A 102 anni scopre che il fratello era sopravvissuto all’Olocausto: e incontra il nipote per la prima volta

di PATRIZIA BALDINO

“Non è mai troppo tardi, le persone possono sempre trovare quello che cercano”. Ne è convinto Elihau Pietruszka. E, infatti, a 102 anni la vita è tornata a sorprenderlo. L’uomo, che credeva di aver perso tutti i membri della sua famiglia durante l’Olocausto, ha scoperto di avere un parente ancora in vita, un nipote di 66 anni.

Era il 1939 quando, ad appena 24 anni, Elihau scappò dalla sua terra, la Polonia, salutando per sempre la famiglia. Lui riuscì a salvarsi dall’orrore del nazismo rifugiandosi in Unione Sovietica, mentre i suoi parenti – i genitori e i fratelli più piccoli Volf e Zelig – restarono a Varsavia, e di loro si persero le tracce. Alla fine della guerra, il ragazzo cercò di rintracciare i familiari, facendo la straziante scoperta: la famiglia era morta in un campo di concentramento.

Dopo il dolore, la vita di Elihau è andata avanti. L’uomo si è sposato e nel 1949 si è trasferito in Israele per costruire un futuro più sereno. E qui, poco tempo fa, ha ricevuto la notizia più sorprendente di tutte: suo fratello Volf era sopravvissuto al campo di sterminio. Come Elihau, anche Volf alla fine della guerra si è trasferito in Russia, dove iniziò a lavorare come operaio edile a Magnitogorsk, una città industriale nei Monti Urali.

A 102 anni scopre che il fratello era sopravvissuto all'Olocausto: e incontra il nipote per la prima volta

Alexandre Pietruszka e Eliahu Pietruszka

Il destino non ha permesso ai due fratelli di ritrovarsi, Volf infatti è morto nel 2011. Elihau ha potuto però conoscere suo nipote Alexandre, che ha 66 anni e come il padre vive in Russia lavorando come muratore e che è andato in Israele per vederlo. Un incontro fatto di abbracci e tante lacrime. “È un miracolo, non avrei mai pensato che sarebbe successo – ha detto un emozionatissimo Elihau – mi rende così felice sapere che ci sia ancora una parte di mio fratello in vita”.

L’anziano signore ha poi aggiunto: “Non ho dormito due notti per aspettarti”, mentre il nipote è rimasto stupito per i loro lineamenti così simili.

Commossi anche i funzionari di Yad Vashem, l’ente nazionale per la memoria della Shoah che dal 1954 si occupa di compilare un database online di tutte le vittime dell’Olocausto, per restituire alle vittime i loro nomi evitando che siano rappresentate con semplici numeri. È grazie a questo progetto che zio e nipote si sono ritrovati. “Abbiamo assistito a un pezzo di storia” ha detto il rappresentante dell’ente. Per fortuna, stavolta a lieto fine.

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