Archive for the ‘Politica’ Category

M5S, Di Maio pronto a lasciare «Farò un annuncio importante»

mercoledì, Gennaio 22nd, 2020

di Emanuele Buzzi

M5S, Di Maio pronto a lasciare «Farò un annuncio importante»

Alle 10 di oggi il Movimento si prepara ad aprire una nuova pagina della sua storia. Luigi Di Maio ha convocato i ministri e i viceministri M5S a Palazzo Chigi, per una riunione che dovrebbe segnare una svolta. «Domani Di Maio farà un annuncio importante», confermavano ieri al Corriere fonti vicine al ministro. Si parla di dimissioni da capo politico, ma dall’inner circle filtrano anche ipotesi diverse. Il leader ha confidato — a chi ha avuto modo di parlare con lui — che quello che ha in mente riguarda il suo futuro, ma non solo. Un doppio filo con il Movimento.

Quello che sembra certo è che Di Maio faccia un passo di lato, mettendo fine alla stagione del capo politico e aprendo la strada a due scenari diversi. Il più accreditato nel Movimento vedrebbe il ministro dimissionario, con una reggenza affidata a Vito Crimi in quanto membro più anziano del Comitato di garanzia. Al congresso, poi, Di Maio sarebbe pronto ad appoggiare l’ala che si batte contro un’ingresso dei pentastellati nel fronte riformista. Il leader sarebbe pronto a rimanere dimissionario anche dopo la kermesse di marzo: un modo per spingere il Movimento a compattarsi, ma che potrebbe portare a una situazione simile a quella che si è prodotta alla Camera, con i Cinque Stelle che prima accusavano il leader di verticismo che poi non sono stati in grado per tre mesi di eleggere un capogruppo.

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Prescrizione, la sfida di Bonafede per chiudere i processi in tre anni

martedì, Gennaio 21st, 2020

di LIANA MILELLA

ROMA – Un processo penale intero in soli 4 anni, e, entro due anni quando la riforma andrà a regime, addirittura in 3 anni. Per ora un anno in primo grado, due in appello e uno in Cassazione. E poi, tra due anni, un solo anno per ogni grado di giudizio. Quindi 3 anni. È questa la proposta che il Guardasigilli Alfonso Bonafede presenterà oggi al tavolo sulla giustizia in programma a palazzo Chigi alle 17. Una vera rivoluzione dei tempi che dovrebbe spegnere le polemiche sull’entrata in vigore della, prescrizione dopo il primo grado, ma solo per chi viene assolto.

“Prima delle regionali di domenica prossima in Emilia e Calabria dobbiamo per forza chiudere questo tormentone della giustizia”. È questa la battuta che, dalla mattina, circola con più insistenza tra Pd e M5S in vista dell’ennesimo vertice, ormai il quarto dalla nascita del governo giallorosso. Il premier Conte è deciso a chiudere una volta per tutte la partita della prescrizione, aperta tra i due partiti senza esclusione di colpi: “Confido che si possa trovare finalmente la piena condivisione” ha detto in mattinata il premier. Come la conferenza stampa post natalizia – era il 27 dicembre – in cui il Pd ha presentato un suo disegno di legge, “un’assicurazione sulla vita” l’aveva definito l’ex ministro della Giustizia e oggi vice segretario del Pd Andrea Orlando, che si opponeva alla prescrizione del Guardasigilli Alfonso Bonafede destinata a entrare in vigore soltanto quattro giorni dopo.

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Il blue monday del governo

martedì, Gennaio 21st, 2020

“Il governo non cadrà, con il Pd lavoriamo bene”. Luigi Di Maio ostenta tranquillità e sicurezza. Nonostante Matteo Renzi si sia messo in assetto da picconatore. Italia viva ha presentato oltre cento emendamenti al decreto Milleproroghe. I due più pesanti sono un colpo di spugna sulla prescrizione grilline e alle nuove regole per le concessioni autostradali. Non roba di poco conto, anzi. Sulla quale si potrebbe saldare un asse con le opposizioni molto pericoloso per il governo. Ostenta tranquillità e sicurezza anche dopo aver visto l’intervista di Graziano Delrio. Il capogruppo del Pd ha tirato un sasso nello stagno blu che è diventato il governo nell’ansia di rimanere immobile per non creare ripercussioni sul voto in Emilia Romagna. “Il governo non cadrà”, ha risposto al Corriere della Sera, all’unisono con il leader M5s. Ma la consonanza, anche con buona parte degli esponenti del suo partito, Nicola Zingaretti in primis, e con il presidente del Consiglio finisce qui. “Non potremmo di certo far finta di nulla”, aggiunge infatti l’ex ministro. E avverte: “Ci saranno problemi, ci sarebbero ovviamente tantissime ripercussioni su tutti i fronti”.

Come gridare in piazza che il re è nudo. Senza per questo scomodare il re, anzi, i diversi re sparsi nella marmellata giallorossa, la cui narrazione pubblica continua a minimizzare, a buttare la polvere sotto il tappeto. Ma tutto il governo vive ore di ansia, che si protrarranno fino ai risultati da Bologna e dintorni di domenica notte. Nelle stanze dell’esecutivo si ragiona già sul come e quanto. Dice una fonte di governo sponda Nazareno: “Se Stefano [Bonaccini, ndr] vince, nessun problema. Se perde di un soffio o di poco tiriamo avanti. Se prende una sveglia rischiamo grosso”. Dove per “sveglia” si intende un risultato dai 5 punti percentuali in più di distacco.

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Borgonzoni: «Chi mi attacca è maschilista». La sfida di Lucia ai «comunisti»

martedì, Gennaio 21st, 2020

BOLOGNA Lucia Borgonzoni ha in testa un’idea meravigliosa. «Se scrive una cosa del genere, i suoi colleghi comunisti, quindi tutti o quasi, le tolgono il saluto». La candidata leghista del centrodestra è troppo giovane, beata lei, per sapere l’effetto che fa entrare al suo seguito alla Cesare Ragazzi Laboratories, azienda di eccellenza nel campo tricologico, che ormai porta solo il nome del baffuto fondatore nonché personaggio televisivo di culto negli anni Ottanta. In compenso, ha una tendenza a vedere rosso quasi ovunque, anche se spesso scherza nel farlo notare, come fosse un tormentone.

Lasciare parlare gi altri

Siamo a Zola Predosa, zona industriale, uno dei tanti scrigni produttivi dell’Emilia-Romagna. Il quartier generale della Faac, il colosso di automazione per cancelli e barriere ora di proprietà della curia, è proprio qui accanto. Nel settembre del 2015, quando correva come sindaca di Bologna, Borgonzoni manifestò con Matteo Salvini davanti a quei cancelli. «La gente ci passava davanti che sembravamo invisibili, che avessimo la peste addosso, non ci filava nessuno — ricorda —. Oggi le aziende non si vergognano, e fanno la fila per invitarci, non so più dove mettere gli appuntamenti». Stefano Ospitali, amministratore delegato della Cesare Ragazzi, una cosa da 120 punti di rinfoltimento dei capelli in 25 Paesi diversi, altro che le televendite degli anni ruggenti, la guida nei laboratori dove le operaie, sono in prevalenza donne, cuciono le parrucche.

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Gregoretti, la corsa a ostacoli prima di una sentenza: tra iter del Parlamento e giudizi nei tribunali

martedì, Gennaio 21st, 2020

Ammesso e non concesso che tutto vada come improvvisamente lui ha deciso che debba andare (almeno a parole), prima di poter scrivereLe mie prigionisul caso «Gregoretti» Matteo Salvini dovrà aspettare ancora un po’. Perché l’auspicata autorizzazione a procedere concessa dal Senato non varrebbe un arresto né una condanna, così come il voto in Giunta di ieri sera. Dopo il clamoroso e per certi versi grottesco capovolgimento di fronti dovuto alla scelta aventiniana della maggioranza di ritirarsi al momento del voto, per protestare non tanto contro la propaganda dell’ex ministro ma contro le asserite «forzature» dei presidenti del Senato e della Giunta, si apre la partita dell’Aula. Che dovrà riunirsi e deliberare entro il 17 febbraio.

A prescindere dalle strumentalizzazioni del procedimento giudiziario avviato, e dalla zoppicante coerenza con ciò che è stato detto fin qui sul presunto sequestro di 131 migranti trattenuti cinque giorni a bordo della nave militare Gregoretti (e di quel che gli stessi partiti fecero un anno fa, nel caso analogo della Diciotti), il Senato dovrebbe dibattere e decidere sul merito della richiesta avanzata dal tribunale dei ministri di Catania. Che per legge non può occuparsi di «stupratori, spacciatori e mafiosi», come reclama Salvini nei suoi comizi, ma è chiamato a verificare, appunto, ipotetici reati ministeriali.

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Emilia Romagna, Bonaccini a Tgcom24: “Campagna surreale, non ho un avversario | La Borgonzoni? Sparita”

martedì, Gennaio 21st, 2020

“E’ una campagna elettorale surreale perché non ho un avversario, la Borgonzoni è stata completamente sostituita da Salvini ma lui è un ospite, dal 27 gennaio qui non lo vedrà più nessuno, invece questa è casa mia”, parole del governatore e candidato per il centrosinistra alla guida dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini a “Fatti e Misfatti” di Paolo Liguori. 

“Trovo poco rispettoso nei confronti degli emiliani – aggiunge –  che questa campagna sia spostata tutta sul nazionale, senza parlare di programmi e di misure necessarie per la regione. Non credo che il voto del 26 gennaio possa influenzare il governo Conte.  Sto cercando di fare una camopagna che parli a tutti, anche perché gli elettori sulla scheda non trovano il nome di Salvini o Zingaretti, ma il mio e quella della Bergonzoni”. 

Per Bonaccini, inoltre, è “poco dignitoso che si candidi una donna e poi la si cancelli dalla campagna”. E ancora: “Avrei voluto più confronti pubblici con lei – dice – ma li ha rifiutati”. 

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Nave Gregoretti, oggi il voto. Salvini: pronto alla prigione. Pd e M5S all’attacco

lunedì, Gennaio 20th, 2020

Roma, 20 gennaio 2020 – “Processatemi“, chiede a gran voce Matteo Salvini, che invita anche i suoi a votare sì, oggi alle 17, in Giunta delle Immunità al Senato per l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Interno. L’accusa è di sequestro di persona per il blocco della nave Gregoretti. La maggioranza di governo potrebbe scegliere di disertare il voto e intanto da Pd e M5S arriva un attacco concentrico – se pur con toni diversi – al leader leghista. Che va avanti per la sua strada e a margine di un’iniziativa elettorale della Lega a Comacchio risponde così a una domanda sul caso: “Guareschi diceva che ci sono momenti in cui per arrivare alla libertà bisogna passare dalla prigione. Siamo pronti, sono pronto”.

Zingaretti: garantista per se stesso, per gli altri…

Per prima s’alza la voce del leader dem Nicola Zingaretti, che attacca: “Salvini fa un uso politico della giustizia“. Ai microfoni di Rtl 102.5, il segretario del Pd spiega: “Quella della Gregoretti è una vicenda solo giudiziaria, ma lui pretende l’impunità. Salvini sta usando un tema della giustizia per motivi politici e personali”. In che senso? “Lo ha fatto col caso Diciotti, lo ha fatto quando è ‘fuggito’ dal Parlamento malgrado il Presidente lo chiamasse per chiedere la sua opinione sul ‘Russiagate‘, e sta costruendo intorno a una vicenda, che dovrebbe essere solo giudiziaria, un battage politico perché pretende l’impunità”. 

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Sardine, la grande festa (e la paura): «Noi alternativi al sovranismo»

lunedì, Gennaio 20th, 2020

di Marco Imarisio

Sardine, la grande festa (e la paura): «Noi alternativi al sovranismo»

BOLOGNA — Quest’anno il Primo maggio è caduto il 19 gennaio. Non era Roma, ma Bologna, non era la Festa del lavoro ma quella delle Sardine. E si trattava pur sempre di un concertone, di un evento identitario, almeno trentamila persone, tanta gente che da tempo aspettava di tornare a sentirsi parte di qualcosa. «Siete la nostra scintilla» recitava uno striscione retto da una signora giunta da Trento. La città è la stessa di quel 14 novembre, quando tutto cominciò, con un flash mob organizzato da un gruppo di sconosciuti. Ma se allora fu un debutto, con tutta l’ingenuità e l’effetto dirompente che comportò, quello di ieri è stato un rito, una consacrazione da celebrare tra amici, tra gente che in qualche modo si riconosce, che non deve certo essere convinta nella scelta di campo. Esserci, anche come gesto di scaramanzia, perché le paure si esorcizzano meglio sentendosi moltitudine. E di paura tra il pubblico, ieri, ce n’era davvero tanta.

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M5S, Di Battista pronto a lanciare la sua proposta. In 15 verso la sospensione

lunedì, Gennaio 20th, 2020

di Emanuele Buzzi

M5S, Di Battista pronto a lanciare la sua proposta. In 15 verso la sospensione

Alessandro Di Battista in metropolitana a Teheran

Oggi è il giorno in cui si apriranno ufficialmente le danze per i nuovi equilibri nel Movimento. La scelta dei facilitatori regionali e dei candidati governatori per Liguria, Toscana e Puglia apre di fatto la stagione degli scontri in seno al Movimento tra l’ala di chi vorrebbe un disegno in seno all’area riformista e chi preferisce — come Luigi Di Maio — puntare sulla «terza via», ossia essere un soggetto alternativo a destra e sinistra, un ago della bilancia da cui gli altri partiti non potranno prescindere. Ma il Movimento che sarà è tutto in via di definizione. E non solo per i ruoli o la struttura. Con il capo politico pronto a fare un passo indietro da tesoriere e a lanciare una gestione collegiale. C’è chi tra i big vede negli Stati generali la possibilità di discutere di tutto, perfino di un totem come Beppe Grillo: «Dovremmo parlare della linea, del capo politico e del garante».

Altre proposte stanno per essere messe in campo. Alessandro Di Battista — rispondendo ai commenti su Instagram a una foto che lo ritrae sulla metropolitana di Teheran — assicura: «Torno presto. Giuro». E aumentano le voci sul fatto che presenterà anche lui una proposta politica in vista della manifestazione di marzo. L’ex deputato nei giorni scorsi era intervenuto nel dibattito ricordando come lui abbia sempre mantenuto una sua indipendenza di pensiero criticando — a seconda delle motivazioni e del momento — gli alleati di governo: prima la Lega, poi il Pd.

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Delrio: vinciamo noi in Emilia-Romagna. Ma se si perde ci saranno problemi

lunedì, Gennaio 20th, 2020

Presidente Delrio, le Sardine hanno riempito la piazza di Bologna. Non teme il paradosso reso celebre da Pietro Nenni, «piazze piene, urne vuote»?
«Sinceramente no. Le Sardine si stanno dimostrando un grande valore aggiunto per tutti noi. C’è gente nuova che si sta avvicinando alla politica e lo sta facendo grazie a questi ragazzi. Mi lasci dire che non ci sono solo le facce nuove; queste piazze stanno facendo riscoprire la voglia di partecipare a tanti che l’avevano persa».

Quando può valere l’«effetto Sardine» sul voto di domenica prossima?
«Penso che potrebbe rivelarsi decisivo per la vittoria di Stefano Bonaccini».

Nel senso che senza di loro si sarebbe perso sicuro?
«Diciamola così: sono certo che l’effetto di questa straordinaria partecipazione, che va avanti ormai da due mesi, si vedrà forte e chiaro nella vittoria del centrosinistra in Emilia-Romagna, domenica prossima».

A una settimana dal voto, non c’è nulla che permetta di escludere a priori la vittoria di Lucia Borgonzoni, e quindi di Matteo Salvini. Che cosa succede se perdete?
«Guardi, a me non va proprio di fare la parte dell’ipocrita, la figura di quello che dice che se perdiamo in Emilia-Romagna sarà tutto come prima. Perché non è così. Certo, il voto è comunque locale e non nazionale, si vota sul rinnovo dei vertici di una regione e non dell’intero Paese. Ma non possiamo nasconderci: se si perde ci saranno problemi».

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