Così la malavita degli stranieri cancella la messa di Natale

A volte accade che tra le polemiche politiche e le accuse incrociate di populismo, buonismo o razzismo faccia capolino la realtà.

A raccontare che nel cuore di Bari c’è un parroco che ha paura. Di tenere aperta la chiesa quando fuori cala il buio, quando i banchi si svuotano e lui si ritrova a chiudere i portoni guardandosi le spalle. Ne ha quanto basta da convincersi quest’anno a non celebrare la messa la notte di Natale.

Ci sono luoghi dove il disagio non è un sentito dire, come «qui, dove a una certa ora scatta il coprifuoco». «Qui» è il cuore del multietnico quartiere Libertà, zona popolare ad alta densità di immigrati, malavita e degrado. È stato il vice parroco della chiesa di Santa Cecilia, don Giovanni Lorusso, il primo ad avvertire che la liturgia di mezzanotte con ogni probabilità non si farà: «Abbiamo deciso di eliminare la celebrazione perché ormai, complici le abitudini dei baresi, ci sarebbe venuta pochissima gente».

E perché il fuggi fuggi non ammette deroghe di orario neanche a Natale. Parole che descrivono una situazione «inaccettabile» anche per chi è in prima linea nel tentativo di favorire l’integrazione, di coniugare problematiche e soluzioni di un quartiere attraversato da un mix di criminalità, immigrazione e povertà pronto a esplodere dietro alveari di cemento. Don Giovanni non è una voce fuori dal coro. Gli altri parroci si uniscono al grido di allarme e sembrano tutti, o quasi, pronti alla ritirata. Questione di prudenza: l’ora tarda sconsiglia la celebrazione.

Senza giri di parole e seppur senza deviare dal sentiero dell’accoglienza indicato dal Papa, questi preti in trincea raccontano che «la sera è diventato terribile. Abbiamo tutti paura, c’è poca luce – confidano al Corriere del Mezzogiorno – Non cammina nessuno. Qualche volta ho visto immigrati armati di bastoni. Ci conviviamo ma non è facile».

Don Marco Simone ricorda di aver «già denunciato più volte il problema delle case alveare e della prostituzione tra le donne africane. Le difficoltà restano e non riguardano solo i migranti. Venerdì ho chiuso la chiesa alle 21.45 e mi sono fatto accompagnare all’auto». Il suo ufficio, qualche giorno prima, era stato preso di mira da un raid vandalico. Nonostante l’attivismo non manchi, tra corsi di italiano per stranieri e assistenza per i minori non accompagnati, tra le maglie lacunose del sistema di accoglienza i migranti rischiano di diventare prede da arruolare nell’esercito della delinquenza. «Ci facciamo coraggio, ma ci sentiamo soli»: la percezione di sicurezza è sprofondata sotto il livello di guardia, se è vero che anche la Chiesa, ultimo avamposto sociale, ora è pronta a gettare la spugna. Oggi è a rischio il Natale, domani chissà. Tanto che il sindaco di Bari e presidente Anci, Antonio Decaro (Pd), dopo aver incontrato nelle scorse settimane i sacerdoti e aver disposto maggiori controlli, chiede al Viminale rinforzi. Spera così che Santa Cecilia ci ripensi: «Con il questore avevo già illustrato ai parroci il piano di riqualificazione: strumenti e misure con tempi certi. Mi dispiace leggere queste dichiarazioni che hanno il sapore di una resa. Anche una sola Chiesa che restasse chiusa la notte di Natale sarebbe una sconfitta per la città».

Proprio Bari l’8 dicembre accoglierà il ministro dell’Interno Marco Minniti, che parteciperà al comitato di sicurezza. Insieme proveranno a dare una risposta a chi, dal Libertà, invoca più presenza dello Stato. A partire, promette il sindaco, da quella «fissa» delle forze dell’ordine.

IL GIORNALE

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