La parola “sinistra” scompare da tutti i simboli elettorali

fabio martini
 

Una volta definirsi di sinistra era un vanto, almeno per chi simpatizzava con quella parte. Ma è come se quel tempo si fosse consumato: per la prima volta dopo decenni gli italiani non troveranno (quasi) più la parola “sinistra” sulle schede elettorali del 4 marzo.

 I partiti di sinistra – di governo, di opposizione e antagonisti – hanno rimosso quell’auto-definizione. E dunque, avanti con i “democratici”, i “liberi ed eguali” e i fautori del “potere al popolo”, cancellando il termine “sinistra”. Per timore che faccia perder voti? Pensando che sia un lessico usurato? A salvare l’onore di una definizione così primordiale, toccherà ai due partiti trotzkisti, il “Partito Comunista dei Lavoratori” e “Sinistra Classe Rivoluzione” – riuniti in una lista dal nome antico: “Per una sinistra rivoluzionaria”.

 

Il principale artefice del miracoloso salvataggio è un trtzkista di lunga durata come Marco Ferrando, leader del Pcdl: «La fine di una grande storia (il Pci) e di una piccola storia (Rifondazione) hanno contribuito ad ammainare una bandiera che obiettivamente soltanto noi terremo alta».

LA STAMPA

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