Archive for the ‘Editoriali – Opinioni’ Category

La sceneggiata paga

martedì, Aprile 9th, 2019

La sceneggiata paga, eccome se paga. Ci dice Alessandra Ghisleri, l’infallibile, appena “lavorati” i dati dell’ultimo sondaggio, dopo il week in cui l’ostilità tra Di Maio e Salvini ha toccato la vetta dell’Olocausto: “Beh, sì, la Lega, che la settimana scorsa era attorno al 31 è cresciuta dello 0,5, ma la notizia è che i Cinque stelle, che erano tra il 19 e il 20, sono tra il 20 e il 21 mentre il Pd è sceso. Era tra il 20 e il 21, ora è tra il 19 e il 20”.

Effettivamente, è un dato significativo questo “sorpasso” dei Cinque Stelle nei confronti del Pd, dopo settimane in cui il trend sembrava, irreversibilmente, invertito: “È iniziata – sostiene la Ghisleri – un’azione di controffensiva di Di Maio, che evoca, con gli attacchi alla Lega, lo spirito del partito delle origini un po’ di machismo dopo i mesi accomodanti e funziona”. E questa controffensiva la paga il Pd, non la Lega. Dato che dice molto della politica italica di questi tempi, intesa come realtà e rappresentazione, anche se in costante lite con la storia e con la logica. Non si governa, con chi nega Auschwitz, si sarebbe detto una volta. E comunque non si governa con chi va a braccetto con chi nega Auschwitz, perché i valori fondamentali non sono negoziabili e il paese non avrebbe tollerato una convivenza basata sulla delegittimazione. Immaginate cosa accadrebbe in Germania, tanto per fare un esempio, se la Spd accusasse la Merkel, con le parole usate da Di Maio. I due contraenti del “contratto” alla tedesca sarebbero i primi a giudicare poco dignitoso proseguire la convivenza.

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Flat tax: ecco la verità

martedì, Aprile 9th, 2019

Alessandro Sallusti

Ci risiamo, puntuale come un orologio svizzero in campagna elettorale arriva l’impegno ad abbassare le tasse.

A quaranta giorni dal voto Matteo Salvini rispolvera l’operazione flat tax – la «tassa piatta» per tutti al venti per cento – già caposaldo della campagna elettorale del centrodestra delle ultime Politiche. Non che la cosa ci dispiaccia, anzi. Ma non possiamo nascondere un certo disagio e una lieve sensazione di essere presi per i fondelli. Ha avuto un anno di tempo, Salvini, per incardinare la riforma fiscale per cui molti italiani, non solo leghisti, lo avevano votato. Non lo ha fatto e nonostante le suppliche degli ex alleati ha preferito buttare soldi nel reddito di cittadinanza e in Quota cento. I risultati sono lì da vedere: crescita sotto zero, debito alle stelle, grandi opere al palo e tutto il resto che ben sappiamo.

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La difficile ricerca del centro perduto

lunedì, Aprile 8th, 2019

di Angelo Panebianco

La difficile ricerca del centro  perduto

I sistemi politici maggioritari funzionano al meglio quando in essi prevale una dinamica bipolare (destra contro sinistra). I sistemi politici di tipo proporzionale, invece, hanno bisogno — soprattutto quando sono molto intense le contrapposizioni ideologiche — di un partito di centro, o un raggruppamento di partiti di centro, in grado di assicurare stabilità tenendo a bada le formazioni estremiste. Dopo un lungo viaggio nei territori del maggioritario, durato per oltre vent’anni, l’Italia è tornata, come nel gioco dell’Oca, alla casella di partenza. Abbiamo oggi, a livello nazionale,
un sistema elettorale formalmente misto (incentiva gli apparentamenti nei residui, sopravvissuti, collegi uninominali) nel quale, però, la logica prevalente è proporzionale. Come nell’epoca, detta della Prima Repubblica, che va
dal 1948 ai primi anni Novanta del secolo scorso. Ma c’è una fondamentale differenza: allora esisteva il partito di centro (la Democrazia cristiana)
o un raggruppamento di partiti di centro (Dc più alleati) mentre, al momento, un siffatto partito/raggruppamento manca all’appello.

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Aspettare Godot non aiuta

venerdì, Aprile 5th, 2019

di Paolo Lepri

disegno di Alberto Ruggieri

disegno di Alberto Ruggieri

Brexit o non Brexit, niente resterà come prima. Nella politica del Regno Unito, nei rapporti con l’Europa. Il partito conservatore sembra destinato a rimanere sotto le macerie del terremoto che ha provocato. Dimissioni e defezioni verso il centro ce ne sono già state, ma siamo solo all’inizio. I «saggi» stanno a guardare, perplessi. Come Lord Heseltine, segretario alla Difesa con Margaret Thatcher, che si scaglia contro le parole d’ordine populiste alla base dell’idea di divorziare dall’Ue. In tutto questo, Theresa May non è mai riuscita a indicare una strada credibile, a mettere in contatto l’ala più moderata del governo con quella metà dei cittadini che hanno votato per non andarsene. «Ha preferito consultarsi con il marito Philip», scrive sul New York Times Jenni Russell.

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All’ombra di Torre Maura

giovedì, Aprile 4th, 2019

Niente spazzatura per strada, autobus che ordinatamente caricano le persone. Strade ampie, molto verde di quasi campagna, file di palazzi dignitosamente ordinari. Non so che idea susciti in voi la parola periferia, ma non c’è nulla di disperato, nulla di devastato, da queste parti. Non fosse per quell’unico dettaglio, le robuste sbarre di ferro che coprono ogni finestra, ogni entrata di questi palazzi, fino ai piani alti. Neanche una facciata è senza protezione. Torre Maura, uscita 18 del Grande Raccordo Anulare, mezz’ora dal centro, Roma sud est, Sesto Municipio composto da 270 mila abitanti. Più di una città media italiana. Ma non vi capiterà di passarci. Nessuna strada attraversa Torre Maura. Chi ci va, è per andare lì e basta. E in queste ore, andare lì e basta è un esercizio utile per chiunque voglia mettere la testa fuori dal sacco.

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La tutela politica che torna

giovedì, Aprile 4th, 2019

di Sabino Cassese

Il sistema bancario e finanziario e i suoi controllori, senza distinzione tra «buoni» e «cattivi», tra «colpevoli» e «incolpevoli», sono sotto accusa. Non s’era mai visto un Parlamento che mettesse sul banco degli imputati un intero settore dell’economia, importante come quello finanziario. Ci sono stati risparmiatori indotti a comprare prodotti finanziari ad alto rischio da alcune banche, minori o di medie dimensioni. Il Parlamento ha disposto, con la legge numero 28 del 26 marzo scorso, l’istituzione di una commissione di inchiesta che, per la durata, l’ampiezza del mandato, le finalità e i poteri, più vasti di quelli della precedente commissione Casini, ha le caratteristiche di una superprocura. La commissione non terminerà il suo mandato quando avrà raggiunto lo scopo per cui è istituita, ma avrà la durata della legislatura. Ha per oggetto il personale e le disposizioni delle autorità di vigilanza, la gestione degli enti creditizi e delle imprese di investimento, l’operato delle agenzie di rating. Estende la sua azione ai fondi assicurativi e previdenziali, ai confidi, al debito pubblico e all’utilizzo dei derivati, alle norme sulle fondazioni ex bancarie. Ha lo scopo ultimo di istituire una procura nazionale per i reati bancari e finanziari, sul modello dell’Autorità antimafia e antiterrorismo, o di estendere le competenze di questa autorità ai reati bancari e finanziari.

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Vittorio Feltri e il grave errore di Salvini: “Poteva annientare Di Maio, ha preferito salvare il governo”

giovedì, Aprile 4th, 2019

di Vittorio Feltri

Ieri il Parlamento avrebbe dovuto votare la castrazione chimica per quelli che violentano e abusano, proposta dalla Lega.
Invece all’ ultimo momento la legge è stata ritirata e archiviata. A noi il provvedimento piaceva poco anche se riconosciamo che aveva un senso: coloro che sono stati condannati per i suddetti reati, sottoponendosi alla “cura” che rende impotenti, avrebbero potuto evitare la pena detentiva. Nessuna costrizione, una scelta volontaria all’ insegna del «meglio mosci che reclusi».
Ci domandiamo come mai il Carroccio abbia fatto macchina indietro. E la risposta è una sola. Una eventuale bocciatura del testo innovativo avrebbe forse provocato la caduta del governo. Senza escludere che la opposizione, per fare un dispetto ai grillini ostili alla castrazione, magari avrebbe votato in favore dei salviniani allo scopo di incendiare l’ aula e magari l’ esecutivo. Ma queste sono elucubrazioni.

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Il nuovo Nazareno con Maurizio Landini

mercoledì, Aprile 3rd, 2019

Landini al posto di Berlusconi che all’epoca fu accolto in nome di “una profonda sintonia sulle riforme” sotto le foto di Enrico Berlinguer. Il Nazareno, sinonimo finora di uno dei più ambigui patti di potere della Repubblica, che torna a tingersi un po’ di rosso. I sindacati, grandi avversari della cosiddetta “modernità” in epoca renziana, che tornano interlocutori – certo non gli unici, ma interlocutori – per dare idee e gambe a un progetto di alternativa, in nome di un’altra idea di società. Conta, innanzitutto, l’immagine con la sua potenza evocativa di cesura netta rispetto al passato. E il tentativo di un recupero di quella “connessione sentimentale” rotta nella società italiana in questi anni di grande disarmo rispetto a un patrimonio di culture e sedimentazioni profonde.

È tutto qui il senso dell’incontro di Zingaretti con Cgil-Cisl-Uil. Il primo, non l’ultimo, come si dice in questi casi “l’avvio di un confronto”. È il tentativo di dare sostanza a un cambio di “paradigma”. Dal metodo del conflitto, inteso come ossessiva ricerca del nemico, esterno ed interno – “noi e i barbari” fuori, “noi e vecchi orpelli della sinistra” – al tentativo di ricollocare il Pd nel cuore della società italiana attraverso la cultura del “patto”. Patto col lavoro, con l’impresa – prossima settimana al Nazareno ci sarà l’incontro con Confindustria e le altre associazioni – col Pd che prende l’iniziativa di incontrarli.

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La destra e la sfida della crisi

mercoledì, Aprile 3rd, 2019

di Antonio Polito

La nuova destra ha vinto la «guerra culturale» sul fronte delle migrazioni. La maggioranza delle opinioni pubbliche europee ha rifiutato
di condividere i propri sistemi di protezione sociale con i nuovi arrivati dall’Africa. I governi, con scelte sempre più nazionali e sempre meno comunitarie, hanno chiuso porti e frontiere interne. Il partito dell’accoglienza è stato sbaragliato ovunque. La sinistra socialdemocratica ha pagato il prezzo più duro. Perfino il Papa è finito
in minoranza.

Ma una battaglia vinta è anche una battaglia finita. Certo, soprattutto sul fronte interno, la questione non è affatto chiusa. Centinaia di migliaia di clandestini. Il delicatissimo tema dell’integrazione e l’altissimo rischio del razzismo. I pericoli per l’ordine pubblico.Ma è ormai chiaro che non è più questa la priorità nella testa degli elettori. Un recente sondaggio condotto in 14 Paesi per l’European Council on Foreign Relations, pubblicato in Italia da La Stampa, certifica il profondo cambiamento avvenuto. La gente ha un sesto senso per le tempeste. E ha capito che la prossima non verrà dal mare.

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La politica vorace e gli argini

martedì, Aprile 2nd, 2019

di Angelo Panebianco

Anche se è un evento raro, accade, di tanto in tanto , che in una democrazia , in virtù di regolari elezioni, il governo cada in mano a forze rivoluzionarie, propense a cambiare radicalmente i «fondamentali»: dalla collocazione internazionale del Paese ai rapporti fra politica ed economia, alle stesse regole del gioco (costituzionali) su cui si regge la democrazia rappresentativa. Il «governo del cambiamento» insediatosi dopo le elezioni del 4 marzo 2018 ha questa natura. Ma esso incontra , nella sua azione , la resistenza di figure istituzionali il cui compito consiste nel difendere quei fondamentali. Coloro che le incarnano sono stati scelti , nella stagione politica precedente, per quello scopo , non per assecondare il desiderio dei «rivoluzionari di governo» di mandare a gambe all’aria il tavolo. Per inciso, non è sicuro che le attuali, quotidiane baruffe fra Lega e 5 Stelle preannuncino una imminente crisi di governo . Il potere esercitato qui e ora ha un odore e un sapore inebrianti e una crisi di governo si sa come comincia e non si sa come finisca. In ogni caso, anche se il governo cadesse, nulla capiremmo del nostro futuro prima di conoscere i risultati delle prossime elezioni politiche. Se stiamo ai fatti anziché alle supposizioni, dobbiamo constatare che al momento il governo del cambiamento è bilanciato soprattutto da una figura istituzionale: il presidente della Repubblica.

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