Il dramma di un Paese che non riesce a muoversi

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di   Sabino Cassese |

L’incapacità di decidere sta mettendo non Venezia soltanto, ma tutta l’Italia sott’acqua. Il primo responsabile del groviglio da cui dipende l’attuale situazione di blocco è il corpo politico. Ormai impegnato in una campagna elettorale permanente, non governa. Sembra anzi impegnato nel peggiorare la situazione. L’impareggiabile Renzi, ad esempio, ha promesso un piano choc di 120 miliardi di lavori pubblici, da realizzare con procedure straordinarie. Non sa che queste, se possono servire in un singolo caso, finiscono in generale per bloccare tutto, perché gli uffici debbono abituarsi ai nuovi percorsi. Il governo ha presentato una legge di bilancio di 119 articoli, lunga 90 pagine e i senatori si sono affrettati a presentare quasi 5 mila emendamenti. Il Parlamento è diventato amministratore, invadendo con leggi cosiddette auto-esecutive un’area propria dell’esecutivo, per sfiducia nei suoi confronti. Il governo, a sua volta, sforna leggi, ma non si preoccupa di eseguirle (sono quasi 300 i decreti che dovrebbero attuare le leggi approvate durante il governo Conte 1, oltre a quelli che restano dei governi precedenti), mentre alcuni ministri, a tre mesi dall’insediamento, non hanno ancora dato le deleghe ai sottosegretari. Una volta, con buona volontà e con qualche velleitarismo, ogni governo si proponeva di metter ordine nel caos programmato delle strutture pubbliche, per evitare frammentazione di compiti, individuare responsabilità, fare qualche analisi «ex post» delle disfunzioni, anche per evitare eccessive interferenze delle procure. Ora il ministro della Pubblica amministrazione, invece, di fare il suo mestiere, è divenuto un mero distributore di posti.

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