Ecco il primo racconto del piccolo Hemingway

Il giovane (anzi il giovanissimo, il bambino) e il mare. Ma il mare, questa volta, non è quello di Cuba, teatro di The Old Man and the Sea, che al maturo Ernest Hemingway valse prima il Pulitzer, nel 1953, e poi il Nobel, nel ’54.

È quello d’Irlanda. Lassù, quasi sul tetto della vecchia Europa, è ambientato quello che, fino a prova contraria, dobbiamo considerare il primo racconto dello scrittore. Il quale tale si sentiva già a dieci anni, nel 1909, con tanto di aspirazione a vincere un concorso scolastico.

La scoperta, di cui ha dato notizia il New York Times, si deve a Sandra Spanier, direttrice dell’Hemingway Letters Project e docente di Letteratura inglese alla Pennsylvania State University. Scoperta casuale, come quasi sempre accade per quelle più intriganti, e che risale al maggio scorso.

Il ritardo nella diffusione della lieta novella è colpa dell’uragano Irma, abbattutosi anche sulla Florida, a Key West, dove ha sede la casa museo di Hemingway. E dove abita la famiglia Bruce, che con lo scrittore ebbe una lunga frequentazione. Sia la prima sia la seconda si sono per fortuna salvate dalla furia degli elementi, e in quest’ultima è rimasto indenne anche un taccuino marrone all’apparenza di nessun pregio. Così hanno pensato sulle prime la professoressa Spanier e Brewster Chamberlin, storico e scrittore, sfogliandolo e trovandovi annotazioni di tipo diaristico destinate ai genitori uscite dal pugnetto del piccolo Ernest, relative a un viaggio fra Irlanda e Scozia. Ordinaria amministrazione, insomma. Se non fosse che, facendo mente locale, i due hanno appurato che quel viaggio gli Hemingway non lo fecero. Urgeva quindi un supplemento d’indagine.

Detto, fatto. Quelle quattordici pagine intervallate da annotazioni grammaticali e sulla punteggiatura che portano la data «8 settembre 1909» sono un autentico racconto fatto e finito. Vi si narra la storia di un tale che, da morto, ogni anno esce dalla tomba per viaggiare appunto in Irlanda, essendosi dato la missione di ricostruire Ross Castle, a Killarney. «Quando la luce del giorno si spegne il castello cade in rovina e O’Donahue torna alla sua tomba», scrive il piccolo autore, evidentemente affascinato dalle atmosfere tendenti al gotico della vetusta dimora. I primi segnali della sintesi fra invenzione e reportage si possono già intuire, volendo. Poi si cita la visita a una casa di pietra con il tetto di paglia abitata, fra gli altri, da un maiale che la gente chiama «il piccolo compagno che paga l’affitto»…

I due studiosi ipotizzano che Ernest abbia ideato il racconto allo scopo di partecipare con la sorellina maggiore Marcelline a un concorso scolastico istituito dal St. Nicholas Magazine (e le noterelle di lavoro a margine avvalorano questa tesi). Ora però il buon Dink Bruce, scioccato dalla disavventura di Irma, medita di vendere l’archivio hemingwayano di famiglia, compreso il tesoro di cui sopra. Che non sarà la cinquantesima perla da aggiungere ai Quarantanove racconti, ma è senza dubbio un pezzo pregiatissimo.

IL GIORNALE

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