L’Europa snobba la crisi tedesca. A Milano Carige a picco, sprint Mediaset

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Prima seduta della settimana positiva per le Borse europee, che tentano di rialzare la testa dopo due ottave consecutive in rosso. A dispetto dell’incertezza politica in Germania, dove la cancelliera Angela Merkel non riesce a formare un nuovo governo a due mesi dal voto, i listini hanno guadagnato terreno. A Piazza Affari il Ftse Mib è salito dello 0,44%, pur in parte frenato dal peso dei dividendi staccati da sei società. Tra i titoli milanesi a maggiore capitalizzazione, la prospettiva di un accordo per chiudere la contesa con Vivendi ha messo le ali a Mediaset (+4,21%).

Bene anche Cnh Industrial (+2,92%) e Banco Bpm (+2,69%), mentre è rimasta al palo Ferragamo (-0,37%). Nel resto del listino banche sotto i riflettori: Carige è precipitata del 37,54% dopo due giorni di sospensione e sulla scia dell’approvazione dei termini dell’aumento di capitale da 560 milioni. Rimbalza invece il Credito Valtellinese (+47,67%), che aveva perso circa il 70% dall’annuncio della ricapitalizzazione da 700 milioni.

Stacco dividendo per sei big. Corre Mediaset

Oggi hanno staccato la cedola sei società: Mediobanca, Banca Mediolanum, Atlantia, Terna, Tenaris e Recordati . Spicca in positivo la performance di Mediaset grazie alle nuove indiscrezioni sull’avanzamento delle trattative con Vivendi che potrebbero arrivare a una intesa prima dell’udienza del 19 dicembre della causa civile relativa al caso Premium. Gli operatori attribuiscono il movimento alla scommessa sull’accordo in arrivo dopo che già venerdì le parole del ceo di Vivendi, Arnauld de Puyfontaine, sulla mediazione in corso avevano sostenuto le quotazioni: secondo quanto emerso nel week end, l’intesa che si va profilando porterebbe Vivendi, attualmente titolare del 29% ma autorizzata a tenere solo il 9,9%, a scendere al 5% mentre le restanti quote andrebbero a un blind trust. I pacchetti in vendita potrebbero essere assorbiti dalla stessa Mediaset, che ha deliberato l’acquisto di azioni proprie fino al 6% circa, e dall’azionista Fininvest che a dicembre potrebbe tornare ad acquistare quote fino al 3,7% circa.

Carige a picco, sconto sul terp si riduce all’12%

Crollo per Carige con le azioni che si allineano sostanzialmente ai prezzi a cui avverrà l’aumento di capitale: l’operazione infatti, che dovrebbe partire dopodomani, prevede una offerta agli azionisti ordinari e di risparmio di 60 nuove azioni per ogni vecchia attualmente posseduta e un prezzo di sottoscrizione dei nuovi titoli di 0,01 euro ciascuna. Il prezzo teorico di Borsa attuale corrisponde a un prezzo ex diritto (cioè quello a cui le azioni tratteranno da mercoledì mattina) di 0,011 euro. Lo sconto sul terp delle azioni di nuova emissione si è così ridotto all’11,8% circa. L’aumento di capitale, se arriverà il via libera di Consob, partirà il 22 novembre (primo giorno in cui saranno negoziabili i diritti) e si concluderà il prossimo 6 dicembre. In base a quanto comunicato dalla banca, alcuni dei principali soci attuali (Malacalza Investimenti, Lonestar di Gabriele Volpi, Coop Liguria, famiglia Spinelli) hanno preso impegni formali che assicurano la copertura di circa il 30% del capitale mentre, in base alle dichiarazioni del ceo Paolo Fiorentino, le ulteriori disponibilità di investitori a entrare nella ricapitalizzazione indicano al momento che circa 300 milioni di euro su 560 milioni saranno sottoscritti al netto degli impegni del consorzio di garanzia. Tra i nuovi soci, ha scritto il Financial Times, ci sarà anche il fondo Algebris di Davide Serra. E’ prevista anche l’adesione dei principali obbligazionisti (Unipol, Intesa, Generali) alla conversione dei bond in azioni nel rapporto di una azione ordinaria a 1 centesimo per ogni titolo consegnato. Agli obbligazionisti è riservata una tranche di 60 milioni di euro di aumento (6 miliardi di azioni).

Negli Usa il superindice dell’economia sale più delle attese

Sul fronte macroeconomico, intanto, la congiuntura Usa ha accelerato il passo in ottobre, con l’indice che recupera nettamente terreno dopo il debole dato precedente. Il superindice dell’economia compilato dal Conference Board è balzato dell’1,2% a 130,4 punti, mentre le stime erano per un rialzo dello 0,9 per cento. Il dato era salito dello 0,1% in settembre (rivisto al rialzo dal -0,2% della stima precedente) e dello 0,4% in agosto. «In ottobre il dato è salito a passo rapido, dato che l’effetto degli uragani si è dissipato», ha detto Ataman Ozyildirim, economista del Conference Board. Scomponendo il dato, la componente che riguarda la situazione attuale è cresciuta dello 0,3% a 116,2 punti, mentre quella sulle aspettative future è aumentata dello 0,2% a 125,5 punti.

L’incertezza politica frena l’euro
Sul mercato dei cambi, l’incertezza politica in Germania ha frenato l’euro: la moneta unica passa di mano per 1,1749 dollari (1,1787 ieri in chiusura) e 132,12 yen (132,19), mentre il rapporto dollaro/yen è a 112,44 (112,15). In calo il prezzo del petrolio: il future gennaio sul Wti cede l’1,43% a 55,90 dollari al barile, mentre l’analoga consegna sul Brent scivola dell’1,75% a 61,62 dollari.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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