Archive for the ‘Politica’ Category

Draghi: “Il governo prende un rischio ragionato, riaprono le attività all’aperto. Usciremo dal debito con la crescita”

venerdì, Aprile 16th, 2021

Paolo Festuccia

Finalmente le buone notizie. Mario Draghi alle quindici e quarantadue stilla le «sue» primissime buone notizie in versione pandemia. La curva epidemiologica presenta lenti ma sensibili miglioramenti ed ecco, allora, che le saracinesce dell’Italia tornano a schiudersi. Piccoli segnali, dunque, di ripartenza per i quali, naturalmente, la modalità raccomandata dal governo resta sempre sempre di più la cautela. Comunque, dal 26 l’Italia riparte. E così, il premier Mario Draghi spiega che «si può guardare al futuro con un prudente ottimismo» e dal prossimo 26 aprile riaprono le attività all’aperto: questa è la priorità. «Con questa decisione il governo – spiega il premier – si prende un rischio ragionato», ovvero quello di riaprire le attività all’aperto, «perché i dati del contagio sono in miglioramento». Ma con un cambiamento rispetto al passato. «Nel senso che – chiarisce – si dà precedenza all’attività all’aperto, anche la ristorazione a pranzo a cena e alle scuole tutte, che riaprono completamente in presenza nelle zone gialla e arancione mentre in rosso vi sono modalità che suddividono in parte in presenza e in parte a distanza». Non solo, riparte anche lo sport, gli spostamenti tra regioni gialle, «e con un pass tra regioni di colori diversi», lo spettacolo. Quindi, un passaggio nel quale ringrazia il ministro Speranza per «il lavoro svolto in questi mesi»: «Le critiche a Speranza non sono fondate, né giustificate e poi l’ho voluto io al governo». Da qui, la logica degli interventi. In due direzioni: «Un sostegno alle persone – umanitario – per coloro che hanno perso tutto e non per colpa loro, un altro serve a evitare che le imprese per mancanza di liquidità chiudano o vengano acquistate da qualcuno che si presenta all’improvviso. Sta capitando. Ci saranno – sostiene Draghi – sicuramente settori industriali che con i cambi di comportamenti e tecnologie non avranno più mercato, in quel caso significherà assistere la transizione».,  Draghi: “Dal 26 aprile torna la zona gialla, ristoranti aperti pranzo e cena all’aperto”

Poi il passaggio sullo scostamento di bilancio. Draghi assicura: «Non ci saranno manovre nel futuro se spenderemo bene i soldi del Pnrr. L’Italia uscirà dal debito con la crescita, a rientrerà nel 3% nel 2025».

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Pd, Letta: “Erdogan è un autocrate, Al Sisi un dittatore”

venerdì, Aprile 16th, 2021

ROMA – “Erdogan è un autocrate, Al Sisi è un dittatore”. Enrico Letta torna durante Piazza pulita su La 7 sulle parole dette da Mario Draghi sul presidente turco. E dssente dal presidente del Consglio, aprendo però un nuovo fronte di polemica con l’Egitto. “Erdogan non è tecnicamente un dittatore perché c’è un Parlamento che lo ha eletto, lui è un autocrate, Draghi ha forzato la mano rispetto ad una situazione molto pesante che c’è in Turchia.”, ha detto il segretario del Pd. Alla domanda se allora l’aggettivo può essere usato per il presidente egiziano, Letta ha risposto: “Direi di sì”.

Letta ha commentato poi l’accusa rivolta a Vladimir Putin da Joe Biden di essere un “killer”, E su questo il segretario dem ha detto: “Biden non ha detto che è un killer, ha risposto ad una domanda”. Ma, ha aggunto, “io non avrei risposto così perché le relazioni tra Usa e Russia hanno bisogno di toni un po’ diversi”.

REP.IT

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Draghi, nuovo altolà a Salvini: “Adesso basta con i dispetti”

venerdì, Aprile 16th, 2021

AMEDEO LA MATTINA

ROMA. Il premier Draghi è stato molto chiaro con la delegazione leghista che ieri ha incontrato a Palazzo Chigi. Il suo governo ha una natura di unità nazionale, quindi «serve unità, non bisogna farsi dispetti e alimentare polemiche». Il presidente del Consiglio ha voluto mettere la sordina alle polemiche di Matteo Salvini contro il ministro della Salute Roberto Speranza, ha rimarcato che in questo passaggio così delicato per la campagna vaccinale non c’è spazio per sterili contrapposizioni. E sembra che lo abbia detto in una telefonata allo stesso leader del Carroccio, assente all’incontro. L’incombenza di rispondere è rimasta quindi a Gianfranco Giorgetti. Salvini infatti è tornato a Milano per stare con i figli prima di volare domani a Palermo per l’udienza sulla Open Arms, secondo la spiegazione ufficiosa fornita dalla Lega. Quindi è stato Giorgetti, con i capigruppo Molinari e Romeo, a replicare con garbo. Ricordando la correttezza dei gruppi parlamentari e il numero limitato degli emendamenti al dl Sostegni. E se di provocazioni, attacchi e insulti si vuole parlare, hanno sottolineato i leghisti, c’è una lunga lista proveniente dal segretario, dai ministri e dirigenti Pd. L’ultimo ieri, con Letta che ha incontrato Oscar Camps, fondatore di Open Arms. Tanto che Salvini ha ricordato che domani sarà a Palermo per il processo su «uno degli innumerevoli sbarchi organizzati dagli spagnoli di Open Arms» mentre «il Pd riceve questi “signori” con tutti gli onori».

Ma nel giorno in cui la delegazione della Lega incontra Draghi e deve subire una sorta di reprimenda, Giorgia Meloni piazza una mina sotto i piedi di Matteo Salvini presentando una mozione di sfiducia a Roberto Speranza per la sua «incompetenza e inadeguatezza», per «la gestione fallimentare e disastrosa della pandemia». La leader di FdI sfida la Lega: «Non è più tempo di Speranza, ma di coraggio». È una sfida alla coerenza del capo leghista che martella di critiche il ministro della Sanità. Lo ha fatto pure ieri affermando che, «stando alla scienza, e non è la scienza decisa da Speranza, dovremmo tornare a vivere. E invece Speranza continua a dire riapriamo fra un mese. Speranza ignora i sacrifici degli italiani. Sapete quanti danni psichiatrici stanno facendo ai nostri figli e nipoti?». Il contropiede di Meloni punta a enfatizzare le difficoltà del Carroccio a convivere con Pd e Leu. Del resto è lo stesso ex ministro dell’Interno ad ammette che non è semplice governare con la sinistra. Ma è necessario, aggiunge, perché permette alla Lega di decidere come spendere i soldi del Recovery Plan. Allora Giorgia gira il coltello nella piaga e presenta una mozione di sfiducia contro Speranza. «Così vediamo se Matteo abbaia soltanto o è in grado di mordere», dicono ironicamente dentro FdI.

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La zona gialla torna a maggio: il calendario delle riaperture di Draghi nel nuovo decreto

venerdì, Aprile 16th, 2021

di Monica Guerzoni

«Gradualità» è la parola chiave, il concetto con cui Mario Draghi punta a tenere assieme la volontà di dare un segnale di ritorno alla vita e la necessità di riaprire in sicurezza. Oggi, prima della conferenza stampa su Def, scostamento di bilancio, crescita economica e riaperture, il capo del governo presiederà la riunione della cabina di regia con i rappresentanti dei partiti. Al tavolo si analizzeranno i dati e si comincerà a mettere nero su bianco la «road map» destinata a finire nel prossimo decreto, che entrerà in vigore il primo maggio.

Primo maggio in rosso

Subito dopo la Festa dei lavoratori, che quasi di certo passeremo in zona rossa, potrebbe scattare la novità più attesa: il ritorno delle zone gialle, che il precedente decreto aveva congelato. L’inizio del mese di maggio segnerà un cambio di fase dopo mesi di restrizioni severe. Nelle zone con meno contagi e più anziani vaccinati i ristoranti riapriranno almeno a pranzo e si potrà circolare all’interno della propria regione.

Le posizioni di Pd e Lega

Il presidente Draghi intende muoversi «con grande prudenza», non rinuncia a dare priorità al ritorno in classe delle superiori e dovrà trovare una mediazione tra le diverse spinte che agitano il governo. Questa volta lo scontro non è tra aperturisti e rigoristi, ma è sui tempi e sul grado di cautela. Forza Italia e Lega vogliono riaprire già il 26 aprile con un Consiglio dei ministri ad hoc. E se Matteo Salvini preme per riaprire tutto e subito, Enrico Letta stoppa il toto-date e fissa le condizioni del Pd: calo degli indici di contagio e over 60 vaccinati. Vito Crimi schiera i 5 Stelle sulla linea delle riaperture (prudenti) e persino Roberto Speranza, il più rigorista di tutti, in Parlamento apre a un «allentamento graduale delle restrizioni», che consentano al Paese «una stagione nuova, ma in sicurezza».

Regioni «aperturiste»

Alla cabina di regia toccherà anche decidere fino a che punto sia possibile recepire le pressioni delle Regioni, che spingono per riaprire il più in fretta possibile. La Conferenza guidata dal leghista Massimiliano Fedriga ha presentato un documento fortemente aperturista, che punta a far ripartire i ristoranti a pranzo e a cena, le palestre, le piscine e gli spettacoli anche nelle zone ad alto rischio. Come? Grazie a «un rigido sistema di distanze interpersonali e incentivando le attività all’aperto», spiega Fedriga. Toccherà oggi al Cts valutare se le proposte sono compatibili con la velocità e la forza delle varianti.

Draghi pensa al cronoprogramma

Per quanto la linea europea della prudenza sia stata la sua bussola in queste settimane, Draghi è preoccupato per la stanchezza degli italiani e per la tensione che ha cominciato a sfogarsi nelle piazze. Il premier ha fretta di rendere pubblico il «cronoprogramma» che rimetterà in moto le attività economiche. «Il progredire della campagna vaccinale e la discesa, per quanto lenta, della curva del Covid, ci consentono di impostare un calendario», è il ragionamento che il premier ha condiviso con i ministri. Il presidente del Consiglio insomma non vuole correre, perché richiudere sarebbe devastante e dunque «le riaperture devono essere sicure e irreversibili». Alcuni governatori spingono per far ripartire al più presto la mobilità tra le regioni, ma su questo a Palazzo Chigi e al ministero della Salute prendono tempo: se ne riparla fra qualche settimana.

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Decreto, via libera allo scostamento da 40 miliardi. Pil nel 2022 a +4,8%, indebitamento netto all’11,8%

giovedì, Aprile 15th, 2021

luca monticelli

Via libera del Consiglio dei ministri allo scostamento di bilancio e al Def. Il governo chiede al Parlamento l’utilizzo di un extra deficit di 40 miliardi per finanziare il prossimo decreto che si concentrerà sui ristori e la liquidità delle imprese.
Il Cdm ha approvato anche il Documento di economia e finanza con il quadro macroeconomico e le linee di intervento dei prossimi mesi. La stima del pil per il 2021 si attesta al 4,5%, una cifra che è data dalla crescita tendenziale acquisita al 4,1% (a legislazione vigente) e dalla spinta del Recovery plan e dalle misure che verranno messe in campo. 
Questo ulteriore indebitamento di 40 miliardi, che si aggiunge ai 140 miliardi di extra deficit già stanziati in un anno di pandemia, determina una impennata del deficit che quest’anno viene previsto all’11,8%. Nell’intenzione del governo l’impulso agli investimenti dovrebbe riportare l’asticella del rapporto deficit/pil sotto il 3% nel 2025.

Il Def contiene anche un finanziamento complementare al Recovery plan, un fondo ad hoc che andrà alimentato da qui al 2026 per realizzare le opere escluse dal Pnrr. Questa linea di credito sarà di circa 30 miliardi in sei anni.

Le altre previsioni
Nel 2022 il pil crescerà del 4,8% e poi del 2,6% nel 2023 e dell’1,8% nel 2024. Si tratta di «tassi di incremento mai sperimentati nell’ultimo decennio», sottolinea Palazzo Chigi.

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Così Fedez e la Ferragni “influenzano” la politica

giovedì, Aprile 15th, 2021

Daniele Dell’Orco

È un fiume in piena ormai. Federico Leonardo Lucia, in arte Fedez, ha preso per qualche ragione sul personale la causa del Ddl Zan e un giorno sì e l’altro pure si avventura in invettive politiche a colpi di social.

È il testimonial principe di un nuovo paradigma della comunicazione, quello di sollevare l’attenzione di centinaia di migliaia, in alcuni casi milioni, di persone su tematiche di carattere etico o politico per influenzare l’agenda parlamentare. Fedez e consorte, l’imprenditrice e influencer Chiara Ferragni, da soli mettono insieme qualcosa come 35.6 milioni di follower ben distribuiti tra Italia ed estero. Ma, schioccando le dita e scatenando hype, riescono a coinvolgere altre superstar del web nelle loro battaglie, come Elodie, Francesca Michielin, Levante etc.

L’ultimo acuto di Fedez, ultimamente sempre meno canoro e sempre più da leader di folle, riguarda la riconferma del vitalizio a Roberto Formigoni. Scottato dalla mancata calendarizzazione del Ddl Zan, come “comandava” via social, Fedez ieri ha postato l’ennesima story contro il senatore Simone Pillon: “Vi ricordate qualche settimane fa il senatore Pillon che diceva che il Senato aveva un sacco di priorità? Avete letto la priorità di oggi? Confermato il vitalizio al Celeste, ovvero a Formigoni. Gli hanno ridato il vitalizio di settemila euro. Cazzo, queste sono priorità. Complimenti, buonanotte ai senatori”.

Posto che due, forse tre dei milioni di follower a cui parlano i Ferragnez conoscano davvero per cosa stia l’appellativo Celeste, o chi sia Formigoni, o i dettagli della sua vicenda giudiziaria, si tratta di un nuovo, pericolosissimo modo di fare populismo 2.0. Qualcosa che certamente proviene da lontano, ossia dal jet-set statunitense che da anni utilizza il web per sostenere posizioni politiche progressiste, idolatrare esponenti politici come Alexandria Ocasio-Cortez o Kamala Harris, rendere “cool” delle tematiche purché filtrate col proprio occhio. Ah, e soprattutto attaccare Donald Trump. Ora che l’elezione di Joe Biden ha dato la sensazione che rispetto al 2016 le posizioni di popstar, grandi sportivi, divi di Hollywood e influencer vari abbiano davvero spostato l’ago della bilancia, Fedez e Chiara Ferragni non si sono lasciati sfuggire l’occasione di rilanciare l’esperimento anche in Italia, e di diventare i capostipiti di quella “politica influencing” che rischia di rappresentare il futuro, specie man mano che riuscirà a coinvolgere i più giovani.

Lorenzo Pregliasco, 34 anni, analista politico, cofondatore di YouTrend, professore a contratto anche all’Alma Mater, ha spiegato in una recente intervista a Repubblica: “Gli influencer, così come le aziende attraverso l’attivismo dei brand, riempiono un vuoto della politica. Insomma, non è più solo la politica ad occuparsi di politica”.

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Il Copasir perde pezzi: se ne vanno Urso e Vito ma Volpi resta lì con la benedizione di Salvini

giovedì, Aprile 15th, 2021

Amedeo La Mattina

Si è dimesso il deputato di Forza Italia Elio Vito e il vicepresidente Adolfo Urso di Fdi ha rimesso il suo mandato nelle mani della presidente del Senato Casellati. Ma il Copasir ha ricominciato comunque a lavorare come se nulla fosse. Il partito di Giorgia Meloni nei giorni scorsi aveva chiesto le dimissioni del presidente in quota leghista Raffaele Volpi perché nel frattempo il Carroccio è passato all’opposizione alla maggioranza. Quella carica del delicato organo di controllo sui servizi, secondo FdI, spetta all’opposizione. Ma Volpi non schioda dalla sua poltorna, Matteo Salvini dice che se si vuole cambiare la presidenza prima occorre che tutti i componenti si dimettano per rinominare cinque esponenti della maggioranza e cinque dell’opposizione come prevede la legge. Ma essendo l’opposizione rappresentata dal solo gruppo di Meloni, Fratelli d’Italia sarebbe in eccesso. Ed è quello che il Pd e i 5 Stelle vogliono evitare: e infatti rimangono al loro posto e si godono la scena dello scontro tutto interno al centrodestra. In questo modo la Lega ha creato uno stallo, così Volpi ha fatto approvare il piano annuale e convocato in audizione il sottosegretario con delega ai servizi Franco Gabrielli.

L’ex capo della Polizia si è soffermato sulla vicenda della spia russa scoperta dentro l’apparato della nostra Difesa, ha fatto una relazione sull’omicidio in Congo del nostro ambasciatore Attanasio, insieme al carabiniere Iacovacci. Ma soprattutto ha spiegato che è diventato sempre più impellente la creazione di un’agenzia per la cybersicurity alle dipendenze del suo ufficio ma garantendo sempre la massima collaborazione con il Copasir. Gabrielli ha acceso un faro sulle tensioni e il disagio sociale che si manifesta nelle piazze di questi giorni da parte degli operatori economici danneggiati pesantemente dalla chiusure.

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Nel Decreto sostegni bis gli aiuti saranno dati «in base alle perdite reali»

giovedì, Aprile 15th, 2021

Si profila un intervento combinato tra emendamenti al decreto legge Sostegni, ora in Senato, e il decreto Sostegni che sarà varato dal governo alla fine del mese.

Obiettivo: rafforzare gli aiuti alle imprese, intervenendo sui costi fissi. Con gli emendamenti al primo decreto verrebbero sospesi alcuni versamenti, dall’Imu alla Tosap, e previsti crediti d’imposta sugli affitti e tagli alle bollette degli esercizi commerciali, mentre col secondo decreto si interverrebbe sulla liquidità (proroga della moratoria sui prestiti e allungamento del periodo di rimborso) e sui nuovi indennizzi, con una importante novità allo studio, annunciata dal ministro dello Sviluppo, Giancarlo Giorgetti: il passaggio dal ristoro sulla perdita di fatturato a quello sulla perdita di bilancio.

Per spettacolo e sport bonus doppio

Il ministro ha spiegato che per «alcune categorie, quelle che hanno subito l’arresto dell’attività», la «valutazione corretta» del danno «dovrebbe basarsi non tanto sulla diminuzione del fatturato (parametro usato col dl Sostegni, ndr.), quanto sulla diminuzione del margine operativo lordo, che è la sintesi tra fratturato e costi, sia variabili sia fissi». Col prossimo decreto «il tentativo è di andare verso un indicatore di risultato di esercizio. Naturalmente questo sconta un problema: dobbiamo aspettare l’approvazione dei bilanci». Come uscirne? I prossimi indennizzi, ha spiegato, potrebbero prevedere un acconto ancora basato sul calo di fatturato, e un saldo a giugno o luglio, parametrato sulla perdita di esercizio. Per i nuovi indennizzi il prossimo decreto dovrebbe stanziare all’incirca il doppio rispetto al primo dl Sostegni: 20-22 miliardi, anziché 11. In tutto, il nuovo provvedimento dovrebbe mobilitare una quarantina di miliardi, attingendo a un aumento del deficit 2021. Ieri, infatti, il consiglio dei ministri ha discusso del nuovo «scostamento di bilancio» che il governo varerà oggi insieme con il Def, il Documento di economia e finanza. Il nuovo scostamento, che si somma ai 32 miliardi già utilizzati per finanziare il primo dl Sostegni, spingerà il deficit 2021 verso l’11%, contro il 9,5% dell’anno scorso. Aumenterà anche il debito pubblico in rapporto al Pil, ma ci sarà una spinta di qualche decimale sulla crescita dello stesso prodotto interno lordo nel 2021, che dovrebbe essere del 4,2-4,3%.

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M5S, il limite invalicabile

mercoledì, Aprile 14th, 2021

di PIERFRANCESCO DE ROBERTIS

Il dibattito all’interno del Movimento 5 Stelle si sta incentrando sul limite dei due mandati. Proprio nel giorno dell’anniversario della morte di Gianroberto Casaleggio, che l’aveva pensato e ne aveva fatto uno dei punti qualificanti del programma originario. La vecchia guardia dei Di Maio e dei Crimi, quelli che hanno già fatto due mandati, sono per il superamento del limite, quelli che invece il limite non l’hanno superato (Di Battista) sono per confermarlo. E’ evidente che la questione è agitata in maniera strumentale da ambedue le parti, come spesso accade in politica (pensiamo alla questione femminile, stiracchiata di qua o di là a seconda delle convenienze del momento) e c’è da dar poco credito a quanto dicono i diretti, direttissimi, interessati.

Una considerazione però si può fare sul merito della vicenda, perché ogni tanto il merito conta. Il limite dei due mandati non era, non è, un punto qualunque del programma ma l’essenza stessa del grillismo. Era l’idea che la politica non è una professione ma un servizio, che in fondo uno equivale a uno, che la rappresentanza è fatta da cittadini per i cittadini. Un’idea sbagliata, ma un’idea. Perché uno non equivale a uno, perché per svolgere certi compiti serve una preparazione, e non si possono affidare incarichi delicati al primo che passa. Come purtroppo abbiamo visto accadere.

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Amministrative, Letta punta sulle primarie

mercoledì, Aprile 14th, 2021

di ANTONELLA COPPARI

Enrico Letta durante il filo diretto con i militanti alla web radio del Pd
Enrico Letta durante il filo diretto con i militanti alla web radio del Pd

Maneggiare con cura. Sa bene Letta che le amministrative sono una patata bollente, e dunque si affida ad una delle carte identitarie del Pd per sciogliere la matassa: “Saranno un banco di prova per la costruzione di un’alleanza vincente per le politiche del 2023. La via maestra è quella delle primarie“. Se non c’è accordo su un candidato, dunque, sotto con la competizione che ha segnato la storia del partito. Ma non ovunque, né con la stessa formula o gli stessi tempi: a Roma, dove il Nazareno immagina una kermesse ultra-popolare non certo una fredda partecipazione da remoto, realisticamente i gazebo non potranno essere messi in strada prima di luglio. Altrove, invece, le primarie si faranno prevalentemente online, con qualche seggio fisico per le persone più anziane. Le somme si tireranno alla fine del mese, però Letta & co. hanno tracciato una mappa delle città in cui si voterà in autunno, partendo dai sei capoluoghi di regione.

La piazza centrale, quella che da sola vale metà partita ma pure la più complicata, è Roma. Se dovesse spuntare l’asso Zingaretti, di primarie non si parlerebbe più, altrimenti sarà la base a decidere. Il punto è che nella capitale la scelta difficile non è tra diversi candidati del Pd ma nell’eventuale coalizione: aprire le urne per l’intera alleanza (ipotesi altrove praticabile) qui è impossibile. Chiunque sia il ’campione’ democratico dovrà vedersela con Calenda (sostenuto da Italia viva ) che non ha alcuna intenzione di partecipare, e soprattutto con Virginia Raggi. Un passo indietro della sindaca in carica risolverebbe moltissimi problemi ma è fantapolitica. Meno irrealistica, ma non per questo probabile, la disponibilità a sorpresa della prima cittadina a correre per le primarie. Per il Pd sarebbe un grosso guaio: alte le chance di una sua vittoria.

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