Archive for the ‘Sanità’ Category

Lo spettro dei vaccini che agita il governo: “Copertura di massa quest’anno a rischio”

lunedì, Gennaio 4th, 2021

Enza Cusmai

La campagna vaccinale per operatori e Rsa parte a rilento e a macchia di leopardo. Tanto che il commissario Domenico Arcuri sprona le regioni e le esorta a vaccinare al più presto le categorie a rischio.

Ma chiede alle amministrazioni locali anche l’elenco dei siti dove si allestiranno i centri vaccinali in vista della fase due, cioè della vaccinazione di massa. Che dovrebbe partire a marzo ma che potrebbe slittare addirittura a giugno e chiudersi a fine anno senza aver raggiunto la famosa immunità di gregge tanto agognata. Le preoccupazioni legate a questo scenario poco rassicurante serpeggiano tra i tecnici del governo che si occupano del piano vaccinale. E sono proprio loro ad ammettere che conti non tornano perché su sei vaccini per cui la Ue ha stretto accordi di acquisto, solo due sono concretamente utilizzabili. E questo ha mandato a monte ogni più rosea previsione.

L’Italia, infatti, può contare attualmente solo su Pfizer e Moderna che possono garantire vaccini da consegnare entro dicembre 2021 solo a 30 milioni di italiani. Va da se che con il 50% di copertura nazionale non si garantisce l’immunità di gregge. Dunque, per non convivere con il Covid anche nel 2022, bisogna ottenere al più presto i rinforzi. Da Astrazeneca o da chiunque possa dare una mano al piano vaccinale. Altrimenti tutta l’organizzazione mastodontica che sarà messa in campo vincerà solo una battaglia e non la guerra. I numeri parlano chiaro: da Pfizer avremo in totale 40,2 milioni di dosi, di cui 13,8 entro marzo, 8,7 milioni nel secondo trimestre e 10,8 nel terzo trimestre dell’anno. Queste dosi copriranno circa 20 milioni di italiani. Poi c’è Moderna, che ha già stabilito il piano di distribuzione per il nostro paese che dovrebbe essere ufficializzato domani. Ma giorno più giorno meno, all’Italia arriveranno 21,2 milioni di dosi in tutto. La prima consegna arriverà verso il 20 gennaio ma è un lotto modesto, di un milione e 300 mila dosi. Bisognerà aspettare ad aprile per vedere altre 4,6milioni di dosi spalmate fino a giugno. In estate, cioè nel terzo trimestre, invece ne arriveranno circa 7milioni e 900 mila, mentre solo nel quarto trimestre, cioè da ottobre a dicembre, le dosi consegnate saranno 7milioni e 300 mila. In totale, fanno 61 milioni e 700 mila vaccini, necessari a immunizzare la metà degli italiani visto che per ogni individuo servirà la prima dose e il richiamo da somministrarsi dopo 21 giorni. In questo scenario, il sostegno del vaccino di Oxford, con 50 milioni di dosi previste, risolverebbero un problema che per ora resta irrisolto. C’è da sperare che Ema approvi al più presto la documentazione di Astrazeneca, che attualmente sta vendendo il suo vaccino a mezzo mondo. L’ Inghilterra farà da apripista nella distribuzione di massa e tra poche settimane si potrà capire se il vaccino funziona e con quale dosaggio. Ma è comunque una battaglia contro il tempo per sconfiggere il virus sempre più agguerrito che si può contrastare solo con gravi danni alle libertà individuali e all’economia.

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Vaccino AstraZeneca, ok entro gennaio. “Ecco il perché del ritardo”

lunedì, Gennaio 4th, 2021

di ALESSANDRO MALPELO

Professor Rasi, a che punto siamo con il vaccino AstraZeneca-Oxford, l’Ema ha ricevuto la documentazione?

“L’azienda farmaceutica ha consegnato il dossier a fine anno – risponde Guido Rasi, microbiologo, ex numero uno dell’ente regolatorio europeo dei medicinali – mi aspetto che l’Ema in settimana possa dettare il cronoprogramma. Non sono burocrati che stanno con le mani in mano. Occorrono però almeno venti giorni per validare un vaccino che richiede studi robusti e omogenei. Mi aspetto che il via libera possa arrivare entro fine mese”.

Le autorità del Regno Unito l’hanno approvato in un baleno.

“Sui tempi potrebbe aver pesato l’andamento dell’epidemia di Covid-19 in Gran Bretagna, che galoppa al ritmo di 50mila contagi al giorno, comprensibile l’esigenza di mettere in sicurezza determinate categorie di popolazione. L’Ema però deve verificare i requisiti per un prodotto che sarà distribuito in 27 stati diversi”.

L’Italia aveva scommesso su questo vaccino. Siamo ora in ritardo rispetto ai tempi preventivati, a cosa sono dovuti i rinvii?

“Il problema è noto, le incertezze attorno al vaccino AstraZeneca-Oxford riguardano la disomogeneità di alcuni dati relativi al dosaggio da utilizzare per ottenere un’efficacia ottimale (una dose e mezzo oppure due), l’intervallo di tempo (4-12 settimane) tra la prima e la seconda somministrazione, le fasce di età in cui si dimostra particolarmente efficace”.

Ci potrebbero essere conseguenze politiche legate all’uscita di Londra dall’Unione Europea?

“Lo escludo, la verifica è meramente tecnica”.

Quando pensa che l’Ema darà l’ok al terzo vaccino europeo?

“Se le informazioni presentate supereranno le criticità riscontrate, entro fine mese si può arrivare a una valutazione analoga a quella dei vaccini Pfizer-BioNTech e Moderna”.

È vero che il vaccino sembra coprire bene i giovani adulti e meno gli anziani?

“Anche prendendo per buona la percentuale più bassa di efficacia dimostrata negli studi clinici (intorno al 60%) è documentato il fatto che il vaccino funziona molto bene in una popolazione mediamente giovane, mentre sopra i 55 anni i numeri sono diversi”.

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Vaccini Covid, oggi parte la vera prova vaccinazioni

lunedì, Gennaio 4th, 2021

di Alessandro Trocino

Vaccini Covid, oggi parte la vera prova vaccinazioni

ROMA – Ferie, personale, disorganizzazione. Le ragioni della falsa partenza della vaccinazione contro il Covid-19 sono diverse, ma la vera partita comincia oggi, quando le Regioni proveranno ad accelerare con la prima giornata ufficiale dedicata al personale sanitario e alle Rsa. Fino a ieri sera risultavano 114.349 vaccinazioni, su 469.950 dosi consegnate. A marzo comincerà la vaccinazione degli anziani: fase ancora avvolta in una nebulosa perché soggetta a troppe variabili, a cominciare dalla quantità di vaccini che sarà disponibile.

Allarme in Lombardia

Nel corso del vertice tra il premier, i capidelegazione e i membri del Cts ieri sera si è espressa «preoccupazione» per i ritardi, a cominciare da quello della Lombardia. Oggi il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, presiederà il Comitato dell’ordine e della sicurezza Pubblica, per valutare la situazione, insieme al commissario Domenico Arcuri. I primi dati vedono la Lombardia in chiara difficoltà, surclassata da regioni come il Lazio, pronte a rivendicare il primato. La Lombardia si difende, spiegando che non poteva richiamare i medici dalle ferie e annuncia da oggi 6.000 vaccinazioni al giorno nei 65 hub regionali, che dovrebbero salire a 10-15 mila entro pochi giorni. Ancora troppo poco per il sindaco di Varese Davide Galimberti, che attacca: «Numeri inaccettabili, siamo i peggiori in Italia».

Le tre più in ritardo

Le regioni più in ritardo sono Sardegna, Abruzzo e Calabria. L’amministrazione governata da Christian Solinas non sembra avere fretta e annuncia che partirà il 7 gennaio. Più complesse le cause del ritardo della Calabria. Le spiega il responsabile Covid Antonio Belcastro: «Ci sono diverse ragioni. Le festività, la scarsità di personale e la scarsa volontà di collaborare di alcuni commissari di aziende pubbliche ospedaliere». Già, perché con l’arrivo del nuovo commissario Guido Longo, ci sarà nei prossimi giorni un ricambio quasi completo dei vertici. Belcastro denuncia carenza di personale e annuncia l’accordo con il Rotary Club: «Ci metterà a disposizione 125 medici gratuitamente». Poi rassicura: «Riusciremo a metterci alla pari».

In Liguria

La Liguria è solo al 16,2 per cento di copertura delle dosi arrivate, ma il governatore Giovanni Toti annuncia che da oggi ne saranno somministrate 2mila al giorno. Filippo Ansaldi, direttore della prevenzione e sub-commissario dell’ente ligure Alisa, rassicura: «Abbiamo al lavoro 54 medici, 166 infermieri, 28 operatori sanitari e 56 amministrativi, in 56 linee di produzione. Ferie? Da tempo immemore qui non si fanno né sabati né domeniche. Gli allarmismi sono eccessivi. Presto arriveremo allo standard del 70 per cento». Cifra non casuale, perché tra le prime indicazioni del commissario Domenico Arcuri c’era quella di accantonare un «tesoretto» del 30 per cento di dosi, per la seconda vaccinazione, nel caso di ritardi nella consegna.

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Covid, dottoressa positiva dopo il vaccino: «Lo rifarei e farò il richiamo». Perché succede e perché non c’è da preoccuparsi

domenica, Gennaio 3rd, 2021

di Salvo Toscano e Laura Cuppini

Covid, dottoressa positiva dopo il vaccino: «Lo rifarei e farò il richiamo». Perché succede e perché non c'è da preoccuparsi

Meno di una settimana dopo aver ricevuto il vaccino Pfizer risulta positiva al coronavirus. Si tratta di Antonella Franco, direttore del reparto Malattie Infettive dell’ospedale Umberto I di Siracusa, che adesso è ricoverata nel suo stesso reparto. Sei giorni fa era stata vaccinata a Palermo, tra le primissime persone in Sicilia.

Contenere gli effetti patogeni

«Sono risultata positiva al Covid ma rifarei il vaccino e farò il richiamo che rappresenta l’unica grande opportunità che abbiamo per vincere questa battaglia — fa sapere la dottoressa Franco —. Se non l’avessi fatto, il virus indisturbato mi avrebbe arrecato magari un danno irreversibile. Proprio il vaccino, che produce una proteina spike che aiuta a formare gli anticorpi e blocca la progressione del virus, contribuirà a bloccare la replicazione e a contenere gli effetti patogeni. Prima di fare il vaccino avevo eseguito più di un tampone ma il virus molto probabilmente era ancora in incubazione» conclude Antonella Franco. È scattato il monitoraggio anche per i contatti, a partire dalle persone che erano a bordo del pullman per la trasferta e quelle che la dottoressa ha incontrato durante le procedure per le vaccinazione.

Persone infettate anche nei trial

Sappiamo che l’immunizzazione avviene solo dopo qualche settimana dall’inoculazione della seconda dose del vaccino. «Anche negli studi clinici si sono infettate persone dopo la prima dose proprio perché la risposta immunitaria non è ancora completamente protettiva: negli articoli scientifici è chiaramente riportato. E lo diventa soltanto dopo la seconda dose. Questa è una delle ragioni per non abbandonare comportamenti responsabili dopo essere stati vaccinati» conferma Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità.

Protezione dopo la seconda dose

È bene ricordare che chi riceve il vaccino può risultare positivo e che questo non ha alcuna conseguenza sull’efficacia del siero. Perché non c’è da preoccuparsi? Prima di tutto è da chiarire che la protezione dal coronavirus dopo i primi giorni dall’inoculo non è immediata: aumenta nel tempo ed è «completa» una settimana dopo l’inoculo della seconda dose (che avviene a distanza di 21 giorni dalla prima). Quindi nei primi giorni dopo il vaccino, come avviene anche con gli altri vaccini, non si è protetti. La raccomandazione, per chi riceve il vaccino, è quella di mantenere le misure prudenziali, a partire dalle mascherine, anche una volta vaccinati.

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La rincorsa dei vaccini al coronavirus: ma quanto tempo abbiamo per fermare il virus?

domenica, Gennaio 3rd, 2021

di Laura Cuppini

Il virus corre sempre più velocemente e la sensazione è quella di non riuscire a stargli dietro, nemmeno adesso che ci sono i vaccini. Con 84 milioni di contagi da inizio pandemia (di cui quasi 36 milioni in America e 26 milioni in Europa) e oltre 1,8 milioni di morti nel mondo, la pressione per arrivare quanto prima alla cosiddetta «immunità di gregge» è fortissima. Ma l’obiettivo si potrà raggiungere solo quando il 70% dell’intera popolazione avrà ricevuto le due dosi previste. Un obiettivo che oggi sembra lontanissimo. Anche perché, dei sei vaccini prenotati dalla Commissione Ue, al momento abbiamo solo Pfizer/BioNTech. La stessa azienda tedesca ha fatto un appello perché ne vengano approvati altri.

Il caso AstraZeneca
L’immunologo Sergio Abrignani ha collaborato alla stesura di questo articolo
L’immunologo Sergio Abrignani ha collaborato alla stesura di questo articolo

Uno dei vaccini su cui l’Europa ha puntato molto è quello sviluppato da AstraZeneca e Università di Oxford: perché non è ancora stato autorizzato? I dubbi delle Agenzie regolatorie sono nati al termine della fase 3 della sperimentazione, in cui il gruppo vaccinato ha ricevuto (per errore) due dosaggi, con risultati diversi per quanto riguarda l’efficacia. La statunitense Fda (Food and drug administration) e l’europea Ema (Agenzia per i medicinali) hanno chiesto ulteriori dati ai produttori, che non sono ancora arrivati. In Gran Bretagna, dove circola ampiamente la nuova variante che sembrerebbe avere una maggiore efficacia replicativa, il vaccino è stato approvato in via emergenziale (così come in India). Il Times, citando una fonte anonima del tandem Oxford-AstraZeneca, ha scritto che entro metà gennaio saranno disponibili per il Regno Unito due milioni di dosi a settimana. Attualmente però il vaccino non è stato approvato né dalla Fda né dall’Ema.

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Covid, Fabrizio Pregliasco: «Il freddo aumenta i rischi, decisivi i prossimi 3 mesi»

sabato, Gennaio 2nd, 2021

di Graziella Melina

ll freddo e gli sbalzi termici – mette in guardia Fabrizio Pregliasco, virologo e ricercatore di Igiene dell’Università degli Studi di Milano – possono causare un forte aumento dei casi dell’epidemia di Covid». La situazione, che è già preoccupante per numero di persone infettate e di morti, nei prossimi mesi potrebbe quindi degenerare. «Tenuto conto di questi nuovi rischi, sarà fondamentale una grande attenzione su come gestire le misure di precauzione, che dovranno essere ancora più oculate e stringenti per evitare di ritrovarci in una condizione ingestibile».  APPROFONDIMENTI

Terza ondata Covid, perché non calano contagi e morti? Lo spettro della “variante italiana”


Perché con la stagione invernale il numero dei contagi da Sars Cov 2 potrebbe aumentare ancora di più?
«Gli sbalzi di temperatura hanno un’efficacia purtroppo notevole nel favorire la diffusione dei virus respiratori come l’influenza, ma anche di quelli simil influenzali. Sicuramente si tratta di uno degli elementi di facilitazione anche per il Covid, perché blocca quella che viene definita “clearance mucociliare”, che è un meccanismo di rinnovo pulitivo del muco su tutto l’albero bronchiale».


Cosa accade quando diminuisce la temperatura?
«La barriera di ciglia, posizionata sotto lo strato di muco, garantisce la continuità di flusso. Vi è infatti una continua produzione a livello degli alveoli di muco e, con un movimento simile a quello delle palette, tutto il sistema di clearance mucociliare fa sì che ci sia un flusso che dal basso va verso l’alto. Di inverno, però, tutto questo processo di pulizia può rimanere bloccato a causa dello sbalzo termico. Si riduce così un’ulteriore barriera protettiva contro i virus. Da qui, l’elemento che caratterizza la facilitazione dell’insorgenza dell’influenza e delle forme simil influenzali. Non dimentichiamo poi che di inverno si sta di più a casa o comunque in posti chiusi e quindi si è a maggior rischio di contagio o di trasmissione del virus».

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Covid, il capo della BioNTech lancia l’allarme: “Servono altri vaccini, da soli non ce la facciamo” | Usa, rimuove 500 dosi dal frigo: arrestato farmacista

venerdì, Gennaio 1st, 2021

Il capo della BioNTech, Ugur Sahin, ha avvertito che se altri vaccini contro il coronavirus non saranno approvati subito in Europa la sua azienda da sola non riuscirà a coprire il fabbisogno. “La situazione non è buona. Si è creato un gap perché non sono stati approvati altri vaccini e noi dobbiamo coprire il buco con i nostri”, ha spiegato in un’intervista al settimanale tedesco Spiegel.

Il ministro della salute tedesco, Jens Spahn, ha esortato l’Ema ad approvare rapidamente anche il vaccino sviluppato dall’Università di Oxford e da AstraZeneca ma i tempi per l’approvazione di quest’ultimo restano incerti.

Nuovo impianto a febbraio per produrre vaccino  Sahin ha quindi rivelato che la BioNTech punta a rendere operativo un nuovo impianto di produzione del vaccino nella città tedesca di Marburg a febbraio, “molto prima del previsto”, che dovrebbe essere in grado di sfornare altre 250 milioni di dosi nella prima metà del 2021. Finora la BioNTech ha stretto accordi con cinque case farmaceutiche in Europa per aumentare la produzione e sono in corso trattative con altre aziende specializzate. “Entro la fine di gennaio dovremmo avere chiarezza su cosa e quanto ancora possiamo produrre”, ha aggiunto. BioNTech e Pfizer inizialmente avevano programmato di fornire 1,3 miliardi di dosi in tutto il mondo quest’anno, sufficienti per immunizzare 650 milioni di persone.  

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Oltre 22mila i vaccinati in Italia. Tutti i dati sul sito del commissario per l’emergenza

venerdì, Gennaio 1st, 2021

E’ stato attivato oggi, sul sito di Palazzo Chigi del Commissario Straordinario per l’Emergenza Covid, il monitoraggio dei vaccini arrivati e delle persone immunizzate regione per regione. Attualmente sono state vaccinate oltre 22mila persone in Italia e sono state consegnate 480mila dosi. Friuli Venezia Giulia, Lazio e provincia autonoma di Bolzano hanno la percentuale più alta di dosi somministrate in rapporto alla popolazione.

In valore assoluto, il Lazio è a 3.738 somministrazioni, il Piemonte a 1.618 e la Lombardia a 1.997. Già emergono comunque le prime discrepanze: secondo l’assessorato alla Salute del Lazio le iniezioni anti-Covid effettuate sarebbero quasi il doppio di quelle che risultano al conteggio nazionale.

I dati del monitoraggio

La fascia di età che ha ricevuto il maggior numero di vaccini è quella 50-59 anni (5.018). Fra i vaccinati, più di 15mila sono operatori sanitari e oltre 750 ospiti delle Rsa. In base alle dosi consegnate, al primo posto c’è la Lombardia con 80.595. Seguono la Sicilia con 46.510 dosi consegnate e il Lazio con 45.805.

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Vaccino Covid, il direttore dell’Aifa: «A settembre protetto il 70%, ospedali sicuri in tre mesi»

lunedì, Dicembre 28th, 2020

di Mauro Evangelisti

«Con i primi due vaccini a disposizione riusciremo a proteggere 1,5 milioni di italiani al mese. Ma facciamo un passo alla volta: ne arriveranno altri e quel numero potrà aumentare. Fra 3 mesi gli ospedali saranno Covid-free e le Rsa in sicurezza. Non è poco». Nicola Magrini è direttore generale dell’Agenzia generale del farmaco. Nella battaglia contro Covid-19 sono giorni decisivi, non solo perché è iniziata la campagna vaccinale in Italia ma anche perché il Regno Unito potrebbe presto fare un’altra accelerazione imprevista, approvando il vaccino di AstraZeneca, lasciando dunque l’Ema, l’agenzia europea, con il cerino in mano. «Ogni decisione va ponderata sulla base dei dati della sperimentazione – ribatte Magrini – le accelerazioni non servono». APPROFONDIMENTI


Il vaccino di Pfizer-BioNTech è stato sviluppato e autorizzato in tempi mai così rapidi nella storia. Gli italiani possono fidarsi?
«La piattaforma a Rna consente, una volta sequenziato il virus, di arrivare rapidamente alla identificazione del filamento di Rna necessario per produrre la proteina Spike del virus. L’entità degli investimenti e dei finanziamenti ricevuti per questi studi hanno garantito un’efficienza e una partecipazione mai viste prima. Non si sono saltate le fasi di studio e, anzi, sono stati effettuati studi di assoluta qualità. Il profilo beneficio-rischio è risultato assolutamente favorevole. La soglia per la approvazione è dimezzare l’incidenza di malattia, mentre questi primi due vaccini (mi riferisco anche a quello di Moderna) hanno dimostrato di ridurne del 95% l’insorgenza».

Non temete effetti collaterali?
«Occorrerà effettuare un’attenta sorveglianza sulle reazioni avverse. Sono ultra rare (dell’ordine di uno ogni 50mila vaccinati), ma comunque importanti anche per eventuali differenze tra i diversi vaccini. La sorveglianza sarà un compito dei ricercatori e della autorità regolatorie di tutto il mondo per i prossimi 9-12 mesi».


Usa e Regno Unito sono stati più rapidi nei processi autorizzativi. Rischiamo di pagare questo ritardo?
«Non credo che come Europa pagheremo alcun prezzo per questo sfasamento di nemmeno un mese. Alcune informazioni ulteriori sono servite a identificare meglio cosa fare per alcune categorie di soggetti a rischio che non sembrano avere controindicazioni sostanziali. Questa campagna di vaccinazione va vista come un grande investimento di diversi mesi e per l’intero 2021. Bisogna essere efficienti e rapidi, ma non frettolosi. Ci sono differenze sostanziali tra Usa, Canada e Regno Unito che hanno una autorizzazione all’uso per l’emergenza (che può anche obbligarli a fare un passo indietro come nel caso della clorochina, prima autorizzata e poi ritirata) rispetto alla approvazione condizionata che rappresenta una vera e propria approvazione. Sono differenze che vanno apprezzate e non dismesse».


La distribuzione e la conservazione del vaccino Pfizer-BioNTech sono complicate. È preoccupato?
«La distribuzione di questo vaccino avverrà con modalità di consegna capillari (su 300 punti ospedalieri individuati dalle regioni) e molto frequenti (settimanali): non si avrà alcun problema logistico legato a distribuzione o conservazione rispetto alla catena del freddo e alla disponibilità. Non sono preoccupato».

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Coronavirus, corsa a vaccinare l’80% degli italiani: il governo punta su AstraZeneca

lunedì, Dicembre 28th, 2020

di Margherita De Bac

Coronavirus, corsa a vaccinare l'80% degli italiani: il governo punta su AstraZeneca

Un vescovo ortodosso vaccinato a Sofia, in Bulgaria

Vaccinare entro settembre il 70-80% degli italiani, per liberarsi della minaccia del virus e tornare alla vita normale sfruttando il vantaggio dell’immunità di gregge. È l’obiettivo del piano vaccinale scattato ieri con il V-day. Da gennaio ci sarà un progressivo aumento delle somministrazioni, per avviare entro marzo-aprile la vera e propria vaccinazione di massa nei gazebo, una sorta di scudo protettivo delle comunità, su libera scelta dei cittadini. Si potrà fare? Molto dipende dalle consegne delle aziende, dalle modalità di conservazione delle fiale e dalle dosi necessarie per ottenere l’immunità individuale (1 o 2).

L’arrivo di Moderna

Su quasi 300 vaccini messi «in lavorazione» a tempi da record, basati su piattaforme diverse, due hanno ricevuto l’autorizzazione dall’agenzie americana Fda: sono targati Pfizer-Biontech e Moderna. In Italia il prossimo anno arriveranno i quantitativi di dosi stabiliti dagli accordi centralizzati della Commissione europea, per un totale di oltre 202 milioni, in proporzione agli abitanti. Pfizer-Biontech ha in programma invii bisettimanali fino a raggiungere un totale di 26 milioni di dosi. Il piano vaccinale è flessibile e verrà articolato in base alla disponibilità delle fiale effettivamente consegnate. Nel primo trimestre si procederà a completare la campagna di profilassi sugli operatori sanitari per arrivare a ospedali Covid-free. Poi operatori e ospiti delle residenze per anziani che nella prima e seconda ondata sono state esposte al rischio di focolai. Fra gli uni e gli altri 1,9 milioni di persone.

11 milioni di dosi

Il 6 gennaio l’Ema dovrebbe dare il via libera, sempre secondo la procedura d’emergenza, al vaccino dell’americana Moderna, basato sulla stessa tecnologia del «concorrente»: richiede una temperatura di meno 20 gradi anziché meno 70, e potrebbe risultare più facilmente gestibile. Sono attese circa 11 milioni di dosi. Nel frattempo la campagna di immunizzazione sarà andata avanti includendo i pazienti con patologie croniche (7,4 milioni) e gli anziani ultraottantenni (4,4 milioni), seguiti da 60-79 anni (13,4 milioni).

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