Archive for the ‘Economia – Lavoro’ Category

“Dall’Italia rischi per l’eurozona”. Anche l’Fmi taglia

mercoledì, Aprile 10th, 2019

paolo mastrolilli inviato a new york

La crescita italiana rallenta, scivolando sull’orlo della recessione, e i problemi del nostro paese sono «un possibile fattore scatenante» del contagio nell’eurozona e nel mondo. La frenata è globale, però in Italia è più forte e dipende da fattori specifici, che se non verranno affrontati aumenteranno i rischi per tutti. E’ il giudizio contenuto nel World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale, presentato ieri a Washington in vista degli Spring Meetings in programma da venerdì.

Secondo le stime dell’Fmi sull’Italia, dopo lo +0,9% del 2018, il pil nel 2019 crescerà dello 0,1%, cioè 0,5 punti percentuali in meno rispetto alle previsioni di gennaio, e 0,9 in meno rispetto a quelle dell’ottobre 2018. Per il 2020, la crescita dovrebbe restare invariata a +0,9%. La revisione al ribasso è stata motivata dalla «debole domanda interna, mentre i rendimenti restano elevati».

Nel 2019 il debito pubblico salirà al 133,4%, dal 132,1% dell’anno scorso, mentre nel 2020 toccherà il 134,1% del pil, e nel 2024 il il 138,5%. Il deficit aumenterà al 2,7%, rispetto al 2,1% del 2018; nel 2020 salirà al 3,4% del pil, e nel 2024 al 3,8%.

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Def: ecco cosa contiene il documento approvato dal governo

mercoledì, Aprile 10th, 2019

Crescita allo 0,2 percento, nessuna nuova tassa e nessuna manovra correttiva. Sono le prime cifre del Def che, spiegano dal governo, conferma i programmi di governo della legge di bilancio e il rispetto degli obiettivi fissati dalla commissione europea. Ecco i punti principali contenuti nella bozza del Documento.

Pil – La crescita per il 2019 si ferma al 0,2%, dal 1% stimato in legge di bilancio. In realta’ la previsione di crescita media del Pil in termini reali per il 2019 scende allo 0,1 per cento, cui si aggiunge pero’ un altro 0,1% per effetto dei decreti sblocca cantieri e crescita. Si sale allo 0,8% nei tre anni successivi. Per effetto del reddito di cittadinanza il Pil si accrescerebbe di un ulteriore 0,2% nel 2019 e di 0,4 punti percentuali nel 2020. Nessun effetto invece da quota 100.

Deficit/Pil – Dal 2,04% della manovra si arriva per il 2019 al al 2,4%, per poi scendere al 2,1% nel 2020 e all’1,8% nel 2021. Il deficit strutturale scenderebbe dall’1,6% del Pil di quest’anno allo 0,8% nel 2022, convergendo verso il pareggio strutturale. “Il programma del Governo condivide l’enfasi sulla riduzione del debito – si legge – ma opta per un miglioramento del saldo strutturale più graduale rispetto alla Raccomandazione del Consiglio, in base alla considerazione che un aggiustamento strutturale di 0,6 punti percentuali di Pil l’anno, unito all’effetto della chiusura dell’output gap, implicherebbe un’eccessiva restrizione di bilancio. Il Governo ritiene, infatti, che considerazioni di carattere sociale debbano ricevere altrettanta attenzione dei saldi di bilancio nella definizione della politica economica”.

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Tria: o le spese o le tasse

martedì, Aprile 9th, 2019

“Il Def sarà essenzialmente a legislazione invariata, tranne l’impatto delle misure sulla crescita che stiamo varando. Si specificherà che si sta lavorando perché la legge di Bilancio accolga una continuazione delle riforma fiscale nella direzione del programma di governo e nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica fissati nello stesso Def che stiamo varando. Evidentemente si tratta di una manovra complessa che dovrà toccare sia il lato delle entrate sia il lato delle spese”. Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, intervistato da Repubblica sulla flat tax, tanto reclamata da Salvini ma anche da Di Maio, e sul suo costo cerca di individuare un percorso ragionevole, così come quello fatto per rimborsare i truffati dalle banche. “Gli obiettivi di finanza pubblica fissati dal Def sono quelli entro cui si dovrà operare”, sottolinea Tria.

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Dieselgate, Fca: patteggia 110 milioni per chiudere contenzioso con azionisti

martedì, Aprile 9th, 2019

MILANO – Il gruppo Fca patteggia e si impegna a pagare 110 milioni di dollari per risolvere una disputa con gli azionisti che l’hanno accusata di informazioni fuorvianti agli investitori sul diesel e sul mancato rispetto delle norme americane. Lo riporta l’agenzia economica Bloomberg. Un gruppo di investitori ha fatto causa a Fiat Chrysler Autoomobiles, accusandola di aver dichiarato “falsamente” di rispettare le regole sulla sicurezza americane. Ma perché, in questo caso sono stati gli azionisti a muovere causa? Perché quando poi Fca ha ammesso di non aver condotto i richiami in modo adeguato, i titoli hanno perso valore. Il patteggiamento, per concretizzarsi, deve essere ora approvato da un giudice federale.

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È già scontro sul Def: aumento Iva sospeso in campagna elettorale

lunedì, Aprile 8th, 2019

Gian Maria De Francesco

«La flat tax è una nostra priorità ed è nel programma di governo: abbiamo valutato i costi e i benefici e una riduzione fiscale porta sicuramente più benefici che costi».

Quota 100? «È l’inizio di un percorso perché l’obiettivo è quota 41». L’insofferenza manifestata ieri dal leader leghista Matteo Salvini denuncia la difficoltà, ormai conclamata, nella realizzazione delle promesse contenute nel contratto di governo.

La colpa non è del Capitano. L’inversione del ciclo macroeconomico, la recessione molto probabile e le risorse vincolate per le spese già previste (reddito di cittadinanza, quota 100 e i 23 miliardi per sterilizzare le clausole di salvaguardia sull’Iva) rendono pressoché nullo il margine di manovra per la flat tax. Ecco perché Salvini ha voluto spezzare il circolo vizioso dal quale si sente oppresso e che si può sintetizzare nel gioco di sponda Tria-Di Maio.

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“Immobili da 400 miliardi”. Il piano della Lega per “coprire” la flat tax

lunedì, Aprile 8th, 2019

Sergio Rame

“È prematuro entrare nel merito e nei dettagli del provvedimento”. Quello che importa ad Armando Siri, sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti, è che il Def stabilisca chiaramente che “l’elemento qualificante capace di garantire la crescita economica del Paese passa da una importante riforma fiscale che il contratto di governo indica nella sostituzione dell’attuale sistema a cinque aliquote con una flat tax“.

Il progetto che la Lega ha consegnato al ministro dell’Economia Giovanni Tria prevede il 15% fino a 50mila euro. “Questa riforma non va vista come un centro di costo, ma come un’opportunità di crescita”, spiega Siri in una intervista a Repubblica. “Abbiamo già vissuto la stagione della politica che non manteneva gli impegni e le promesse fatte agli elettori tirando in ballo i problemi di bilancio – continua – se l’economia è malata, ci poniamo il problema di quanto costa l’antibiotico per guarire e poi spendiamo miliardi in medicinali che curano solo i sintomi?”. Per Matteo Salvini & Co. la flat tax è “l’unica leva disponibile” che ha il governo per “dare impulso ai consumi, alla produzione e al lavoro”. “Abbiamo cominciato con le partite Iva fino a 65mila – aggiunge il sottosegretario – adesso dobbiamo arrivare a una fase successiva”.

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Ue, 11.800 lobby per influenzare Commissione e parlamentari. I casi di corruzione

lunedì, Aprile 8th, 2019

di Milena Gabanelli e Luigi Offeddu

Bruxelles supera Washington e si consacra capitale mondiale del lobbismo: sono 11.801 i gruppi di pressione elencati nel Registro della Trasparenza istituito dalla Commissione Europea. A Bruxelles si fanno le leggi che riguardano 508 milioni di cittadini e le lobby lavorano perché non contrastino gli interessi delle imprese e associazioni che rappresentano: industrie, aziende private, grandi studi legali, ma anche sindacati, ong, associazioni di consumatori.

Da Google a Eni ad Altroconsumo: quanto spendono?

Ai primi posti nella classifica ci sono il Cefic o Consiglio delle industrie chimiche europee (12 milioni di spese minime dichiarate nel 2018), Google (6 milioni nel 2017), Microsoft (5 milioni) BusinessEurope (la Confindustria europea, 4 milioni). C’è anche Huawei, il colosso cinese della telefonia, 2.190.000 di costi dichiarati nel 2017.

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Cina, i conti non tornano: le imprese sono in difficoltà

giovedì, Aprile 4th, 2019

Federico Giuliani

Nubi oscure aleggiano sopra i cieli della Cina. Questa volta non c’entra l’inquinamento ma una situazione economica da tenere sotto controllo. Più di quanto Pechino voglia lasciare intendere. Certo, non ha ancora senso parlare di crisi, ma anche la narrazione di Xi Jinping è cambiata. Il presidente cinese ha fiutato l’aria pesante e ha richiamato i membri del Partito all’ordine. Vietato fare passi falsi a tutti i livelli istituzionali.

Gli ostacoli del Dragone

Perché la Cina si trova in questa condizione? No, non è tutta colpa della guerra dei dazi. Questa, semmai, è una causa che ha aggravato una crisi che ha radici ben più profonde e radicate nel tempo. Nel 2018 l’economia cinese ha dovuto fare i conti con il rallentamento della crescita economica che, come un effetto domino, si è abbattuta sulle imprese. Le insolvenze dei titolo obbligazionari societari sono quadruplicate (siamo circa a quota 16 miliardi di dollari). I fallimenti accertati dalla Corte suprema cinese, invece, sono stati 6646. Insomma, i problemi strutturali della Cina si stanno facendo sentire e per uscire dall’impasse potrebbero presto arrivare delle riforme. Ecco: se aggiungiamo gli strascichi delle tariffe imposte da Washington il quadro è completo. E per Pechino non può certo essere idilliaco.

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Istat, pressione fiscale salita al 48,8% nel quarto trimestre 2018

mercoledì, Aprile 3rd, 2019

Giovanna Pavesi

Una pressione fiscale pari al 48,8% e in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

A rilevarlo sono i dati Istat, analizzati nel quarto trimestre. In questa fase, l’indebitamento netto delle amminsitrazioni pubbliche (Ap), in rapporto al Prodotto interno lordo, è stato pari al 2,01% (1,9% nello stesso trimestre del 2017). E il reddito disponibile lordo delle famiglie consumatrici è diminuito dell 0,2% rispetto al trimestre precedente. Nel 2018, quindi, la pressione fiscale si è attestata al 42,1% del Pil, in riduzione di 0,1 punti percentuali rispetto ai 42,2 del 2017.

La situazione dei consumi

Quindi, a fronte di un aumento del deflatore implicito dei consumi dello 0,3%, il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,5% e la loro propensione al risparmio è stata pari al 7,6%. La flessione è derivata, secondo l’istituto di statistica, da una crescita della spesa per consumi finali, +0,5%, e della flessione del reddito disponibile lordo, -0,2%. Il tasso di investimento delle famiglie consumatrici nel quarto trimestre del 2018 è stato pari al 6,0%, invariato rispetto al trimestre precedente, a fronte di un aumento degli investimenti fissi lordi dello 0,6%. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici ha subito nel quarto trimestre una nuova diminuzione, riportandosi sostanzialmente sul livello registrato all’inizio dell’anno. Le famiglie hanno, però, mantenuto una dinamica espansiva dei consumi, alimentata da una nuova diminuzione della propensione al risparmio, scesa a un livello vicino al minimo registrato un anno e mezzo prima. “Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici ha subito nel quarto trimestre una nuova diminuzione, riportandosi sostanzialmente sul livello registrato all’inizio dell’anno”, ha commentato l’istituto di statistica, segnalando che “le famiglie hanno tuttavia manenuto una dinamica espansiva dei consumi, alimentata da una nuova diminuzione della propensione al risparmio, scesa a un livello vicino al minimo registrato un anno e mezzo prima”, ha commentato l’Istat.

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Steve Eisman, mito della finanza che previde la crisi del 2008: ‘non vedo un altro big short… il sistema è solido’. Draghi? ‘E’ meglio di Dio’

mercoledì, Aprile 3rd, 2019

Franco Velcich

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Steve Eisman. Ruters/Brendan McDermid

A conoscerlo dal vivo è molto simile al personaggio del film: acuto e mai banale, mai compiacente con l’interlocutore, schietto e diretto nelle esternazioni, quasi da sembrare brusco. E’ Steve Eisman, il finanziere americano che ha previsto la crisi dei subprime del 2008, uno dei protagonisti della storia raccontata nel film “The Big Short”, in italiano “La grande scommessa”.

La locandina del film ‘La grande scommessa’

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