Draghi accentra il piano vaccini: stop al Far west delle Regioni

La traduzione attuale sui piani vaccinali è la fotografia di una situazione non omogenea, con Regioni che hanno un passo più virtuoso e sostenuto, e altre che invece faticano e non sono nemmeno nell’orizzonte di completare a breve il primo step dell’immunizzazione, quello che riguarda gli over 80. Per Draghi la sentenza è una leva per riorganizzare il coordinamento su base nazionale dei piani regionali.

L’altra parte della sua strategia Draghi la continua a giocare sul fronte europeo: e riguarda il pressing sulla Commissione affinché spinga le aziende Big Pharma a liberare i brevetti per la produzione domestica e a fermare l’export in caso di accordi non rispettati su dosi e tempi di consegna. Il premier italiano è intenzionato a frenare quella che considera «una forma di arbitraggio», consentita dai regolamenti, che permettono di dilazionare l’arrivo dei vaccini nel frattempo rivendibili su altri mercati a prezzi maggiorati.

La produzione in Italia dei vaccini sarà fondamentale per la campagna d’autunno. Nel frattempo il governo si augura l’immediato via libera al nuovo vaccino Johnson&Johnson che essendo monodose potrebbe facilitare la campagna della prima iniezione di massa sul modello inglese. Tutte le armi diventano importanti. E per Matteo Salvini tra queste c’è il vaccino russo Sputnik. «Perché non usarlo?» insiste. Dopo Ungheria, Austria, e San Marino, anche la Repubblica ceca ha avviato le trattative con Mosca. Bisognerà capire se l’appello di Salvini non indebolisce i buoni propositi atlantici di Draghi.

LA STAMPA

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