Caso Eni e sentenze pilotate al Consiglio di Stato, in manette i due imprenditori che corrompevano i giudici

di ALESSANDRA ZINITI

Altri due anelli della lunga catena di corruttela capace di pilotare le sentenze della giustizia amministrativa del Consiglio di Stato e del Cga siciliano finiscono nella rete degli inquirenti che da un anno indagano sul collaudatissimo sistema messo su dall’avvocato Piero Amara e dal suo collega di studio Giuseppe Calafiore.

All’alba i finanzieri del Comando provinciale di Messina hanno eseguito due ordini di custodia cautelare emessi dal gip del tribunale di Messina, Maria Militello su richiesta della Procura guidata da Maurizio de Lucia. Agli arresti domiciliari, con le accuse di corruzione in atti giudiziari e falso ideologico sono finiti il noto imprenditore piemontese Ezio Bigotti, presidente del gruppo Sti, aggiudicatario di numerose ed importanti commesse della Consip, la Centrale acquisti del Tesoro, e Massimo Gaboardi, ex tecnico petrolifero dell’Eni. Perquisizioni sono in corso nelle abitazioni e negli uffici degli indagati a Roma, Milano e Torino.

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