Archive for the ‘Editoriali – Opinioni’ Category

Ribaltone? In due tappe

martedì, Febbraio 12th, 2019

Alessandro Sallusti

Tre indizi fanno una prova. Dopo Friuli e Molise, anche l’Abruzzo certifica che il centrodestra unito è stabilmente maggioranza elettorale e politica del Paese, il che, a ragione di logica, dovrebbe rendere oltre che innaturale anche infondata la permanenza in essere di un governo nazionale Lega-Cinquestelle.

In realtà, a ben pensarci, non parliamo di un’assoluta novità o di un repentino cambio di rotta dell’opinione pubblica, perché – anche se oggi sembra paradossale – la verità storica è che il centrodestra unito, non i Cinque Stelle, vinse le elezioni del 4 marzo, sia pure con il clamoroso e inatteso passaggio di consegne tra Forza Italia e Lega.

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La regola dell’acqua

martedì, Febbraio 12th, 2019

È la “regola dell’acqua” la chiave per capire, fuori della politica e del politicismo, l’effetto che ha condannato a un secco dimezzamento il Movimento 5 Stelle, sancito il trionfante sorpasso di Matteo Salvini, e inviato segni di vita a sinistra. La “regola dell’acqua”, affascinante e mobile elemento, è quel comportamento che porta i fiumi a tracimare impetuosi allagando ogni spazio sotto l’onda alta, per poi, passata l’onda, tornare con naturalezza dentro i propri argini.

Più che il sorpasso avvenuto tra i due partiti all’interno della coalizione di governo (sorpasso su cui si sono appuntati i maggiori commenti) dalle urne abruzzesi esce in realtà il senso di questo naturale ritorno nei proprio alvei originari. Il Centro Destra, apparso stressato, straniato, risentito al proprio interno dall’inizio del nuovo governo, si è ritrovato unito e vincitore in uno straordinario risultato come se mai strappo ci fosse stato: un 48 per cento finale, composto da una affermazione così marcata della Lega (al 27,53 per cento dal 13,8 delle politiche dello scorso marzo e dalla non presenza delle regionali del 2014) da trascinare e valorizzare tutti gli altri componenti della lista, dando il 6,5 per cento (più del doppio rispetto al 2014) a Giorgia Meloni, e limitando la perdita di Forza Italia dal 16,7 delle regionali 2014 e dal 14,5 delle politiche 2018 al 9,04. Rispetto alle regionali precedenti il partito di Berlusconi perde 59mila voti.

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La dittatura dell’ignoranza

lunedì, Febbraio 11th, 2019

Francesco Alberoni

L’altra sera ho assistito ad un dibattito televisivo che mi ha molto impressionato. Non dirò dove l’ho visto, ma sarebbe potuto avvenire su qualunque rete.

Erano presenti quattro persone, due grandi giornalisti esperti di economia e due donne (ma potevano essere due uomini) che non ne sapevano niente, assolutamente niente.

Il risultato è stato che le persone che non sapevano niente sono riuscite a surclassare, rendere muti, quelli che sapevano. In che modo? Gridando le loro stupidaggini come verità incontrovertibili e scartando tutte le obiezioni serie con un gesto di rifiuto. Poi citavano fatti inesistenti, cifre inventate, con la sicurezza dogmatica che solo l’ignorante fanatico può avere. Ripetevano slogan detti dai loro capi, luoghi comuni che circolano su internet dove ciascuno racconta le frottole che vuole. Ed ho pensato che il popolo da solo non può governarsi perché da solo finisce in balia di demagoghi spregiudicati, di fanatici, talvolta di squilibrati e viene istupidito con menzogne, false notizie. Come è successo col comunismo, col nazismo e col fascismo.

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Elezioni Abruzzo, vento sovranista

lunedì, Febbraio 11th, 2019

Detta in estrema sintesi: Salvini raddoppia, Di Maio dimezza, Giovanni Legnini risuscita il centrosinistra (nascondendo il Pd). L’Abruzzo, dopo il primo anno di governo, diventa “sovranista”. È un dato storico per la regione che è sempre stata un “latifondo” bianco, feudo democristiano di Gaspari e Natali, conservatrice nello spirito e poco avvezza alle avventure. Dove, anche nella seconda Repubblica, le elezioni si sono sempre vinte “al centro”, alla conquista del consenso dei moderati.

Dato che a livello nazionale indica, dopo mesi di sondaggi, un clamoroso ribaltamento dei rapporti di forza rispetto al 4 marzo. La Lega, appunto, raddoppia. Dal 13,8 delle scorse politiche al 27,3. I Cinque Stelle dimezzano, passando dal 40 (oltre il doppio della Lega un anno fa) al 20 per cento. E questo è il primo dato, nell’ambito del derby tra i due partner di governo. Parliamoci chiaro: la notizia è, innanzitutto, la crisi dei Cinque Stelle che perdono le elezioni dopo una campagna gestita in prima persona dai loro leader nazionali, che proprio dall’Abruzzo hanno impresso una torsione di lotta all’azione politica del Movimento su Tav, Diciotti, Macron, gilet gialli, recupero di un linguaggio da bettola. Sconfitta ancora più significativa perché arriva dopo il varo della “madre di tutte le misure” fatta apposta per il sud, il reddito di cittadinanza celebrato con una “card” presentata sotto una teca neanche fosse una reliquia, solo qualche giorno fa. È vero: storicamente il Movimento è sempre stato più debole alle amministrative rispetto alle politiche. È accaduto, solo qualche mese fa, in Molise e Friuli. Accadde proprio in Abruzzo nel 2014, quando nello stesso giorno l’M5s prese il 29 alle Europee e il 21 alle regionali (sempre con Sara Marcozzi candidata), però questo è il primo test che arriva col Movimento al governo. E con la scelta di “politicizzarlo” come un test nazionale, proprio da parte del suo leader Luigi Di Maio, massicciamente disceso in campo in prima persona.

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Foibe, la storia utilizzata come un randello nel confronto politico

domenica, Febbraio 10th, 2019

Giovanni De Luna

Nel dibattito sulle foibe gli storici vengono relegati in secondo piano; è sempre stato così, a partire dalle polemiche che accompagnarono l’approvazione della legge che istituiva il Giorno del Ricordo, approvata il 16 marzo 2004. La proposta, presentata dall’on. Roberto Menia, trovò un consenso quasi unanime. Ci si divise però sulla data: il centrodestra aveva subito proposto il 10 febbraio; il centrosinistra aveva replicato con il 20 marzo, giorno della partenza dell’ultimo convoglio di profughi italiani da Pola. Fu il sen. Servello (ex Msi) a illustrare le ragioni della scelta del centrodestra: il 10 febbraio era «il giorno del Trattato di Parigi che impose all’Italia la mutilazione delle terre adriatiche». Il fatto che nessuna delle due date fosse legata effettivamente alle foibe non sembrava degno di interesse. Menia citava il numero dell’11 febbraio 1947 del giornale Il grido dell’Istria: «Finis Histriae: 10 febbraio. L’Istria non è più Italia». Non le foibe bisognava ricordare il 10 febbraio, ma l’«infame diktat di Parigi».

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La formula magica per far fuori i grillini

sabato, Febbraio 9th, 2019

Augusto Minzolini

L’argomento Gregorio Fontana, responsabile organizzativo di Forza Italia, lo tira fuori quasi per caso. «Il governatore lombardo Fontana sta mettendo in piedi Lombardia Ideale – spiega in un Transatlantico di Montecitorio semideserto – e vedrete che poi verrà fuori anche Veneto Ideale, Piemonte Ideale, Liguria Ideale.

Soggetti che rappresentano una posizione più fedele al programma del centrodestra, ma in chiave leghista, e che puntano a sostituire Forza Italia. Camere di compensazione dove finirebbero i nostri fuoriusciti per entrare in una coalizione ad egemonia salviniana. Per difenderci dobbiamo prendere una posizione chiara, dire che votando Salvini si vota per un governo con i grillini, mentre un voto a noi è per mandare a casa l’esecutivo combina guai e aprire la strada ad un governo di centrodestra. Da qui alle Europee ci sarà una lotta all’ultimo voto per la sopravvivenza, la nostra Stalingrado».

Più o meno è questa l’aria che si respira tra gli azzurri, o almeno tra quelli che credono ancora in un futuro per il partito del Cav. «Chi vuole mandare a casa gli incompetenti a 5stelle gli va dietro Davide Bendinelli, coordinatore del Veneto deve convincersi, magari turandosi il naso per citare Montanelli, che ci siamo solo noi. Non è certo Salvini, che governa con i grillini, l’alternativa».

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Tra muscoli e debolezza

venerdì, Febbraio 8th, 2019

di GABRIELE CANE’

Visto che ci dovrebbe legare una parentela (cugini d’oltralpe) proviamo a essere equidistanti. Senza esagerare. E partiamo da casa nostra. Il fatto che il leader dei 5stelle Di Maio e il semi leader in congedo parentale Di Battista, abbiano incontrato una delegazione di gilet gialli, non è stato un gesto amichevole verso il governo francese. Perché è vero che un partito può incontrare chi gli pare, ma è altrettanto vero che quelli con il gilet non sono un partito, e che oltre alla protesta coltivano da mesi, o almeno non isolano, la violenza di strada.

Insomma, sono i nemici giurati di Macron. Anche i 5Stelle lo sono, soprattutto da quando gli hanno dato del colonialista per via della massiccia influenza che Parigi ancora esercita su molti Paesi africani. Il che, detto tra noi, è abbastanza vero. Se poi aggiungiamo che Salvini non è di sicuro al vertice degli affetti dell’Eliseo, beh, possiamo dire che l’antica, storica, consolidata amicizia (più nostra che loro) è oggi ai minimi termini.

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Italia e Francia allo scontro Ecco dove Macron può colpirci

venerdì, Febbraio 8th, 2019

Lorenzo Vita

Lo scontro fra il governo italiano  ed Emmanuel Macron ha raggiunto, ieri, un altro picco. Il richiamo dell’ambasciatore a Roma è stato uno dei segnali più chiari delle crescenti tensioni fra Italia e Francia. Da Parigi non sembra ci siano segnali di distensione. E anche se a Roma qualcuno cerca spiragli, sia in seno alla maggioranza che in sede diplomatica, ora molti attendono che l’Eliseo possa fare una nuova mossa per colpire l’Italia.

Parliamo di una nuova mossa, perché se è vero che il governo italiano ha aumentato il livello dello scontro (ed è chiaro che ci siano delle responsabilità anche di una parte del governo), è anche vero che la Francia non ha mai cessato di colpire costantemente gli interessi italiani. Lo ha fatto sul fronte dei migranti, sul rispetto dei confini nazionali, sulla Libia, sui cantieri di Saint-Nazaire andando a danneggiare Fincantieri, e lo ha fatto anche in sede europea, sia per quanto riguarda la battaglia sul deficit sia blindando l’asse franco-tedesco con il Trattato di Aquisgrana.

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Ma che vuole Macron dall’Italia?

venerdì, Febbraio 8th, 2019

Improvvisamente, in un primo pomeriggio qualunque di febbraio, siamo entrati in “guerra” con la Francia. Ma il conflitto arriva in un precipitare di dichiarazioni, risposte, e ragioni esposte e negate, che si susseguono in un percorso affrettato, imprevisto, caotico: nessun passo formale fra i governi delle due nazioni, nessun passaggio istituzionale o telefonata fra i vertici dei due paesi. Precipitiamo nel faccia a faccia Italia-Francia in via extraistituzionale, come se si trattasse di uno scontro fra due partiti. Che, alla fine, è esattamente quello di cui si tratta: due campagne elettorali che si incrociano e che esplodono nello spazio comune europeo.

Il primo colpo arriva da Parigi, ma nemmeno ufficialmente. Arriva in verità da un alert del Financial Times (è la globalizzazione bellezza) che ci annuncia che la Francia ritira “per consultazioni” il suo ambasciatore in Italia. Arriva poi, stilato in due lingue, dal Ministero degli Esteri di Parigi un comunicato stampa, in cui si accusa l’Italia di ingerenze nella politica francese.

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Il danno di navigare a vista

venerdì, Febbraio 8th, 2019

di Antonio Polito

In una sola settimana abbiamo aperto una crisi diplomatica con la Francia e abbiamo rotto la solidarietà atlantica sul Venezuela. Che cosa sta succedendo all’Italia? Dove stiamo andando? Se lo chiedono in tanti, anche all’estero. La verità è che non lo sappiamo. Tutto avviene quasi per caso, senza che sia possibile intravedere una strategia. L’economia va male, non nascono più bambini, litighiamo con i vicini, ma la politica naviga a vista. Come finirà è un indovinello avvolto in un mistero all’interno di un enigma, avrebbe detto Churchill.

I due alleati di governo non sono affatto alleati. Ma non possono non esserlo fino alle prossime elezioni europee. La cosa paradossale è che questa impossibilità di fare la crisi non ci dà stabilità e tranquillità, come dovrebbe, ma al contrario liti e rinvii. Proprio perché Di Maio e Salvini sanno di non potersi fare davvero male da qui a maggio, se le menano di santa ragione. Ai loro elettori sembra pugilato, ma invece è wrestling. I Cinquestelle praticano poi anche un gioco da esportazione, si chiama «spezziamo le reni alla Francia», e non si sa se ridere o se piangere quando lo si vede praticato con tanta improvvisazione e noncuranza per l’interesse nazionale.

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