quale il socio pubblico non ha partecipato, visto che l’ingresso con una quota del 38% è stato sancito solo qualche giorno fa con la finalizzazione del’aumento di capitale da 400 milioni di euro. Il documento era stato inviato da Arcelor Mittal, alla vigilia dell’assemblea, sia al premier Mario Draghi che a Bernabè. La riunione, dunque,non è neanche iniziata facendo saltare così l’insediamento dei nuovi componenti del cda: i tre espressione di Invitalia e i tre di Arcelor MIttal, con la conferma di Lucia Morseli sulla poltrona di amministratore delegato. Questo significa che fino a quando non sarà approvato il bilancio 2020, resterà in carica l’attuale consiglio d’amministrazione.

Fonti vicine al dossier rilevano che l’approvazione del progetto di bilancio 2020 di Acciaierie d’Italia è stata regolata dagli accordi sottoscritti tra Invitalia e Arcelor Mittal in dicembre, quando l’ingresso di Invitalia era previsto per il 5 febbraio (termine poi slittato per il cambio di guardia tra governo Conte e governo Draghi e, soprattutto, per la diatriba giuridica sul possibile spegnimento degli impianti deciso da un’ordinanza del Comune di Taranto). Gli accordi consntirebbero sia l’astensione che il voto contrario di Invitalia sul bilancio 2020, con mantenimento di tutti i relativi diritti in assemblea e in cda. La usuale scadenza del 30 aprile per la approvazione dei bilanci, inoltre, a causa dell’emergenza Covid è stata comunque prorogata per legge al 30 giugno per tutte le aziende. Slittamento che, tra l’altro, consentirebbe di posticipare il voto dell’assemblea rispetto al verdetto del Consiglio di Stato sullo spegnimento degli altiforni, atteso per metà maggio.

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