Archive for the ‘Lazio’ Category

Roma, la versione di Buzzi e il peccato Capitale di abituarsi al peggio

martedì, Ottobre 13th, 2020

di CARLO BONINI

Neanche fosse una maledizione da cui è impossibile affrancarsi, Roma assiste all’ultima capriola che, nel riscrivere una pagina di storia recente della città, dovrebbe fare da viatico all’inizio della lunga campagna elettorale per la scelta del nuovo sindaco.

L’ex procuratore capo Pignatone: “Mafie e corruzione condizionano Roma, la prova c’è. Non sottovalutare il potere dei clan”

Parliamo di “Mafia Capitale”, del ritorno sulla scena di Salvatore Buzzi (imputato oggi in libertà in attesa che un nuovo processo ridetermini la pena cui è stato condannato in primo, 19 anni, e secondo grado, 18 anni e 4 mesi, per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione), della ineffabile banalizzazione di ciò che quel processo ha documentato, della lezione che se ne sarebbe potuto e dovuto trarne.

Ancora domenica sera, ospite di “Non è l’Arena” di Massimo Giletti, Buzzi ha posato a capro espiatorio raccontando una storiella che, all’osso, suona così. Quella di “Mafia Capitale” è una faccenda da quattro soldi in cui un campione della cooperazione sociale, cresciuto politicamente a sinistra (Buzzi) e con alle spalle una storia di ravvedimento e reinserimento sociale (una condanna per omicidio in giovane età), scopre, negli anni della giunta Alemanno, e quindi nella breve stagione di quella Marino, le virtù di “promoter” (testuale) di un signore di mezza età con “qualche precedente per furto”, che di nome fa Massimo Carminati. Capace di farlo pesare di più nei rapporti con la corrotta pubblica amministrazione capitolina e di fargli avere il “dovuto” nella riscossione di crediti legittimamente vantati per appalti di beni e servizi.

Roma, Mondo di mezzo, Salvatore Buzzi ai domiciliari

di RORY CAPPELLI
Altro dunque che mafia, altro che banditi, altro che corrotti e corruttori. Semplicemente, la triste storia di un uomo costretto ad arrangiarsi in una città irredimibile dove “così fan tutti”. Dove “una mano lava l’altra”. Dove “a chi tocca nun se ingrugna”. Dove “la mucca va fatta magna’” per poterla mungere. Una giungla abitata da “forchettoni” dove tutti chiedono grano e favori, dall’ultimo rapace funzionario di Municipio all’ultimo consigliere comunale. E dove le minacce proferite nel tempo al telefono con i diversi “clientes” dal “promoter” Carminati che amava definirsi “il Re di Roma” e catturate dalle cimici dei carabinieri, sono in fondo solo la voce dal sen fuggita di “una banda di cazzari”.

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Enzo Totti, papà di Francesco, è morto di Covid a Roma

lunedì, Ottobre 12th, 2020

di Gianluca Piacentini

Enzo Totti, papà di Francesco, è morto di Covid a Roma

Era conosciuto da tutti come lo “Sceriffo”, Enzo Totti. Il papà di Francesco è morto dopo essere stato ricoverato all’ospedale Spallanzani di Roma a causa del coronavirus. Figura fondamentale per l’ex capitano della Roma, sempre presente in tutte le trasferte del figlio nei suoi 25 anni di carriera con la maglia giallorossa, era un personaggio amato da tutti fuori e dentro Trigoria, dove spesso era solito presentarsi agli allenamenti della prima squadra portando per «merenda» ai calciatori vassoi di pizza con la mortadella.

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La manifestazione di no mask e negazionisti del Covid, a Roma: tensioni con la polizia, un fermato

sabato, Ottobre 10th, 2020

di Alessandro Trocino

La manifestazione di no mask e negazionisti del Covid, a Roma: tensioni con la polizia, un fermato

Sabato 10 ottobre si tengono, a Roma, tre manifestazioni separate, ma unite da un tratto in comune: l’idea che la minaccia del Covid sia stata utilizzata dal governo per imporre una «dittatura sanitaria». Le manifestazioni si svolgono mentre i dati sui nuovi contagi, nel nostro Paese, sono tornati a crescere in modo rapido e — secondo quanto espresso dal ministero della Salute e dall’Istituto superiore di Sanità — preoccupante: nella giornata di venerdì, ad esempio, i contagi hanno superato quota 5300, mentre erano 2.677 il 6 ottobre, 3.678 il 7 ottobre, 4.458 l’8 ottobre. Nelle ore in cui i manifestanti si riuniscono, il ministro della Salute Roberto Speranza ha convocato d’urgenza, per domenica 11 ottobre, il Comitato tecnico scientifico, per decidere come interrompere questa crescita.

I partecipanti, in Piazza San Giovanni, sono stati meno del previsto: poche centinaia in tutto. Decine, però, le persone senza mascherina, che rivendicano orgogliosamente di non portarla (come questa cittadina albanese, secondo la quale con un po’ di grappa si può sconfiggere il Covid, o questa naturopata, che ha camminato per 12 giorni per essere in piazza).

Ci sono stati attimi di tensione tra i manifestanti e un giornalista di Fanpage(che viene strattonato da un membro dell’organizzazione) e tra manifestanti e polizia. Gli agenti hanno provato ad allontanare un manifestante che ha discusso per molti minuti, senza mascherina, con un uno di loro, rifiutandosi di consegnare i documenti. L’uomo è stato raggiunto con difficoltà da un’auto della polizia mentre una cinquantina di manifestanti li circondava urlando «buffoni» «venduti» «portateci via tutti». Le urla sono proseguite per molti minuti con i poliziotti circondati. Alla fine, però, gli agenti hanno fatto cordone e portato via l’uomo.

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A Latina prove generali di lockdown-bis

venerdì, Ottobre 9th, 2020

Francesca Mariani

La Regione Lazio vara un «mini-lockdown» di due settimane per la provincia di Latina a partire dalla mezzanotte di ieri. E già sembrano le prove tecniche di tutta una serie di chiusure che saranno allargate su scala nazionale nel prossimo dpcm. La decisione presa da Zingaretti ha «tenuto conto dell’incremento dei casi registrati dal 4 ottobre pari al 155% e in relazione alle note della As1 di Latina del 7 di ottobre».

L’ordinanza firmata dal governatore Nicola Zingaretti impone restrizioni «soft» che svariano in vari campi. Si parte con la movida e la chiusura anticipata di pub, bar e ristoranti alle ore 24. Inoltre al tavolo si potrà sedersi al massimo in 4 persone con rispetto del distanziamento. Per quanto riguarda le feste private, anche successive a manifestazioni religiose, il numero massimo di persone consentito è di 20, previa registrazione e adozione delle misure generali di prevenzione, partecipanti a feste private, anche successive a cerimonie religiose. Inoltre viene imposto il divieto di accesso alle strutture sanitarie, per visite a parenti o amici ricoverati. Si potrà entrare solamente in casi eccezionali e all’esito di autorizzazione scritta da parte del responsabile sanitario della struttura di ricovero. Allo stesso tempo saranno contingentati anche gli ingressi a palestre, scuole di ballo e attività di natura sportiva al chiuso mentre davanti alla scuole e nei luoghi pubblici come piazze o spiagge sarà in vigore il divieto di assembramento. Infine è raccomandato il lavoro agile, laddove praticabile, nelle Aziende con sedi sul territorio della Provincia di Latina».

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Coronavirus nel Lazio, la nuova ordinanza: mascherine obbligatorie all’aperto

venerdì, Ottobre 2nd, 2020

di Valeria Costantini

È ufficiale: da sabato mascherine obbligatorie anche all’aperto nel Lazio, tranne per bambini sotto i sei anni, malati cronici e per chi fa sport. Via ai test salivari da martedì nelle scuole, dove finora sono stati individuati 290 positivi totali. Le vaccinazioni partiranno dal 15 ottobre. Sono alcune delle novità emerse nella conferenza del presidente della Regione Nicola Zingaretti, insieme all’assessore alla Sanità Alessio D’Amato che ha annunciato l’avvio della campagna di screening negli istituti scolastici con i test salivari, più rapidi e meno invasivi.

Zingaretti: «Nessuna restrizione sugli orari di negozi, locali e pub»

La prima contromisura a fronte del costante aumento dei contagi – giovedì il record assoluto di 265 positivi – è quello dell’obbligo della mascherina h24, «uno strumento di prevenzione, chi violerà questa regola verrà sottoposto alla multa prevista» (da 400 e fino a 3 mila euro ndr.), ha sottolineato Zingaretti che non ritiene necessario al momento l’adozione di restrizioni sugli orari di negozi, locali e pub, invitati però a maggiori cautele come la registrazione dei clienti e la misurazione della temperatura. Sono stati 240 gli interventi delle squadre sanitarie finora effettuati nelle scuole, ha riassunto D’Amato. Ora la procedura sarà più veloce, come ha illustrato Francesco Vaia, direttore sanitario dello Spallanzani, con l’invio del prelievo salivare al San Camillo che processerà il test per poi inviarlo, in caso di sospetti, all’istituto delle malattie infettive di via Portuense per la convalida. Non servirà in sintesi un secondo prelievo e la risposta potrà arrivare in giornata. L’altra novità annunciata è l’estensione della somministrazione dei vaccini anti-influenzali alle farmacie: 100mila le dosi dal 15 ottobre con l’avvio della campagna.

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Caditoie e fogne, bloccati i bandi del Giubileo. Ecco perché Roma si allaga

lunedì, Settembre 28th, 2020

di LORENZO D’ALBERGO

Fogne al collasso. Bandi per la manutenzione delle caditoie finanziati con i fondi del Giubileo della Misericordia – sì, quello del 2015 – ancora bloccati. E poi il servizio di spazzamento delle strade di Ama che continua a scontare carenze importanti. Se ci si chiede perché le ormai consuete bombe d’acqua alla capitolina (per la Protezione Civile la prossima potrebbe arrivare entro 24 ore) continuino a mandare in tilt la città, la risposta sta in una micidiale stratificazione di guai. Problemi strutturali e beghe amministrative.

Roma, piove in città, piscine in strada: da via Petroselli alla Tiburtina a Ostiense, la città sott’acqua

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Ma procediamo con ordine. Le fognature di Roma sono vecchie. Vecchissime. Tolte quelle inaugurate dai 5S, le più recenti sono state realizzate a cavallo tra gli anni ’50 e ’60. Nel frattempo la capitale si è espansa, rendendo inadeguato un sistema che deve sostenere il peso di 800 mila tra caditoie e tombini.

Un handicap a cui si sommano i ritardi nell’assegnazione delle gare giubilari. I 2,9 milioni di euro stanziati per le caditoie della grande viabilità e gli 1,8 destinati a quella municipale sono ancora fermi. Gli appalti sono stati banditi nel 2017 e poi, come richiesto dall’Anac, ripubblicati nel 2018. ” Manca poco. Dovrebbero essere assegnati entro 45 giorni ” , fanno sapere dall’assessorato ai Lavori pubblici. Perché tanto ritardo? Per due lotti su quattro sono saltate fuori anomalie nelle offerte. Stop obbligato e sotto con nuovi controlli.
” Ma mezzi e risorse – assicurano dal Campidoglio – non mancano”. Il milione di euro messo in campo nel 2019 è stato affidato. E, dopo la pausa dettata dal lockdown, ora i lavori vanno avanti a pieno ritmo. Poi ci sono le squadre di pronto intervento del Simu, dedicate soprattutto ai sottopassi. Gli operai negli ultimi mesi hanno visto di tutto: nei pozzi hanno trovato lattine di Coca-Cola di 20 anni fa, tubature scollegate, caditoie semicoperte da colate di asfalto.

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“La rapina della Ztl”. Gasparri azzanna la Raggi: con la scusa del Covid…

venerdì, Settembre 25th, 2020

L’ultima vessazione nei confronti dei cittadini romani da parte della sindaca Virginia Raggi è quella che il senatore di Maurizio Gasparri, commissario del coordinamento Forza Italia Roma Capitale, e Francesco De Micheli coordinatore FI del I Municipio, definiscono la “rapina” della ZTL. 

“Da parte del Comune di Roma siamo a una ulteriore forma di vessazione nei confronti dei cittadini. Per sei mesi la ZTL è stata ovviamente aperta al libero accesso di tutti senza limitazioni. I residenti pagano molti soldi per poter andare a casa loro. Sarebbe stato logico, come alcuni avevano anche chiesto ed altri avevano annunciato, che il permesso a pagamento per i residenti fosse prorogato dello stesso tempo in cui l’accesso al centro è stato gratuito per tutti, ovvero per almeno sei mesi. Invece ora il comune nega questo diritto. In pratica da marzo alla fine di agosto chiunque è potuto entrare in centro gratuitamente ma i residenti invece sono entrati a pagamento e quel pagamento non viene compensato da una proroga di sei mesi, senza ulteriori oneri, dei permessi di accesso. Una vera e propria rapina. Un atto inaudito di questa sindaca che mette così il suggello al suo quinquennato che sarà sommerso dalle pernacchie e dai boati dei romani”, si legge in una nota dei due esponenti azzurri. 

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Omicidio Willy, i fratelli Bianchi col reddito di cittadinanza: avviata indagine patrimoniale sulla famiglia

giovedì, Settembre 17th, 2020

Suv, bottiglie di champagne, alberghi a cinque stelle: questa la vita mostrata dai fratelli Bianchi sui loro social. Un tenore da nababbi che però si scontra con quanto scoperto dagli inquirenti che indagano sulla morte di Willy Monteiro Duarte: attraverso il padre usufruivano del reddito di cittadinanza. Anche Mario Pincarelli e Francesco Belleggia, indagati per il pestaggio mortale, usufruiscono del sussidio.

La domanda per poter avere il reddito di cittadinanza è stata presentata dai vari capi famiglia i quali hanno inserito i loro figli, tutti al di sotto dei 24 anni e senza reddito, come familiari a carico. Questo potrebbe nel caso dei Bianchi aver fatto crescere l’assegno mensile oltre i mille euro. Una cifra che comunque non si sposa con la vita agiata che questi ragazzi dimostravano di avere con le foto postate sui profili social. Per i quattro picchiatori di Colleferro si è già aperta l’indagine patrimoniale che potrebbe però allargarsi anche ai genitori visto che le dichiarazioni mendaci sono punite a norma di legge. 

Bianchi fermati 25 minuti dopo pestaggio – Intanto emergono alcuni dettagli sulla notte in cui Willy perse la vita. Sono stati fermati venticinque minuti dopo l’aggressione mortale a Willy Monteiro Duarte i fratelli Marco e Gabriele Bianchi. Il dato emerge dalle carte dell’inchiesta condotta dalla Procura di Velletri.  “I responsabili sono stati sorpresi alle ore 3:55 – scrivono gli inquirenti – dopo appena 25 minuti dal fatto, con ‘cose e tracce’ dalle quali apparivano aver commesso il fatto “immediatamente prima”. In particolare l’autovettura con la quale gli aggressori sono giunti sul luogo del delitto e poi si sono dati alla fuga, la camicia strappata indossata da Gabriele Bianchi ed il palese stato di agitazione”.

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Omicidio di Willy Monteiro Duarte, l’ultimo mistero e il ruolo del gruppo di Colleferro

venerdì, Settembre 11th, 2020

di CLEMENTE PISTILLI

Quante ombre ancora sul massacro di Willy Monteiro Duarte, ucciso a calci e pugni nella notte tra il 5 e il 6 settembre in una piazza di Colleferro. Tante da non essere eliminate neppure dalle intense indagini svolte sinora dagli inquirenti e che hanno portato il gip del Tribunale di Velletri, Giuseppe Boccarato, a convalidare gli arresti dei quattro giovani di Artena accusati di omicidio preterintenzionale. Visto un amico in difficoltà il 21enne non si è girato dall’altra parte. Ha cercato di difenderlo, di mettere pace e quel suo altruismo domenica scorsa a Colleferro gli è costato la vita. Il branco che aveva accerchiato il suo compagno di scuola lo ha massacrato. Lo hanno detto subito e chiaramente ai carabinieri gli amici di Paliano che erano con lui.

Di quel gesto di generosità non c’è però traccia nelle dichiarazioni fatte proprio dal gruppetto di Colleferro a cui l’apprendista cuoco con il sogno del calcio era andato in soccorso. Il gruppo che sarebbe fuggito spaventato mentre il coetaneo rantolava a terra.

Dubbi, inoltre, spuntano fuori pure sui protagonisti del pestaggio, che a quanto pare non sarebbero stati solo quattro. Incrociando quanto emerso sinora dagli atti d’indagine con le risposte date a Repubblica da alcuni ragazzi presenti quella sera nel locale “Duedipicche” e in largo Santa Caterina troppe cose sfuggono e sul perché manca ancora una risposta. L’ennesimo mistero su una notte di ferocia e follia in cui è stata spezzata la vita di un ragazzo dal cuore buono.

Omicidio di Willy Monteiro Duarte: ecco cosa sappiamo sulla notte del delitto

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Omicidio Willy Monteiro, i testimoni: «Saltavano sul corpo inerme e Gabriele Bianchi continuava a picchiarlo»

giovedì, Settembre 10th, 2020

di Fulvio Fiano, Fiorenza Sarzanini

Omicidio Willy Monteiro, i testimoni: «Saltavano sul corpo inerme e Gabriele Bianchi continuava a picchiarlo»

Willy Monteiro Duarte «non c’entrava nulla con la rissa», ma «l’hanno massacrato a calci e pugni senza una plausibile ragione». La notte di domenica scorsa «voleva mettere pace tra due ragazzi che litigavano», ma «gli sono saltati sul corpo anche quando era a terra inerme». Aveva il corpo scosso dalle convulsioni, respirava a fatica. Una ragazza ha provato a rianimarlo. Per lui non c’è stato nulla da fare. L’ordinanza del giudice di Velletri che tiene in carcere i fratelli Gabriele e Marco Bianchi, il loro amico Mario Pincarelli e manda ai domiciliari Francesco Belleggia, ricostruisce nei dettagli l’aggressione selvaggia al giovane di Colleferro. Descrive la furia del gruppo — tutti cultori di arti marziali — «che picchiavano tutti quelli che incontravano» e poi si sono accaniti su Willy. Svela che i «fratelli Bianchi» «stavano facendo sesso nel cimitero con alcune ragazze di cui non conoscevamo il nome, quando siamo stati chiamati».

Consegna la descrizione di notti folli trascorse a bere per strada, durante le quali basta un apprezzamento pesante a una ragazza per accendere gli animi e scatenare l’inferno. Sono i testimoni presenti in largo Santa Caterina a Colleferro a raccontare ogni passaggio — dall’inizio della lite al pestaggio mortale — consentendo così ai carabinieri di chiudere l’indagine. I loro verbali si trasformano nel film dell’omicidio.

La prima lite

Il primo a essere rintracciato dagli investigatori dell’Arma è Federico Zurma: «Verso le 23,30 di sabato, insieme ad alcuni amici e amiche siamo recati presso il locale Due di picche. Ci siamo intrattenuti fino all’1,30 quando decidevamo di andare via. Giunti alle scale le mie amiche mi riferivano di essere state apostrofate in modo volgare da alcuni ragazzi lì sul posto.

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